Detrazione degli interessi passivi sul mutuo, il contributo unificato in caso di appello tributario, ulteriori chiarimenti sul regime dei contribuenti minimi, imposta di bollo sui conti correnti bancari

QUESITO N. 1: Detrazione interessi passivi
Viene acquistato da un genitore un appartamento che viene in testato al figlio per il 96% (prima casa) e la restante parte viene intestata tra la moglie e il marito (che l’acquista). Il figlio è uno studente universitario senza reddito, e quindi a carico. Lo stesso ha trasferito la residenza nell’appartamento acquistato. Può il genitore detrarre gli interessi passivi dalla prossima dichiarazione dei redditi?
 
RISPOSTA
La detraibilità degli interessi passivi su mutui ipotecari per l’acquisto della prima casa è indissolubilmente legata al concetto di abitazione principale.
Nella situazione prospettata, ricorrono i presupposti (dando per scontata la presenza delle ulteriori condizioni che sono previste dalla lettera b dell’articolo 15 del TUIR) della comproprietà e della cointestazione del contratto di mutuo affinché il genitore possa detrarre gli interessi passivi derivanti dal contratto di mutuo per l’acquisto dell’immobile destinato all’abitazione principale del figlio.
Le condizioni necessarie affinché possa configurarsi il diritto al beneficio della detrazione sono:

gli interessi, gli oneri e le quote di rivalutazione, devono riferirsi a contratti di mutuo;

il mutuo deve essere assistito da garanzia;

il soggetto erogante il mutuo deve essere residente o avere una stabile organizzazione in Italia;

l’immobile sia adibito ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto. La condizione di dimora abituale deve sussistere nel periodo d’imposta per il quale si chiedono le detrazioni, con eccezione delle variazioni di domicilio dipendenti da trasferimenti per motivi di lavoro;

l’acquisto dell’immobile deve avvenire entro un anno antecedente o successivo alla stipulazione del contratto di mutuo ipotecario;

il soggetto che intende fruire del beneficio fiscale, deve possedere due requisiti, e cioè di essere contemporaneamente:

intestatario del contratto di mutuo;

acquirente dell’immobile.

La detrazione spetta al contribuente che ha acquistato la casa ed è titolare del contratto di mutuo, anche se l’immobile è adibito ad abitazione principale di un suo familiare. Ad esempio, se i genitori acquistano a proprio nome una casa per un figlio, stipulando un contratto di mutuo ipotecario, tali soggetti potranno beneficiare della detrazione.
Nel caso specifico, il contribuente (genitore) può avvantaggiarsi del beneficio della detrazione solo in relazione alla quota di interessi formalmente sostenuta, che deve quantificarsi in ragione di un terzo del mutuo a causa della triplice intestazione dello stesso, fermo restando comunque il limite complessivo di 4.000 euro sul quale proporzionarla.
 
QUESITO N. 2: Contributo unificato per appello incidentale
Sono in procinto di proporre appello incidentale e il valore della controversia è di 180 mila euro (contributo unificato di 500 euro in quanto rientra nello scaglione da 75 mila euro a 200 mila euro). L’Amministrazione finanziaria ha appellato la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale per un valore di 100 mila euro “prenotando a debito” 500 euro di Contributo unificato. Se deposito l’appello incidentale per 80 mila euro, il C.U. è dovuto anche se la sua misura corrisponde esattamente all’importo già versato per l’appello principale (500 euro) e se dalla somma del valore dei due appelli non scaturisce un aumento di valore della causa?
 
RISPOSTA
Prima di rispondere al quesito, è necessario fare una brevissima premessa. Per i giudizi di secondo grado, il valore della controversia si identifica con il contenuto della sentenza. In particolare, qualora la pronuncia della CTP abbia accolto o respinto in toto il ricorso in primo grado, il valore della lite in appello sarà pari a …

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