Le fatture mediche false determinano il reato di dichiarazione fraudolenta

Con sentenza n. 46785 del 19 dicembre 2011 (ud. 10 novembre 2011) la Corte di Cassazione Penale, Sez. III, ha ritenuto che ricorre il reato di dichiarazione fraudolenta – art.2, del D.Lgs. n. 74/2000 – nell’ipotesi in cui il contribuente indichi in dichiarazione, ai fini della detrazione, fatture mediche false.

 

Il fatto

L’ordinanza impugnata ha osservato in punto di fatto che le condotte di frode fiscale oggetto di indagine risultano commesse mediante la falsa dichiarazione di avere sostenuto spese mediche, per le quali spetta la detrazione IRPEF del 19%, con allegazione di fatture o documenti equipollenti materialmente falsi (apparentemente emessi da cliniche private).

In punto di diritto, in estrema sintesi, l’ordinanza ha affermato che “la fattispecie di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 2 è configurabile solo nell’ipotesi di utilizzazione di fatture ideologicamente false, mentre l’ipotesi della utilizzazione di documentazione materialmente falsa deve essere sussunta nella fattispecie di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 3, che punisce la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, ovvero in quella della dichiarazione infedele di cui all’art. 4”, e nei casi oggetto di indagine non risulta superata la soglia di imposta evasa necessaria perchè la condotta acquisti rilevanza penale.

Avverso l’ordinanza ha proposto ricorso il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale, denunciando violazione ed errata applicazione dell’art. 2, del D.Lgs. n. 74 del 2000, e dell’art. 322-ter c.p., sostenendo l’opposta tesi della configurabilità della dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti sia nell’ipotesi dell’utilizzazione di documenti ideologicamente falsi che di documenti materialmente falsi. “Ciò che rileva, nella sostanza, è l’inesistenza della operazione economica riportata nella dichiarazione dei redditi o ai fini IVA, mentre l’operazione inesistente può essere attestata sia creando ex novo un documento falso, sia utilizzando un documento ideologicamente falso emesso da altri a favore dell’utilizzatole”.

 

La sentenza

La Corte ha ritenuto fondato il ricorso. “E’ stato di recente affermato da questa Suprema Corte, con specifico riferimento alla questione di diritto controversa, che ‘Integra il reato di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 2, comma 1, e non già la diversa fattispecie di cui all’art. 3, l’utilizzo, ai fini dell’indicazione di elementi passivi fittizi, di fatture false non solo sotto il profilo ideologico, in riferimento alle operazioni inesistenti ivi indicate, ma anche sotto il profilo materiale, perchè apparentemente emesse da ditta in realtà inesistente’ (sez. 3′, 9.2.2011 n. 9673, Chen, RV 249613)”.

La Corte ha, quindi, condiviso il citato indirizzo interpretativo, “che trova conforto in un altro precedente, anche se relativo a fattispecie in parte diversa (sez. 3′, 7.2.2007 n. 12284, Argento, RV 236812)”.

L’art. 2, del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74 – “Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” -, punisce chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi passivi fittizi.

La definizione di fatture o altri documenti è contenuta nell’art. 1, c. 1, lett. a, del medesimo decreto legislativo, il quale recita: “per fatture o altri documenti per operazioni inesistenti si intendono le fatture o gli altri documenti aventi rilievo probatorio analogo in base alle norme tributarie, emessi a fronte di operazioni non realmente effettuate in tutto o in parte o che indicano i corrispettivi o l’imposta sul valore aggiunto in misura superiore a quella reale, ovvero che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi”.

Per la Suprema Corte, “appare evidente che gli elementi qualificanti tale definizione sono da un lato…

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