Contabilità parallela e contabilità ufficiale

Premessa

Per il caso della contabilità “in nero”, che potrebbe essere tenuta su un brogliaccio, su agende calendario, block notes, matrici di assegni, estratti di conti correnti bancari, ma anche su supporti informatici, quali ad esempio un floppy disk, un cd, una pen drive, è maturato un preciso orientamento della giurisprudenza del giudice di legittimità che analizziamo con il presente contributo.

 

Accertamento

Il ritrovamento di scritture extracontabili costituisce un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, atto a supportare l’effettiva esistenza delle operazioni annotate (Cassazione sentenza n. 25101 del 13 ottobre 2008). L’esistenza di contabilità parallela in nero, anche se tenuta in modo approssimativo o scarsamente intelligibile, fa scattare la prova presuntiva di maggiori ricavi: questi costituiscono il presupposto per l’applicazione del metodo analitico-induttivo che può essere posto a base dell’accertamento fiscale (Cass. civ. Sez. V, 15-06-2011, n. 13061; Corte di Cassazione sentenza n. 10390 del 12 maggio 2011). Il ritrovamento da parte della Guardia di Finanza in locali diversi da quelli societari di una contabilità parallela a quella ufficialmente tenuta dalla società sottoposta a verifica fiscale legittima, di per sé ed a prescindere dalla sussistenza di qualsivoglia altro elemento, la rettifica della dichiarazione sulla base di accertamento induttivo (nello stesso senso, Cass. n. 10137/2010, n. 21975/2009, n. 27061/2006, n. 11459/2001).E’ valido l’accertamento induttivo basato sulla documentazione extracontabile, tra cui alcune agende contenenti l’annotazione di spese di diversa natura attinenti l’economia familiare, rinvenuta dalla polizia giudiziaria (Cassazione sentenza n. 3952 del 18 febbraio 2011). In tema di reddito di impresa, il ritrovamento da parte dell’amministrazione finanziaria di una “contabilità parallela a quella tenuta ufficialmente legittima, di per sè ed a prescindere dalla sussistenza di qualsiasi altro elemento, la rettifica della dichiarazione ai sensi dell’art. 39 D.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, restando impregiudicata la verifica in sede contenziosa della concreta riscontrabilità, nella cennata documentazione, dei requisiti suscettibili di configurare i presupposti per l’esercizio, da parte dell’amministrazione medesima, del potere di accertamento. (Sulla base del principio di cui in massima, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata, la quale aveva invece escluso che l’agenda – calendario rinvenuta dalla polizia tributaria presso il contribuente, indicante la realizzazione di operazioni plurime e ripetute non risultanti dalle scritture contabili ufficialmente tenute, potesse di per sè assumere rilevanza fiscale ai fini della rettifica senza il corredo di altri documenti contabili (Cass. civ. Sez. V, 06-09-2001, n. 11459). Il ritrovamento, da parte della Guardia di Finanza, in locali diversi da quelli societari, di una “contabilità parallela” a quella ufficialmente tenuta dalla società sottoposta a verifica fiscale legittima, di per sé, e da prescindere dalla sussistenza di qualsivoglia altro elemento, il ricorso al cosiddetto accertamento induttivo di cui all’art. 39, secondo e terzo comma, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Cass. civ. Sez. V, 20-12-2003, n. 19598). Il ritrovamento, da parte della Guardia di Finanza, di una “contabilità parallela” a quella ufficialmente tenuta dalla società sottoposta a verifica fiscale legittima, di per sé ed a prescindere dalla sussistenza di qualsivoglia altro elemento, la rettifica della dichiarazione sulla base di accertamento induttivo e, “a fortiori”, legittima il ricorso al suddetto accertamento induttivo ai sensi dell’art. 39, secondo e terzo comma, del D.P.R. n. 600/1973 (Cass. civ. Sez. V Sent., 16-10-2009, n. 21975).

 

Onere probatorio

La presenza della contabilità in nero è un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza…

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