Autoveicoli in uso promiscuo a dipendenti e amministratori: disallineamento redditi-IVA immotivato

di Paolo Parisi

Pubblicato il 3 agosto 2021



La concessione in fringe benefit di autoveicoli in uso promiscuo al dipendente appare vantaggiosa sotto il profilo fiscale; tuttavia occorre prestare attenzione a diversi aspetti per il diverso allineamento fra disciplina IVA e imposte dirette. Puntiamo il mouse sugli aspetti più critici...

autoveicoli uso promiscuo dipendentiL’uso promiscuo degli autoveicoli da parte dei dipendenti è certamente una fattispecie di rilevante diffusione oltre che convenienza: tale soluzione conferisce, infatti, al concedente il diritto alla deduzione dei costi al 70% e addirittura la detrazione integrale dell’IVA assolta sugli acquisti (seppur con alcune distinzioni) nelle ipotesi in cui il fringe benefit venga fatturato e pagato dal dipendente utilizzatore.

Questi benefici sono però concessi previo rispetto di determinati adempimenti inerenti il rapporto con il dipendente utilizzatore, in particolare, la gestione del fringe benefit, ossia quel compenso in natura che si genera in capo a questi con riferimento all’utilizzo privato del veicolo.

Vale, inoltre, la pena di ricordare la rilevante differenza con la fattispecie di utilizzo promiscuo da parte dell’amministratore della società: malgrado il trattamento fiscale in capo all’utilizzatore risulti analogo a quello previsto per il dipendente (quindi tassazione forfetaria ai sensi dell’articolo 51 del TUIR per quanto riguarda il compenso in natura), nelle consolidate interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate si ritrae un trattamento fiscale in capo al concedente molto meno vantaggioso sia ai fini dell’imposizione diretta che ai fini IVA.

 

Autoveicoli in uso promiscuo: la disciplina ai fini delle imposte dirette

In occasione di una imminente riforma tributaria è, tra le altre, necessario riscrivere integralmente la disciplina relativa alla deducibilità dei costi degli autoveicoli di imprese e liberi professionisti che si fonda su concetti e valori fuori dal tempo: basti pensare che i costi sostenuti per la gestione del parco auto sono considerati, in linea generale, indeducibili nella misura dell’80% (per non parlare del ridicolo costo fiscalmente riconosciuto dell’autoveicolo) come a dire che quel costo è inerente all’attività dell’impresa nella misura del 20%.

Questi numeri, nel corso degli anni, hanno determinato nelle imprese una rivisitazione della “car policy” per ottenere una maggiore deducibilità privilegiando l’assegnazione in uso promiscuo delle autovetture al personale dipendente: purtroppo, assegnare l’autoveicolo a un dipendente o a un amministratore incontra una diversa quantificazione nella deducibilità dei costi.

Nel caso del dipendente i costi dell’autoveicolo assegnato sono deducibili nella misura del 70% mentre per l’autoveicolo assegnato all’amministratore i costi sono integralmente deducibili fino a concorrenza del fringe b