Le collaborazioni coordinate e continuative: una forma contrattuale di difficile applicazione

La collaborazione coordinata e continuativa, quale forma contrattuale autonoma che, per alcune caratteristiche, si avvicina al lavoro subordinato e che è qualificabile pertanto come parasubordinata, è caratterizzata da precisi confini che la differenziano rispetto al lavoro subordinato stesso, confini tracciati dal legislatore e modificati più volte fino ad arrivare all’attuale configurazione legislativa, che limita fortemente la liceità di tali collaborazioni, al punto da domandarsi se, nel concreto, queste esistano ancora.

Collaborazione coordinata e continuativa: i limiti di legge

Collaborazione coordinata e continuativa limitiIl d.lgs. 81/2015 all’art. 2, già aveva posto dei limiti alla collaborazione abrogando i contratti a progetto e prevedendo l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato a tutte quelle collaborazioni esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione fossero organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e ai luoghi di lavoro (cosiddetta etero-organizzazione).

[NdR: Sulla collaborazione coordinata e continuativa abbiamo pubblicato anche: “Attività dei Call Center e co.co.co.: si applicano le tutele del lavoro subordinato?” ]

 

Veniva così espresso il principio “semplice” per cui se il committente organizzava la prestazione del lavoratore indicandogli orario e luogo di lavoro, la subordinazione era facilmente ravvisabile in quelli che potrebbero essere definiti i cardini della subordinazione stessa.

Per applicare la disciplina del lavoro subordinato però era necessario che la collaborazione fosse anche esclusivamente personale e continuativa.

Tale disposizione non veniva applicata e la collaborazione era fatta salva ove il committente facesse applicazione degli accordi collettivi nazionali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale che prevedevano discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo delle collaborazioni stesse.[1]

Lo scorso anno il Jobs Act è stato però modificato e,[2] non solo al fine della riconduzione al lavoro subordinato è sufficiente che la prestazione sia prevalentemente personale e non più esclusivamente personale, ma cade il riferimento ai tempi e luoghi di lavoro, essendo sufficiente che le modalità di esecuzione della prestazione siano organizzate dal committente (principio di etero-organizzazione più stringente).

Di recente, è intervenuto l’Ispettorato Nazionale del Lavoro[3] al fine di fornire istruzioni per il corretto svolgimento dell’attività di vigilanza volta alla verifica della regolare applicazione della disciplina delle collaborazioni coordinate e continuative, stante l’estrema cavillosità della normativa e che in tale contributo si intende riportare.

 

I caratteri della etero-organizzazione

Come su indicato, ai fini dell’applicazione della disciplina del lavoro subordinato, è oggi necessario che la prestazione sia prevalentemente personale, continuativa, e le sue modalità di esecuzione siano organizzate dal committente.

Di fondamentale importanza è che questi tre requisiti ricorrano congiuntamente, in quanto in caso contrario, ovvero venga a mancare uno solo di tali caratteristiche, la collaborazione coordinata e continuativa potrà essere considerata genuina.

Venendo all’analisi di ogni singolo requisito, il fatto che la norma preveda che sia sufficiente la prevalenza della personalità della prestazione, piuttosto che la sua esclusività, ha parecchi risvolti dal punto di vista pratico, in quanto rientrano nella norma anche i collaboratori che svolgano la prestazione a favore del committente con l’ausilio di altri soggetti, nonché anche le prestazioni svolte mediante l’utilizzo di strumenti messi a disposizione dal committente.

La personalità

Il requisito della personalità non può dirsi escluso nemmeno nel caso in cui si inserisca, nel contratto di collaborazione, una clausola di sostituzione, in base alla quale il prestatore possa essere sostituito occasionalmente da altri soggetti, ovverosia la clausola non dovrà essere una mera indicazione ma nel concreto andrà verificata la praticabilità della sostituzione nonché gli strumenti attraverso i quali questa avvenga, rifacendosi a criteri obiettivi.

La continuità

Il secondo requisito, quello della continuità, si traduce nella ripetizione della prestazione lavorativa in un determinato arco temporale, oppure nell’interesse perdurante del committente al ripetersi della prestazione, cosicché la stessa…

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