La Cassazione sull'affrancamento del disavanzo di fusione

Le conseguenze fiscali di un’operazione di fusione sono complesse: in questo articolo analizziamo se, nel caso dell’affrancamento del disavanzo di fusione, vi siano rischi di incorrere nella contestazione di abuso del diritto

Affrancamento del disavanzo di fusione a rischio di elusione

affrancamento disavanzo fusione elusioneCon sentenza del 22 luglio 2020, n. 15583, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di parte erariale, risultante soccombente in secondo grado, in una causa in cui si contestava che l’operazione di affrancamento del disavanzo di fusione fosse a rischio di elusione.

In particolare, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto elusiva una riorganizzazione societaria complessa, portata a termine attraverso il trasferimento della partecipazione in una società italiana da parte di un soggetto italiano, con realizzo di una plusvalenza interamente tassata, ad una società finlandese, la quale, a sua volta, l’ha trasferita in capo ad una società italiana del medesimo Gruppo multinazionale.

Quest’ultima società, dopo avere acquisito il controllo nella società target, che nel frattempo aveva conferito ad una nuova società l’azienda, ha proceduto ad incorporarla.

L’Ufficio locale ha ritenuto l’operazione elusiva, in quanto la stessa sarebbe avvenuta senza valide ragioni economiche e sarebbe stata effettuata per godere della normativa di cui all’art. 6 del D.lgs. 358/1997, che prevedeva, a determinate condizioni, l’affrancamento gratuito del disavanzo di fusione.

ndR: Sull’argomento abbiamo pubblicato anche:

“L’accertamento di maggior valore di cessione degli immobili”]

“Affrancamento dei maggiori valori: conferimento di aziende, fusione, scissione”

 

Le conclusioni della Cassazione

La Suprema Corte ha ritenuto fondate le eccezioni dell’Ufficio, considerato che il complesso delle operazioni sopra indicate non ha evidenziato la sussistenza di ragioni economiche tali da poterne escludere la predisposizione in vista del solo conseguimento di un indebito risparmio d’imposta.

Secondo i giudici di legittimità, sarebbe evidente il carattere anomalo e “circolare” dell’operazione, atteso che vi sarebbe stato, da parte dei vertici del gruppo, un repentino mutamento dello schema operativo, motivato da diverse strategie imprenditoriali, il quale, però, avrebbe portato al risultato finale che l’assetto sociale del gruppo, prima e dopo le complesse operazioni poste in essere, fosse sostanzialmente coincidente con quello iniziale.

Le conclusioni a cui arriva la Corte di Cassazione non sono condivisibili per i seguenti motivi.

Prima di procedere, è però, necessario ricordare che, nel caso in esame, l’eccezione di elusività si è basata sul fatto che, attraverso l’operazione, si è generato un disavanzo di fusione, il quale è stato utilizzato per la rivalutazione di un marchio, facente parte del patrimonio dell’incorporata, senza pagamento dell’imposta sostitutiva, secondo quanto previsto dall’ articolo 6 del D.lgs. n. 358/1997, con conseguente deduzione in capo alla conferitaria, nel frattempo divenuta proprietaria del suddetto “asset”, delle quote di ammortamento.

Tale disposizione prevedeva di assoggettare ad imposta sostitutiva i maggiori valori dei beni, sorti a seguito di alcune operazioni straordinarie, tra cui la fusione, oppure, in determinati casi, di renderli fiscalmente rilevanti senza il versamento di alcuna imposta.

L’articolo 6, comma 2, lettera b), del suddetto DLgs. 358/1997, infatti, riconosceva la rilevanza fiscale dei cosiddetti disavanzi da annullamento nei limiti in cui la società incorporante poteva dimostrare che il maggior costo contabilizzato corrispondeva a un valore che avesse formato il reddito dell’impresa residente presso cui essa aveva in precedenza acquistato le quote ([1]).

L’istituto de quo si limitava a salvaguardare il valore della partecipazione annullata a seguito della fusione per evitare una doppia tassazione economica, qualora le relative cessioni avevano concorso a formare l’imponibile dell’impresa cedente, o avevano scontato l’imposta sostitutiva in sede di cessione delle medesime.

Pertanto, il legislatore ha introdotto tale normativa con il riconoscimento del valore fiscale del…

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