Accesso alle scritture contabili: termine dilatorio da rispettare

La Cassazione si esprime sull’accertamento a tavolino: l’accertamento effettuato presso il depositario delle scritture contabili è nullo se emesso prima dei 60 giorni. Analisi di un reale caso di giurisprudenza .

Accesso alle scritture contabili  termine dilatorio da rispettareIn tema di accertamento “c.d. a tavolino” effettuato presso il depositario delle scritture contabili, l’avviso di accertamento emesso prima dei sessanta giorni è nullo,

Pertanto l’avviso di accertamento emesso prima dello scadere del termine di cui all’art. 12, comma 7, D lgs n. 212/2000 è invalido atteso il mancato rispetto del generale obbligo del contraddittorio tra fisco e contribuente.

Tale principio è contenuto nella recente sentenza n. 5254/2020 della Cassazione da cui emerge che l’accesso presso il depositario delle scritture contabili, mandatario del contribuente, è assimilato all’accesso presso la sede della società.

 

Accesso alle scritture contabili: normativa

Le disposizioni contenute nell’art. 12 della legge n. 212 del 2000 (c.d. Statuto del contribuente), sono finalizzate a garantire il confronto tra il l’amministrazione finanziaria e il contribuente prevedendo, in particolare, quanto previsto dal comma 7 ossia il diritto del contribuente, sottoposto a verifica fiscale, di presentare all’ufficio, entro il termine di sessanta giorni, osservazioni e richieste, che dovranno essere valutate dall’ufficio finanziario.

L’accertamento non può essere emesso, quindi, prima della scadenza di detto termine, fatta eccezione per situazioni di particolare e motivata urgenza.

Tale disposizione non prevede alcuna sanzione in caso di violazione, prevedendo una forma di contraddittorio differito rispetto alla verifica ovvero un contraddittorio preventivo da svolgere subito dopo il processo verbale e prima dell’emissione dell’accertamento.

Premesso che l’atto impositivo deve avvenire nel rispetto del principio del contraddittorio di cui all’art. 24 Costituzione, tale disposizione costituisce concreta attuazione dei principi di collaborazione e buona fede legati alla diretta applicazione di principi costituzionali (buon andamento e imparzialità) e di quelli di natura comunitaria (cfr. Corte di Giustizia, causa C-276/12 e C-349/07), per cui il mancato rispetto del termine in esame determina la sanzione di invalidità dell’atto.

Le norme contenute nell’art. 12, comma 7, legge n. 212/2000, nel prevedere che l’avviso di accertamento non possa essere emanato prima della scadenza di tale termine, fatta eccezione per i casi di “particolare e motivata urgenza” , prevede un termine per l’esercizio dell’azione amministrativa piuttosto che un mero obbligo di motivazione circa l’emissione anticipata dell’atto impositivo.

 

Il caso di studio

Nella fattispecie in esame la società contribuente, esercente attività immobiliare, aveva impugnato alcuni avvisi di accertamento e i ricorsi erano stati accolti sia in primo che secondo grado.

In particolare, i giudici tributari di appello hanno confermato l’invalidità dell’avviso di accertamento in quanto emesso prima ante tempus ossia dello scader del termine dilatorio di sessanta giorni previsto dall’art. 12, comma 7, del D Lgs n. 546/92.

L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione invocando la legittimità dell’avviso di accertamento ma non giustificando la gravità della condotta lesiva posta in essere dalla società.

 

Obbligo di contraddittorio procedimentale

La Corte ha ritenuto che in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali grava sull’amministrazione finanziaria un obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale la cui violazione comporta l’invalidità dell’atto, purché il contribuente abbia indicato in concreto le ragioni, esclusivamente per i tributi armonizzati e non per quelli non armonizzati.

Nel caso specifico i giudici hanno accertato che gli avvisi sono stati emessi a seguito di accesso presso il soggetto depositario delle scritture contabili, mandatario del contribuente che è assimilabile all’accesso presso la società.

In virtù del disposto dell’art. 52, comma 1, del Dpr n. 633/1972,non sono richieste particolari formalità per…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it