Processo verbale di verifica, solo in caso di accessi (non per accertamenti "a tavolino")

In tema di accertamento tributario il processo verbale di verifica e di chiusura delle operazioni è richiesto solo nel caso di accesso diretto ad acquisire documentazione e non in caso di accertamento “c.d. a tavolino”. Il principio è confermato da una recente sentenza della Corte di Cassazione, che andiamo ad analizzare in questo articolo.

In tema di accertamento tributario il processo verbale di verifica e di chiusura delle operazioni è richiesto solo nel caso di accesso diretto ad acquisire documentazione e non in caso di accertamento “c.d. a tavolino”.

Il principio è contenuto nella recente sent. n. 582/2019 Cassazione, da cui emerge che il verbale è sempre necessario, anche di mera acquisizione di documentazione, in cui risultino le rilevazioni eseguite, le richieste fatte al contribuente e le relative risposte.

Presupposti normativi

L’art. 12 legge n. 212/2000 (c.d. Statuto del contribuente) al comma 7 stabilisce il diritto del contribuente, sottoposto a verifica fiscale, a presentare all’ufficio, entro il termine di sessanta giorni, osservazioni e richieste che dovranno essere valutate dallo stesso ufficio impositore.

L’accertamento non può essere emesso, quindi, prima della scadenza di tale termine, eccezion fatta per situazioni di particolare e motivata urgenza; non è applicabile sanzione in caso di violazione, ma è prevista una forma di contraddittorio differito rispetto alla verifica ovvero un contraddittorio preventivo da svolgere subito dopo il processo verbale e prima dell’emissione dell’accertamento.

Tale disposizione costituisce una concreta attuazione dei principi di collaborazione e buona fede legati alla diretta applicazione di principi costituzionali (buon andamento e imparzialità) e di quelli comunitari (causa C-276/12 e C-349/07 – Corte di Giustizia,), per cui il mancato rispetto del termine in esame determina la sanzione di invalidità dell’atto (Cass., SS.UU,. n. 18134/2013).

Il processo verbale  è, in sostanza, un atto endoprocedimentale con cui vengono chiuse le operazioni di verifica; ha natura giuridica di atto pubblico che fa piena prova fino a querela di falso in ordine alla provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha sottoscritto. Il PVC, che deve contenere l’indicazione delle persone intervenute, le dichiarazioni ricevute e tutte le circostanze di tempo e di luogo  relativi agli atti che documenta, deve essere letto e ne deve essere rilasciata copia al soggetto passivo.

Nel caso specifico

Nel caso di specie la società contribuente ha impugnato alcuni avvisi di accertamento emessi dall’ufficio per la ripresa a tassazione di Irpef e altri tributi. La Commissione tributaria provinciale respingeva il ricorso, mentre la CTR annullava tali avvisi ritenendo che il verbale di accesso ai locali dell’impresa fosse da considerare nullo in quanto emesso senza la preventiva consegna del verbale di chiusura delle operazioni, precludendo in tal modo ai contribuenti di venire a conoscenza delle conclusioni dell’Ufficio e di formulare eventuali osservazioni e richieste, con la conseguenza del mancato rispetto del termine dilatorio di sessanta giorni di cui all’art. 12, comma 7, legge n. 212/2000.

La Corte ha affermato che in materia di garanzie del contribuente sottoposto a verifica fiscale, l’art. 52 del Dpr n. 633/1972 prevede la redazione del processo verbale delle operazioni di accesso o ispezione nei locali dell’impresa, compresi gli atti di accesso diretti alla raccolta di documentazione, decorrendo il termine di sessanta giorni dal rilascio di copia del predetto verbale.

In tema di accertamento tributario il citato art.. 52 richiede la redazione del verbale di verifica e di conclusione delle operazioni solo nei casi di accesso finalizzato all’acquisizione di documentazione, e non anche in quello di accertamenti documentali c.d. “a  tavolino”, redatti in modo autonomo dall’Amministrazione finanziaria nei propri uffici.

I giudici hanno chiarito che l’art. 12, comma 7, legge n. 212/2000 non prevede alcuna distinzione tra verbale di chiusura di operazioni di controllo o di mero accesso diretto ad acquisire documentazione, risultando arbitrario applicare il termine di 60 giorni distinguendo a seconda del tipo di operazione posta in essere (Cass. n.15624/2014). Pertanto, la…

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