Processo verbale di verifica, solo in caso di accessi (non per accertamenti “a tavolino”)

di Davide Di Giacomo

Pubblicato il 14 maggio 2019



In tema di accertamento tributario il processo verbale di verifica e di chiusura delle operazioni è richiesto solo nel caso di accesso diretto ad acquisire documentazione e non in caso di accertamento “c.d. a tavolino”. Il principio è confermato da una recente sentenza della Corte di Cassazione, che andiamo ad analizzare in questo articolo.

In tema di accertamento tributario il processo verbale di verifica e di chiusura delle operazioni è richiesto solo nel caso di accesso diretto ad acquisire documentazione e non in caso di accertamento “c.d. a tavolino”.

Il principio è contenuto nella recente sent. n. 582/2019 Cassazione, da cui emerge che il verbale è sempre necessario, anche di mera acquisizione di documentazione, in cui risultino le rilevazioni eseguite, le richieste fatte al contribuente e le relative risposte.

Presupposti normativi

L’art. 12 legge n. 212/2000 (c.d. Statuto del contribuente) al comma 7 stabilisce il diritto del contribuente, sottoposto a verifica fiscale, a presentare all’ufficio, entro il termine di sessanta giorni, osservazioni e richieste che dovranno essere valutate dallo stesso ufficio impositore.

L’accertamento non può essere emesso, quindi, prima della scadenza di tale termine, eccezion fatta per situazioni di particolare e motivata urgenza; non è applicabile sanzione in caso di violazione, ma è prevista una forma di contraddittorio differito rispetto alla verifica ovvero un contraddittorio preventivo da svolgere subito dopo il processo verbale e prima dell’emissione dell’accertamento.

Tale disp