Il concordato preventivo nella prospettiva della continuità aziendale

di Maria Benedetto

Pubblicato il 24 febbraio 2020

Il concordato in continuità aziendale è il concordato approvato nell’ottica di una prosecuzione aziendale, allo scopo di risanare i conti e far ripartire l’attività con nuovo vigore. D’altronde è proprio questo lo scopo principale del concordato: tutelare non solo i creditori, ma anche l’attività di impresa e scongiurare il fantasma del fallimento. L’impresa quindi riprende la piena operatività aziendale, nel rispetto dell’accordo e dei criteri di amministrazione ordinaria e straordinaria definiti dal concordato. Se durante la fase di risanamento, l’impresa non ottiene i risultati sperati o comunque ne consegue un danno manifesto per i creditori, il tribunale si sostituisce ai creditori e revoca il concordato. Nel concordato con continuità aziendale il legislatore non ha previsto una soglia di soddisfacimento dei creditori chirografari (20%) come condizione di ammissibilità della proposta concordataria.

Concordato preventivo continuità aziendaleConcordato preventivo in continuità aziendale: premessa

Lo stato di insolvenza è uno spettro che incombe sulle realtà aziendali. Il concordato preventivo è uno strumento alternativo che può invocare l’impresa in crisi per evitare il fallimento. 

È praticamente un accordo con i creditori, volto a sia a soddisfare le loro pretese e, al contempo, provare a risanare la situazione aziendale.

Questo strumento, che fa parte delle cosiddette procedure concorsuali, ha quindi un duplice vantaggio:

  • per l’imprenditore, che può evitare la triste fine del fallimento;
     
  • per i creditori (fornitori, dipendenti, fisco, ecc.), che comunque hanno la possibilità di soddisfare le proprie pretese, senza dover attivare la procedura fallimentare.

 

Il concordato preventivo: la procedura

Il concordato preventivo è quindi un piano di pagamento dei debiti, che stila l’imprenditore e lo propone ai creditori.

Tale piano di risanamento può prevedere:

  • la cessione dei beni aziendali;
     
  • l’assegnazione di azioni, quote, obbligazioni o altri prodotti finanziari ai creditori;
     
  • altri strumenti straordinari volti a soddisfare i crediti.

 

Il presupposto che dà inizio alla procedura è lo stato di crisi dell’impresa e quindi la difficoltà a pagare regolarmente i suoi debiti.

Per evitare il dissesto, l’imprenditore può fare ricorso al Tribunale per chiedere l’assoggettamento al concordato preventivo.


Attenzione

Il ricorso va presentato dall’imprenditore in caso di ditta individuale; in caso di società, la decisione di ricorrere al concordato deve essere approvata dall’assemblea.


L’imprenditore, una volta fatta la richiesta al Tribunale dove ha sede l’azienda, deve presentare:

  • relazione di un esperto che conferma l’esattezza delle partite aziendali e la concretezza della proposta;
     
  • bilancio d’esercizio dell’azienda da cui si evince la situazione economica e patrimoniale dell’azienda;
     
  • relazione stimata di tutti i beni e i crediti aziendali;
     
  • elenco di tutti i beni dell’imprenditore.

 

Il Tribunale controlla la regolarità formale della richiesta e con apposito decreto ammette la società alla procedura di concordato. In caso contrario la respinge.

Il commissario giudiziale, dalle scritture contabili dell’azienda, individua i creditori e li convoca; redige, quindi, una nota informativa che sarà utile ai cred