Frontalieri: la gestione delle ritenute da parte del sostituto

La gestione del lavoro frontaliero solitamente viene preso in considerazione con riguardo ai lavoratori residenti in Italia che svolgono la propria attività lavorativa in un paese di frontiera (maggiormente nei territori di Francia e Svizzera); non dissimile è il caso del lavoratore non residente che effettua la propria prestazione in Italia. In tal caso però, è necessario valutare se tale soggetto dovrà versare le imposte in Italia o nell’altro Paese di confine.

Frontalieri: la gestione delle ritenute da parte del sostitutoLavoratori frontalieri

 
I lavoratori frontalieri sono quei lavoratori che svolgono la propria prestazione lavorativa in un Paese di confine differente da quello di residenza.

Per tali soggetti bisogna considerare soprattutto cosa è previsto in materia di imposte, in quanto in tal caso sorge il dubbio su dove dovranno essere pagate le tasse derivanti dal reddito prodotto in uno Stato diverso rispetto a quello di residenza.

Ma prima di parlare dei lavoratori frontalieri, bisogna segnalare la differenza tra il lavoratore frontaliero e il lavoratore all’estero, figure che spesso vengono confuse.

I lavoratori frontalieri sono lavoratori dipendenti fiscalmente residente in un Paese, i quali, giornalmente o settimanalmente, si recano presso un Paese estero per effettuare la propria prestazione di lavoro.

Diversa invece è la definizione del lavoratore estero, il quale lavora in un Paese diverso rispetto a quello di appartenenza, in via continuativa ed esclusiva e che soggiorna nel medesimo Paese per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco dell’anno.

L’Agenzia delle Entrate dal canto suo, per individuare precisamente la definizione di lavoratore frontaliero, tiene in considerazione l’attività lavorativa, la quale deve essere effettuata in via continuativa e deve essere l’oggetto esclusivo del rapporto all’estero in zone di frontiera e in altri paesi limitrofi da soggetti residenti nel territorio.

 

Residenti esteri che lavorano in Italia

 

Ma esiste anche un altro caso, ovverosia quello del lavoratore dipendente in Italia, che vive e risiede però in un Paese di confine.

Il caso è stato analizzato dalla risposta ad Interpello n. 433 del 28 ottobre 2019, da parte dell’Agenzia delle Entrate, la quale va a indagare sulla gestione delle ritenute fiscali nei confronti di un lavoratore residente in un Paese estero, precisamente in Francia, ma che svolge la propria attività lavorativa in Italia.

Il caso muove da un lavoratore frontaliero, residente in Francia e regolarmente iscritto all’AIRE (nato in Italia), il quale ha visto versare le ritenute fiscali in Italia dal sostituto d’imposta.

È stato così necessario indagare sull’onere o meno da parte del lavoratore di pagare le imposte in Italia, o se invece esse fossero spettanti in Francia.

Il contribuente infatti ha ritenuto che sulla base di quanto previsto anche da parte della Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Francia, il reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia dovrebbe essere tassato in Francia, e il datore di lavoro italiano dovrebbe limitarsi a trattenere la contribuzione previdenziale astenendosi dalle ritenute IRPEF.

 

Residenza fiscale

 

Prima di approfondire con la risposta delle Entrate, va chiarito quando un soggetto è residente o meno.

Sulla base di quanto previsto dall’articolo 2, comma 2, del TUIR sono considerati residenti coloro che per la maggior parte del periodo di imposta:

 

  1. sono iscritti nelle anagrafi comunali dei residenti;
     
  2. hanno nel territorio dello stato italiano il domicilio;
     
  3. hanno nel territorio dello stato italiano la residenza.

 

L’articolo 2 quindi prevede tre differenti requisiti, che sono alternativi tra di loro, per cui anche il verificarsi di uno solo di questi requisiti comporta che il soggetto sia considerato residente in Italia.

Ma l’iscrizione all’AIRE e la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente non costituiscono però un elemento determinante per escludere il domicilio o la residenza in un determinato Stato, con la conseguenza che tale iscrizione è una condizione necessaria ma non sufficiente per essere considerato soggetto non residente.

Non da ultimo, nello specifico caso del frontaliero con residenza in Francia, è opportuno valutare quanto previsto dalla Convenzione Italia-Francia quando prevede che per “residente in uno Stato” si intende un soggetto che sulla base della legislazione dello Stato è assoggettato ad imposta in…

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