Indeducibilità dei costi da reato alla luce della recente giurisprudenza

La disciplina introdotta nel 2012 ha delimitato l’indeducibilità dei costi alle sole ipotesi di attività riconducibili a delitti non colposi, novella cui è attribuibile efficacia retroattiva quale ius superveniens favorevole al contribuente. Analizziamo quindi l’indeducibilità dei costi da reato alla luce della più recente giurisprudenza.

Contenzioso tributario e processo tributario, sentenze e ordinanzeIndice

  1. Premessa
  2. Dato normativo
  3. Ambito di applicazione
  4. Presupposti
  5. Condizioni processuali
  6. Conclusioni
  7. Allegato: Giurisprudenza – Corte di Cassazione – Sentenza 15 febbraio 2019, n. 4578

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Indeducibilità dei costi da reato: premessa

Il fisco, a seguito di apposita attività di controllo, preso atto dei fatti delittuosi posti all’attenzione del PM: esamina la contabilità aziendale; individua e quantifica i costi legati alle attività illecite (rapporto di strumentalità); ne accerta l’indeducibilità ai fini tributari, ex art. 14, co. 4 bis della I. n. 537 del 1993, come modificato dall’art. 8, co. 1 e 3, del d.l., n. 16 del 2012, conv. in I. n. 44 del 2012, rideterminando il reddito di impresa.

Assume rilevanza la nozione di diretta utilizzazione dei costi ai fini del compimento degli illeciti qualificati. Quando solo una parte dell’attività sia da qualificarsi illecita potranno ritenersi indeducibili solo e soltanto i costi direttamente riferibili all’attività delittuosa. Si pensi al pagamento della tangente per l’acquisizione di un appalto. In questo caso la sola componente indeducibile non può che essere costituita dalla tangente e l’indeducibilità non può certamente estendersi anche ai costi dei beni realizzati con la commessa o ai costi generali d’impresa.

Resta compito del fisco fornire ampia motivazione negli atti impositivi delle ragioni giuridiche e degli elementi di fatto che inducono a ritenere indeducibili i costi perché direttamente utilizzati per il compimento del delitto non colposo (es. corruzione, truffa aggravata). L’indeducibilità viene meno in caso di sentenza definitiva di assoluzione o di proscioglimento. Nel verificarsi di una di queste ipotesi il contribuente ha, quindi, diritto al rimborso delle maggiori imposte versate, dei relativi interessi e delle sanzioni. Il presente contributo vuole fornire una disamina della recente giurisprudenza intervenuta in tema di “costi da reato”.

Indeducibilità dei costi da reato: dato normativo

L’art. 14, co. 4 bis della I. n. 537 del 1993, come modificato dall’art. 8, co. 1 e 3, del d.l., n. 16 del 2012, conv. in I. n. 44 del 2012, circoscrive la previsione di indeducibilità ai soli costi e spese sostenute per beni o prestazioni di servizio “direttamente” utilizzati per il compimento di atti o attività <<qualificabili come delitto non colposo>> (es corruzione, truffa aggravata) per il quale il pubblico ministero abbia esercitato l’azione penale o il giudice abbia emesso il decreto che dispone il giudizio ai sensi dell’art. 424 c.p.c. o sentenza di non luogo a precedere per prescrizione del reato.

La nuova disciplina introdotta nel 2012, ha delimitato l’indeducibilità dei costi alle sole ipotesi di attività riconducibili a delitti non colposi, novella cui è attribuibile efficacia retroattiva quale ius superveniens favorevole al contribuente; la modifica dell’art. 14 co. 4 bis della I. n. 537 del 1993 intervenuta nel 2012, costituendo jus superveniens astrattamente più favorevole al contribuente ha efficacia retroattiva (Corte di cassazione, sentenza 15 febbraio 2019, n. 4578).

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