Contratti pendenti e finanziamenti nel Concordato preventivo

La vigente Legge non disciplina i contratti pendenti e finanziamenti nel Concordato preventivo; l’ipotesi di più frequente applicazione riguarda i contratti di locazione finanziaria ma anche i finanziamenti chirografari, finanziamenti con privilegio, finanziamenti con garanzia reale… esaminiamo la situazione

Fallimento, crisi d'impresa, sovraindebitamentoLa vigente Legge 3/2012 non disciplina i contratti pendenti, ma in giurisprudenza si è ritenuto applicabile analogicamente l’art. 169-bis legge fallimentare ad un accordo di ristrutturazione.

Al contrario l’art. 79 comma 3 del Codice in materia di Concordato minore, nel rimandare espressamente alle norme del concordato preventivo in quanto compatibili, richiama anche l’art. 102, che permette lo scioglimento dei contratti ancora ineseguiti o solo parzialmente eseguiti nelle prestazioni principali da entrambe le parti.

L’ipotesi di più frequente applicazione riguarda i contratti di locazione finanziaria.

Infatti, tali contratti, se non sciolti, originano rate successive all’apertura della procedura da pagare per l’intero. Al contrario, in caso di scioglimento, le rate a scadere rappresentano l’indennizzo a favore della controparte, ma sono da trattarsi come credito chirografario sottoposto a falcidia.

Per i finanziamenti già totalmente erogati e non ancora interamente rimborsati, siano essi chirografari oppure privilegiati, si considerano scaduti all’apertura della procedura; ad essi, di conseguenza , l’art. 102 non può trovare applicazione, trattandosi di contratti che una delle due parti – il mutuante – ha già completamento eseguito nella prestazione principale.

E’ importante evidenziare come nel Concordato in continuità dell’imprenditore minore o del professionista, l’immediata scadenza che non significa affatto immediata esigibilità è vantaggiosa nel caso di finanziamenti chirografari mentre è svantaggiosa nel caso di finanziamenti assistiti da garanzia reale su beni non destinati alla vendita.

Finanziamenti

Infatti, nel caso di finanziamento chirografario il debitore potrà falcidiare il debito residuo e prevedere tempi di rimborso sostenibili e compatibili col piano di risanamento senza eccedere i cinque anni, piuttosto che corrispondere le rate prededucibili per l’intero a ciascuna scadenza contrattuale.

Al contrario nel caso di finanziamento con privilegio su beni non destinati alla liquidazione, l’esigibilità per l’intero del debito, in quanto privilegiato, in uno con l’impossibilità di prevedere moratorie oltre i due anni possono mettere in pericolo la tenuta del piano di risanamento, in quanto flussi finanziari devono essere sviati dalla continuità, vale a dire dal pagamento di fornitori, dipendenti etc., per essere destinati al rimborso anticipato del mutuo.

Aiuta tuttavia una disposizione nuova introdotta nell’art. 105 comma 2 (richiamato dall’art. 79 comma 3), che concede la possibilità di proseguire nei finanziamenti con garanzia reale se il debitore, alla data di presentazione della domanda di concordato, abbia adempiuto regolarmente i pagamenti previsti oppure se sia stato autorizzato dal tribunale al pagamento del capitale ed interessi scaduti, previa attestazione che il pagamento sia essenziale per la prosecuzione dell’attività d’impresa e funzionale ad assicurare la migliore soddisfazione dei creditori.

La disciplina dei contratti pendenti di cui all’art. 102 nel Concordato minore è destinata a restare confinata a questo istituto, atteso che nel Piano vi è la speciale regolamentazione sui finanziamenti garantiti da cessione del quinto e pegno, mentre nella Liquidazione Controllata sarebbe più ragionevole applicare analogicamente la speciale disciplina dell’art. 177 prevista per la liquidazione giudiziale.

 

a cura di Giovanna Greco

Sabato 4 Maggio 2019

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