Esistenza, inerenza e congruità dei costi vanno dimostrate dal contribuente

Esistenza, inerenza e congruità dei costi vanno dimostrate dal contribuenteL’onere della prova dell’esistenza, dell’inerenza e, ove contestata dall’Amministrazione finanziaria, della coerenza economica dei costi dedotti spetta al contribuente, al quale non è sufficiente dimostrare la loro contabilizzazione, essendo necessario esibire una idonea documentazione dalla quale poter evincere la ragione e la coerenza economica degli stessi.

Lo ha riaffermato la Quinta sezione della Suprema Corte nell’ordinanza n. 29329 del 14 novembre 2018.

L’ordinanza 29329 del 14/11/2018

L’Ufficio, con un avviso di accertamento relativo all’anno 2003, aveva “recuperato a tassazione” alcuni costi sostenuti da una società a responsabilità limitata, negandone la deducibilità in quanto ritenuti in parte non di competenza, in parte non inerenti ed in parte non documentati.

A seguito del giudizio di primo e secondo grado che avevano progressivamente “ridotto” la pretesa erariale, ricorreva per Cassazione l’ente impositore, lamentando il fatto che la sentenza dei giudici regionali aveva “omesso ogni motivazione sul fatto controverso e decisivo per il giudizio rappresentato dall’esistenza dei requisiti previsti dalla legge ai fini della deducibilità dei costi per le consulenze tecniche” ricevute, senza considerare le circostanze dedotte dall’Amministrazione finanziaria[1].

Con l’ordinanza in esame, i Supremi giudici hanno accolto il ricorso proposto dal momento che – a fronte delle specifiche doglianze evidenziate da parte ricorrente – i giudici di seconde cure avevano affermato “in maniera del tutto generica e tautologica che dagli atti risultava l’inerenza del costo e l’economicità delle prestazioni svolte, mentre privo di qualsiasi specificità – e pertanto inidoneo a costituire un’adeguata motivazione secondo la richiamata giurisprudenza – è il richiamo alle fasi da cui risulterebbe l’economicità” delle consulenze tecniche ricevute.

In quest’occasione, i giudici hanno ribadito agli operatori che costituisce specifico onere dei contribuenti provare l’esistenza, l’inerenza e – ove contestata dall’Amministrazione finanziaria – la coerenza economica dei costi deducibili. E per far questo non è sufficiente dimostrare la contabilizzazione degli stessi, essendo necessario la produzione di idonea documentazione contabile/fiscale dalla quale poter evincere l’esatto importo dei costi, la ragione e la coerenza economica degli stessi, pena il loro “recupero a tassazione” ove risultassero sproporzionati rispetto ai ricavi o all’oggetto dell’impresa.

Brevi riflessioni

L’inerenza costituisce un requisito fondamentale per la determinazione del reddito d’impresa e riguarda, in generale, l’esistenza di una correlazione tra i costi sostenuti e l’attività d’impresa esercitata[2]: i costi sono inerenti in quanto sono connessi all’attività d’impresa produttiva del reddito da tassare.

Se la dottrina e la giurisprudenza dominante hanno fatto discendere tradizionalmente tale nozione dall’art. 109, comma 5 del DPR n. 917/1986, due pronunciamenti della Suprema Corte dell’anno scorso (Ordinanza 450/2018 e Ordinanza 3170/2018) hanno sganciato tale concetto dalla previsione normativa, mettendo in evidenza che il principio di inerenza è “un principio generale inespresso, immanente alla nozione di reddito d’impresa”[3], e la valutazione dell’inerenza “deve essere apprezzata attraverso un giudizio qualitativo, scevro da riferimenti ai concetti di utilità o vantaggio, afferenti ad un giudizio quantitativo”[4].

Questo non significa certamente che gli Uffici non possano sindacare la congruità dei costi sotto il profilo della c.d. antieconomicità: quest’ultima, secondo codesti pronunciamenti, costituisce piuttosto un indice rivelatore della mancanza di inerenza, pur non essendone una sua espressione.

Quindi, i contribuenti che ricevano – per esempio – un invito ai sensi dell’art. 32 DPR n. 600/1973 (o dell’art. 51, DPR n. 633/1972) alla produzione…

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