Il regime fiscale delle plusvalenze da cessione di partecipazione dal 2019

Il regime fiscale delle plusvalenze da cessione di partecipazione dal 2019Come noto, la Legge di Bilancio 2018 (Legge n. 205 del 27.12.2017), ai commi da 999 a 1002 e 1005 dell’articolo 1, ha rivisto la disciplina fiscale propria delle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni societarie qualificate detenute da persone fisiche non in regime di impresa.

L’intervento normativo ha trovato il suo fondamento nella necessità di finanziarie la riduzione dell’aliquota IRES passata dal 27,50% all’attuale 24%.

Nel dettaglio la norma prevede che le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate detenute da persone fisiche non in regime d’impresa realizzate a decorrere dal 2019 saranno assoggettate all’imposta sostitutiva del 26%, analogamente a quanto previsto per le partecipazioni non qualificate.

Evidentemente, per come formulata, la disposizione esclude da questa nuova fattispecie impositiva le plusvalenze realizzate entro il 2018, anche qualora il relativo corrispettivo venga incassato, totalmente o parzialmente, nel 2019.

Di conseguenza tali componenti positive di reddito concorreranno alla formazione del reddito complessivo del socio in misura percentuale (49,72% – 58,14%).

Il quadro normativo generale

È palese che il regime fiscale legato ai proventi derivanti dalle partecipazioni qualificate in soggetti IRES, ha subìto nel corso degli anni numerose modifiche.
Si è, infatti, passati dalla tassazione al 40% degli utili «qualificati» formatisi fino all’esercizio in corso al 31.12.2007, al 49,72% per quelli formatisi dopo l’esercizio in corso al 31.12.2007 e sino all’esercizio in corso al 31.12.2016, fino ad arrivare al 58,14% per quelli formatisi a decorrere dall’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2016.

Più recentemente, la richiamata Legge n. 205/2017, ha sostituito la progressività IRPEF per i capital gain ex articolo 67 del TUIR, derivanti da partecipazioni qualificate, con l’imposizione sostitutiva del 26%, in precedenza riservata dall’articolo 5 del D.lgs. n. 461/97 in via esclusiva alle plusvalenze su partecipazioni non qualificate.

Utile chiarire da subito che se questa assimilazione vale dal punto fiscale, lo stesso non può dirsi concettualmente; tanto vero che l’articolo 67 del TUIR, tutt’ora in vigore, definisce:

• qualificate le partecipazioni che rappresentano complessivamente una percentuale di diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria superiore al 2% o al 20%, ovvero una partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 5% o al 25%, a seconda che si tratti di partecipazioni negoziate in mercati regolamentati o di altre partecipazioni;
• non qualificate le partecipazioni che non eccedono tali soglie.

Contrariamente, nel corso degli anni la tassazione delle plusvalenze derivanti da partecipazioni non qualificate non è stata modificata, tanto che sono state sempre assoggettate alla medesima aliquota, vale a dire a ritenuta a titolo d’imposta del 26%.

Non di meno, la disciplina in commento non è stata modificata anche con riferimento ai dividendi percepiti dai soggetti IRES, i quali fanno concorrere i medesimi alla formazione del reddito nella misura del 5%.

La disciplina dal 2018 nel dettaglio

Come abbiamo avuto modo di specificare poc’anzi, la disciplina fiscale relativa alle plusvalenze derivanti da partecipazioni in soggetti IRES è stata recentemente modificata. Nello specifico:

dapprima il D.M. 26.05.2017, rispetto le plusvalenze realizzate dal 2018:

◦ ha modificato le percentuali di concorrenza al reddito complessivo delle plusvalenze derivanti da partecipazioni qualificate non detenute in regime d’impresa;
◦ ha disposto l’esenzione per le partecipazioni qualificate / non qualificate, aventi i requisiti PEX di cui all’articolo 87, TUIR, detenute, da parte di soggetti IRPEF (imprenditori individuali), nell’esercizio d’impresa;

da ultimo la Finanziaria 2018, a partire dal 2019, ha definito una tassazione uniforme del 26%, a titolo di…

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