Contratto a termine: quando è possibile la deroga assistita ai 24 mesi

L’Ispettorato del Lavoro è tornato nuovamente sul tema del contratto a termine a seguito delle modifiche apportate con il Decreto Dignità. Esiste infatti la possibilità che il lavoratore continui a lavorare “a termine” presso il medesimo datore di lavoro anche oltre i 24 mesi previsti dalla legge…

Contratto a termine: quando è possibile la deroga assistita ai 24 mesi L’Ispettorato del Lavoro è tornato nuovamente sul tema del contratto a termine a seguito delle modifiche apportate con il Decreto Dignità. Esiste infatti la possibilità – prevista dall’art. 19, comma 3, D.Lgs. n. 81/2015 – che il lavoratore continui a lavorare “a termine” presso il medesimo datore di lavoro anche oltre i 24 mesi previsti dalla legge; in tal caso è necessario però l’intervento dell’Ispettorato del Lavoro, il quale su tale tema ha fornito chiarimenti.

Premessa

L’Ispettorato del lavoro ritorna nuovamente sul contratto a termine. A seguito infatti delle modifiche apportate a tale tipologia di contratto di lavoro subordinato, numerosi sono stai gli interventi utili a comprendere come “muoversi” nel complicato dedalo di normative e tra le differenze di arco temporale di vigenza di una normativa o di quella successiva.

Allo scopo di comprendere meglio lo specifico tema – sul quale è tornato l’Ispettorato con la nota n. 1214 dello scorso 7 febbraio 2019 – è opportuno però ricordare come il Decreto Dignità (ovverosia il D.lgs. n. 87/2018) sia intervenuto sulla preesistente disciplina di cui all’art. 19 del D.lgs. n. 81/2015.

Le modifiche apportate con il Decreto Dignità al contratto a termine

Il Decreto Dignità ha ridisegnato le condizioni di accesso al lavoro subordinato a tempo determinato, con regole più stringenti e con tempistiche ben diverse dalle precedenti.

Le modifiche infatti hanno reintrodotto nel nostro ordinamento il tema della “causale”, ossia della motivazione sottesa all’instaurazione del contratto a tempo determinato, la quale è obbligatoria dopo i primi 12 mesi di contratto.  Inoltre il Decreto Dignità ha diminuito l’arco di tempo massimo di ricorso al contratto a tempo determinato, riducendolo dai precedenti 36 mesi, a un massimo di 24 mesi attuali, fatte salve le diverse disposizioni dei contratti collettivi (che possono prevedere un arco temporale diverso), e con l’eccezione delle attività stagionali.

Ricapitolando, senza nessuna pretesa di esaustività, quanto detto comporta che per l’instaurazione di un contratto a tempo determinato:

  • fino a 12 mesi non ci sarà obbligo di inserimento di una causale, con “libero accesso” a tale forma contrattuale;
  • per i contratti che si rinnovano/prorogano, oltre i 12 mesi, sarà necessaria – ai fini della legittimità e pena la conversione in contratto a tempo indeterminato – la presenza della causale.

Quanto detto finora non dissipa comunque i dubbi irrisolti con riferimento alla medesima causale, la quale può riguardare “esigenze temporanee e oggettive, che siano estranee all’ordinaria attività, ovvero ancora esigenze specifiche di sostituzione di altri lavoratori”, o ancora “esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi, e comunque non programmabili, dell’attività ordinaria dell’azienda”.

Il limite massimo di utilizzo: “estendibile” se interviene l’Ispettorato

Ebbene, tralasciando il dibattito sul tema della causale, che rischia di far impennare notevolmente il contenzioso del lavoro oppure di generare un deterrente al ricorso al lavoro a termine, anche con riferimento al limite massimo di utilizzo di tale tipologia di contratto permangono numerose perplessità. Infatti l’art. 19, sebbene in parte riscritto, vede permanere immutato il comma 3, il quale prevede espressamente che “[…] un ulteriore contratto a tempo determinato fra gli stessi soggetti, della durata massima di dodici mesi, può essere stipulato presso la direzione territoriale del lavoro competente per territorio. In caso di mancato rispetto della descritta procedura, nonché di superamento del termine stabilito nel medesimo contratto, lo stesso si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data della stipulazione”.

Ciò significa che ben oltre i 24 mesi fissati dalla legge, il datore di lavoro e il lavoratore avranno la possibilità di usufruire di ulteriori 12 mesi di…

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