Contributo addizionale NASpI in aumento: disciplina e istruzioni operative

Le modalità attraverso le quali i datori di lavoro potranno pagare il contributo addizionale NASpI, maggiorato dello 0,50% in occasione di ogni rinnovo del contratto a termine dopo la modifica introdotta dal Decreto Dignità.

Vediamo meglio quando e come si paga, i soggetti interessati e le casistiche particolari.

 

Il Decreto Dignità e le nuove regole sul lavoro a tempo determinato

 

Contributo NASpI lavoro a tempo determinatoIl Decreto Dignità, ossia il D.L. n. 87/2018, convertito con modificazioni con L. n. 96/2018, ha introdotto delle misure volte a favorire il contrasto del precariato e l’aumentare dei contratti di lavoro a tempo determinato.

Tale Decreto Legge è conosciuto ai più per aver reintrodotto all’interno del nostro ordinamento le causali al contratto di lavoro a tempo determinato, allo scopo di limitare notevolmente l’uso (e l’abuso) da parte dei datori di lavoro dello strumento del contratto a termine, riducendone al contempo il limite massimo di utilizzo (che passa da 36 a 24 mesi) e aumentando i costi per le aziende che si avvalgono dei rinnovi.

Analizziamo brevemente come è cambiato l’istituto del rapporto di lavoro a tempo determinato, a seguito del Decreto Dignità.

 

Contratti a tempo determinato: occorre la causale oltre i 12 mesi

 

A partire dalla data di entrata in vigore del D.L. n. 87/2018 (dal 14 luglio 2018), numerosi sono infatti gli aspetti modificati in merito al contratto a tempo determinato.

Innanzitutto è stata reinserita la causale: ad eccezione dei primi 12 mesi di contratto a termine, affinché la proroga, il rinnovo, o il contratto ab origine superiore a 12 mesi siano legittimi, è necessario che ci sia uno specifico motivo per mantenere il lavoratore in azienda.

Specifichiamo meglio: nei primi dodici mesi, o in caso di contratto inferiore a 12 mesi, il contratto a tempo determinato potrà essere stipulato senza inserire alcuna causale a supporto dell’assunzione.

In caso di contratto che si prolunga oltre i 12 mesi o per proroghe e rinnovi, sarà necessario che il datore di lavoro invochi delle specifiche causali, ossia:

  1. esigenze temporanee e oggettive, che siano estranee all’ordinaria attività, ovvero ancora esigenze specifiche di sostituzione di altri lavoratori;
     
  2. esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi, e comunque non programmabili, dell’attività ordinaria dell’azienda

 

Cosa succede se non viene rispettata la condizione della causale

In caso di stipulazione di un contratto di durata superiore a dodici mesi in assenza delle condizioni appena citate, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di superamento del termine di dodici mesi.

Resta fermo che il limite massimo per l’utilizzo del medesimo lavoratore con un contratto a termine è di 24 mesi anziché dei 36 mesi previsti dalla disciplina precedente, a partire dal 14/07/2018.

L’obiettivo del Decreto Dignità è stato quello di voler drasticamente ridurre il contratto di lavoro a tempo determinato a favore del “naturale” contratto di lavoro – quello a tempo indeterminato – imbrigliandolo all’interno di precise fattispecie, nel caso in cui esso si fosse prolungato oltre i 12 mesi.

 

 

Il contributo addizionale NASpI per le assunzioni a tempo determinato

 

Ma tra le varie novità rispetto al passato introdotte dal D.L. n. 87/2018 non si può dimenticare l’aumento del contributo addizionale di cui all’art. 2, comma 28, della L. n. 92/2912, ossia del contributo addizionale NASpI previsto per le assunzioni a tempo determinato.

Tale misura, introdotta proprio per creare un ulteriore disincentivo all’utilizzo del contratto a termine, comporta un aumento di 0,50 punti percentuali al contributo addizionale NASpI in occasione di ciascun rinnovo.

Prima di specificare meglio, facciamo però un passo indietro: il contributo addizionale a sostegno dell’assicurazione sociale per l’impiego (NASpI), cd. “contributo addizionale NASpI”, è un contributo dovuto per le assunzioni a termine; esso è pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali a carico del datore di lavoro, come stabilito dalla L. n. 92/2012.

 

Casi specifici in cui il Contributo addizionale NASpI NON è dovuto

Ma la stessa Legge istitutiva del contributo addizionale, specifica anche i casi in cui…

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