I comunicati stampa non rientrano tra le fonti di diritto

Una recentissima ordinananza di Cassazione ha trattato del valore dei comunicati stampa dell’Agenzia come fonte del diritto: nel caos in esame il Fisco aveva irrogato una sanzione per splafonamento facendo riferimento ad un comunicato stampa di chiarimenti. Secondo la Corte il Comunicato stampa non rientra tra le fonti del diritto e non può essere la base su cui irrogare sanzioni al contribuente

I comunicati stampa non rientrano tra le fonti di dirittoCon la recentissima ordinanza del 9 gennaio 2019, n. 370 la Corte di cassazione torna su temi “scottanti” in materia tributaria come il valore della prassi amministrativa ed il legittimo affidamento del contribuente, nonché il rapporto di collaborazione e buona fede tra fisco e contribuente.

La vicenda nasce a seguito di un avviso di irrogazione sanzioni per aver superato il plafond delle compensazioni ai fini Iva. Le indicazioni erano contenute in una risoluzione ministeriale (Ris. n. 218/E del 5 dicembre 2003) poco chiara che aveva quindi generato confusione e fraintendimenti fra i contribuenti, tant’è che l’Agenzia aveva pubblicato il 20 luglio 2004, ben 7 mesi dopo, un comunicato stampa per “risolvere” la questione.

La Cassazione in questa ordinanza fa un lungo ed importante richiamo alla consolidata giurisprudenza di legittimità in merito allo statuto del contribuente, ed in particolar modo all’art. 10 in tema di legittimo affidamento del contribuente innanzi all’azione dell’amministrazione (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 17576 del 10/12/2002; conforme Cass. Sez. 6-5, Ordinanza n. 537 del 14/01/2015).

La Corte, in particolare, afferma che i casi di tutela espressamente enunciati dal secondo dell’articolo 10 dello statuto del contribuente, attinenti irrogazione delle sanzioni e alla richiesta di interessi, riguardano situazioni meramente esemplificative e legate a ipotesi ritenute maggiormente frequenti: non limitano peraltro la portata generale della regola, idonea a disciplinare una serie indeterminata di casi concreti.

L’ordinanza poi torna sulla valenza delle circolari ribadendo che “le circolari ministeriali in materia tributaria non costituiscono fonte di diritti ed obblighi, sicché, ove il contribuente si sia conformato ad un’interpretazione erronea fornita dall’Amministrazione finanziaria, è esclusa soltanto l’irrogazione delle relative sanzioni e degli interessi, senza alcun esonero dall’adempimento dell’obbligazione tributaria” (Corte di Cassazione, ordinanza del 9 gennaio 2019, n. 370); questo proprio in base al principio di tutela dell’affidamento, espressamente sancito dall’art. 10, comma 2, della legge 27 luglio 2000 n. 212).

L’art. 10 citato, infatti, è rubricato “Tutela dell’affidamento e della buona fede. Errori del contribuente” e dispone, al primo comma, che “i rapporti tra contribuente ed amministrazione finanziaria sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede” mentre il secondo comma stabilisce che “non sono irrogate sanzioni né richiesti interessi moratori al contribuente, qualora egli si sia conformato a indicazioni contenute in atti dell’amministrazione finanziaria, ancorché successivamente modificate dall’amministrazione medesima, o qualora il suo comportamento risulti posto in essere a seguito di fatti direttamente conseguenti a ritardi, omissioni od errori dell’amministrazione stessa“.

Come si legge nell’ ordinanza in commento, queste disposizioni devono essere interpretate ed applicate alla luce di quanto affermato nell’art. 1 della stessa legge: “le disposizioni della presente legge, in attuazione degli articoli 3, 23, 53 e 97 della Costituzione, costituiscono principi generali dell’ordinamento tributario e possono essere derogate o modificate solo espressamente e mai da leggi speciali”; infatti proprio l’autoqualificazione delle disposizioni della legge come “principi generali dell’ordinamento tributario” trova puntuale rispondenza nella effettiva natura della maggior parte delle disposizioni stesse, quale si desume dal loro contenuto normativo, dal loro oggetto, dal loro scopo e dalla loro incidenza nei confronti di altre norme della legislazione e dell’ordinamento tributari, nonché dei relativi rapporti.

D’altro canto anche in materia di Iva, un tributo armonizzato, la Corte di Giustizia ha costantemente affermato che quelli della tutela del legittimo affidamento e della certezza del diritto costituiscono principi generali del…

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