Ricostruzione dei ricavi ed utilizzo della media aritmetica semplice

La scelta da parte dell’Amministrazione finanziaria del criterio di determinazione della percentuale di ricarico deve rispondere a canoni di coerenza logica e congruità, essendo consentito il ricorso al criterio della media aritmetica semplice, in luogo della media ponderale, quando risulti l’omogeneità della merce, ma non quando fra i vari tipi di merce esista una notevole differenza di valore e differenti percentuali di ricarico, dovendosi far riferimento a tutte le merci commercializzate, o comunque ad un gruppo significativo, per qualità e quantità. In tal caso, comunque, il giudice non può limitarsi ad annullare l’atto impositivo, ma deve esaminare, nel merito, la pretesa tributaria ed eventualmente ricondurla alla corretta misura

ricaviLa scelta da parte dell’Amministrazione finanziaria del criterio di determinazione della percentuale di ricarico deve rispondere a canoni di coerenza logica e congruità, essendo consentito il ricorso al criterio della media aritmetica semplice in luogo della media ponderale quando risulti l’omogeneità della merce, ma non quando fra i vari tipi di merce esista una notevole differenza di valore e differenti percentuali di ricarico, dovendosi far riferimento a tutte le merci commercializzate, o comunque ad un gruppo significativo, per qualità e quantità. In tal caso, comunque, il giudice non può limitarsi ad annullare l’atto impositivo, ma deve esaminare, nel merito, la pretesa tributaria ed eventualmente ricondurla alla corretta misura.

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 18695 del 13/07/2018, ha chiarito la valenza del metodo di ricostruzione dei ricavi, basato sull’applicazione della media aritmetica semplice.

Nel caso di specie, a seguito di processo verbale di constatazione redatto dalla GdF, era notificato ad una società un avviso di accertamento, con il quale si rettificava il reddito ex art. 39, co. 2 del d.P.R. n. 600 del 1973 per l’anno d’imposta 1996, accertando maggiori ricavi per vecchie £ 254.784.560, applicando un margine di ricarico medio del 12%.

L’accertamento induttivo era motivato dall’omessa tenuta del libro giornale.

Seguiva il contenzioso dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, che accoglieva il ricorso della contribuente.

L’Amministrazione finanziaria adiva allora la Commissione Tributaria Regionale, che rigettava l’appello, ritenendo, al pari del giudice di primo grado, del tutto apodittica l’applicazione della percentuale media del margine di ricarico.

L’Agenzia ricorreva infine in cassazione deducendo violazione degli artt. 39, co. 2, del d.P.R. n. 600 del 1973, e 2697 c.c., perché, a fronte di un accertamento induttivo puro, il giudice regionale non aveva considerato sufficiente il ricorso da parte della Amministrazione a presunzioni pur prive dei requisiti di precisione, gravità e concordanza.

Con un secondo motivo l’Agenzia eccepiva anche la violazione degli artt. 1 e 2 del D.Lgs. n. 546 del 1992, per avere il giudice di merito erroneamente annullato l’avviso di accertamento, declinando così l’esercizio del potere decisorio in ordine alla determinazione, nel merito, del maggior reddito della società.

La Suprema Corte riteneva infondato il primo motivo di ricorso, con cui, come detto, l’Amministrazione lamentava che il giudice d’appello non aveva tenuto conto che, a fronte della sussistenza dei presupposti per un accertamento induttivo ai sensi dell’art. 39, co. 2, cit., era possibile ricorrere a presunzioni cd. supersemplici, cui l’Agenzia aveva adempiuto mediante il ricorso a percentuali di ricarico secondo la media del settore, mentre spettava alla contribuente l’onere della prova contraria.

I giudici di legittimità evidenziano a tal proposito che il discrimine tra l’accertamento condotto con metodo analitico extracontabile e quello condotto con metodo induttivo cd. puro sta nella parziale o assoluta inattendibilità dei dati risultanti dalle scritture contabili: nel primo caso, la “incompletezza, falsità od inesattezza” degli elementi indicati non consente di prescindere del tutto dalle scritture contabili, essendo legittimato l’Ufficio accertatore solo a completare le lacune riscontrate, utilizzando anche presunzioni semplici, rispondenti ai requisiti previsti dall’art. 2729 cod. civ.; nel secondo caso, invece, “le omissioni o le false od inesatte indicazioni” risultano tali da inficiare integralmente l’attendibilità, e dunque l’utilizzabilità, degli altri dati contabili (apparentemente regolari), con la conseguenza che l’amministrazione finanziaria può “prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e delle scritture contabili in quanto esistenti”, ed è legittimata a determinare l’imponibile in base ad elementi meramente…

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