Il punto sullo split payment dopo l’entrata in vigore del Decreto Dignità

Dal 2015 le cessioni dei beni e le prestazioni di servizi effettuati nei confronti della pubblica amministrazione sono effettuate nel regime dello split payment (o scissione dei pagamenti), disciplinato dall’art. 17-ter D.P.R. 633/72.
A norma dell’art. 17-ter del D.P.R. 633/72 (come modificato dall’art. 1 del DL 148/2017, conv. L. 172/2017), l’IVA, applicata dal cedente o prestatore sulla fattura, è versata all’Erario direttamente dal cessionario o committente.
In altre parole, l’Iva addebitata dal fornitore dovrà essere versata dall’amministrazione acquirente direttamente all’Erario.
In questo intervento ripercorriamo tre aspetti:

i soggetti obbligati

le operazioni sottoposte a split (modificate con l’entrata in vigore del Decreto Dignità)

rilevazione in partita doppia

Soggetti obbligati allo split payment
Da un punto di vista soggettivo, riportiamo l’elenco aggiornato dopo l’entrata in vigore dei decreti legge numero 50/2017 e 148/2017:

enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, comprese le aziende speciali e le aziende pubbliche di servizi alla persona;

fondazioni partecipate da amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70%;

società controllate, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 2), del c.c., direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dai Ministeri;

società controllate direttamente o indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice civile, da amministrazioni pubbliche;

società partecipate, per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70%, da amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 o da enti e società di cui alle lettere precedenti;

società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana identificate agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto.

Sono, invece, esclusi i seguenti soggetti:

enti privati o privatizzati;

aziende speciali (ivi incluse quelle delle CCIAA);

enti pubblici economici;

ordini professionali;

enti ed istituti di ricerca;

agenzie fiscali;

autorità amministrative indipendenti e agenzie.

Operazioni soggette a split
Lo split payment in generale interessa tutte le operazioni di cessione dei beni e prestazione di servizi soggette ad iva, ad eccezione:

operazioni con reverse charge, in quanto il meccanismo dell’inversione contabile prevale sulla scissione dei pagamenti Iva;

operazioni non imponibili, esenti o non soggette a Iva;

operazioni certificate da scontrino o ricevuta fiscale;

operazioni in regime speciale Iva (esempio: editoria, agenzie di viaggi, regime del margine);

compensi a professionisti che emettono fattura con ritenuta d’acconto.

Quest’ultima fattispecie di esclusione è stata aggiunta con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del D.L. 12 luglio 2018 n. 87 (c.d. Decreto “Dignità”), disciplinando che dal 14 luglio 2018 entrano in vigore le disposizioni che escludono dallo split payment le prestazioni di servizi soggette a ritenuta alla fonte a titolo di imposta sul reddito nonché quelle soggette a ritenuta a titolo d’acconto.
Alla luce di questo, la fattura emessa da un professionista alla PA andrà compilata come per qualunque altro cliente sostituto di imposta, ossia come la parcella emessa verso un’impresa o altro professionista con partita iva.
Prima dell’entrata in vigore del decreto Dignità la fattura riportava a detrarre la ritenuta fiscale e l’Iva.
Fac simile parcella prima dell’entrata in vigore del Decreto Dignità

Mario Rossi
                                       Spett.le PA
                                          ….
Fattura n. 1 del 10.07.2018
Prestazione professionale   € 1.000,00
Cassa previdenziale…

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