Rimodulazione delle scadenze: è solo una facoltà

Siamo tutti in ansia (?) per la rimodulazione delle scadenze di versamento delle imposte da Modello Redditi 2018: ricordiamo (con l’autorevole opinione di Nicola Forte) che si tratta di una facoltà concessa ai contribuenti

Il DPCM firmato dal primo Ministro Giuseppe Conte il 10 agosto scorso trova la soluzione al problema della “doppia” rata, avente scadenza il 20 agosto prossimo, per i contribuenti in possesso della partita Iva che hanno rateizzato i debiti fiscali risultanti dalla dichiarazione dei redditi.

I contribuenti potranno scegliere di spalmare la somma della seconda rata, sulle residue rate mensili aventi scadenza il 17 settembre, il 16 ottobre e il 16 novembre.

Si tratta dunque di una facoltà, e non di un obbligo per diluire nel tempo il debito tributario complessivo. A questo punto, nel caso in cui il contribuente dovesse avvalersi della facoltà non solo cambieranno gli importi delle somme residue dovute per le imposte, ma dovranno essere anche adeguati i relativi interessi.

La doppia scadenza

Il problema della doppia scadenza era stato sollevato nei mesi scorsi dalle Commissioni Finanze del Senato e della Camera con una risoluzione ed un question time, e l’Esecutivo aveva promesso l’intervento che ora è arrivato.
Il problema della doppia rata è stato originato dalle festività, ed in particolare dalla scadenza prevista per il versamento dell’IRPEF, dell’IRAP e dell’IRAP fissata originariamente al 30 giugno scorso. Tale termine è slittato al 2 luglio in quanto la scadenza coincideva con il sabato, cioè con un giorno festivo ai fini degli sportelli bancari. I contribuenti che hanno deciso di avvalersi del termine lungo, cioè di effettuare il versamento entro i 30 giorni successivi con la maggiorazione dello 0,40 per cento hanno differito ulteriormente la scadenza al giorno 1° agosto.

Scadenze in agosto

A questo punto ha trovato applicazione la regola che tutte le scadenze dei versamenti fiscali, comprese nel periodo 1° – 20 agosto sono automaticamente prorogate al 20 agosto. Da questo gioco di “incastri” e differimenti ne consegue che le prime due rate per i contribuenti con partita Iva, che si avvalgono della rateazione, hanno scadenza il 20 agosto. Le successive tre rate scadono a settembre, ottobre e dicembre.
Ora, però, se il contribuente intende avvalersi della facoltà di “spalmare” il debito della seconda rata sulle rate residue, il numero delle rate si riduce automaticamente da cinque a quattro. L’opportunità concessa dal DPCM sembra essere più teorica che pratica. Infatti, i professionisti dovrebbero ritirare tutti i modelli F24 già consegnati, per consegnare i nuovo modelli aggiornati sia nel calcolo delle imposte che degli interessi dovuti alla rateizzazione.

In realtà il problema è ben più vasto ed investe anche le società di software che sono in difficoltà nel predisporre i relativi aggiornamenti. Non si comprendono, però, le ragioni di questo ritardo. Il problema è stato più volte segnalato, nei mesi scorsi dalla stampa specializzata, oltre che dalle Commissioni finanze del Senato e della Camera.

La soluzione non è, quindi, affatto soddisfacente in quanto l’intervento normativo pecca di scarsa tempestività. C’era tutto il tempo per risolvere il problema invece ancora una volta la soluzione definitiva è arrivata sul filo di lana, cioè a pochi giorni dalla scadenza del 20 agosto.

L’attuale rimodulazione delle scadenze

In base ad una prima valutazione dell’anomalia è evidente che la rimodulazione del calendario delle scadenze fiscali non ha apportato rilevanti benefici.

La scadenza per il versamento dell’IMU e della TASI è restata ferma al 16 giugno di ogni anno. Invece, dallo scorso anno, la scadenza per il versamento dei tributi risultanti dalle dichiarazioni dei redditi è stata posticipata al 30 giugno dell’anno successivo a quello di dichiarazione. Quest’anno, poi, per effetto delle festività, la seconda rata si è accavallata alla prima con i conseguenti effetti in termini di liquidità per gli operatori. E’ stato dunque necessario l’intervento normativo descritto con una soluzione, però, che non si è dimostrata affatto risolutiva.

17 agosto 2018
Nicola Forte

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Per leggere il nostro editoriale di ieri vedi sotto:

A proposito della variazione della scadenza del 20 agosto

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