Procedure concorsuali e fisco: la compensazione tra principi e casi concreti

L’articolo 56 della Legge Fallimentare è stato al centro di diversi interventi della Giurisprudenza: stabilisce che “I creditori hanno diritto di compensare coi loro debiti verso il fallito i crediti che essi vantano verso lo stesso, ancorché non scaduti prima della dichiarazione di fallimento”, ovviamente tra i creditori rientra anche l’Ammistrazione Finanziaria

L’articolo 56 della Legge Fallimentare è stato al centro di diversi interventi sia della Giurisprudenza.

Esso stabilisce che “I creditori hanno diritto di compensare coi loro debiti verso il fallito i crediti che essi vantano verso lo stesso, ancorché non scaduti prima della dichiarazione di fallimento.”, ovviamente tra i creditori rientra anche l’ammistrazione finanziaria.

Si tratta di una norma che trova fondamento in un’esigenze di equità, volta ad evitare che il creditore concorsuale debitore del fallito possa essere chiamato a pagare integralmente i propri debiti verso il fallito e debba invece ricevere il pagamento del proprio credito in moneta fallimentare.

Le sezioni unite della Cassazione, con la sentenza del 16 novembre 1999 n. 775, hanno enunciato il principio secondo cui: “la compensazione nel fallimento è ammessa anche quando il controcredito del fallito divenga liquido ed esigibile dopo il fallimento, purché il fatto genetico dell’obbligazione sia anteriore alla dichiarazione di fallimento, con la conseguenza che è sufficiente che i requisiti di cui all’art. 1243 c.c. ricorrano da ambedue i lati e sussistano al momento della pronuncia”

La norma in esame non pone altro limite alla compensabilità del debiti verso il fallito-creditore che non sia la semplice anteriorità al fallimento del fatto genetico della situazione giuridica estintiva delle obbligazioni contrapposte, con la conseguenza che la compensazione fallimentare diviene applicabile non solo quando il credito del terzo non è ancora scaduto alla data della dichiarazione di fallimento, ma anche allorché tale scadenza riguardi il credito del fallito.

L’articolo 56 della Legge Fallimentare, proprio perché consente l’estinzione dei crediti verso il fallito, ancorché inesigibili, all’atto della dichiarazione di fallimento, non richiede la necessaria anteriorità al fallimento dei presupposti previsti ai fini del verificarsi della compensazione, rendendo irrilevante il momento della declaratoria di fallimento rispetto alle varie fasi del procedimento compensativo, purché fatti genetici delle situazioni giuridiche contrapposte siano anteriori a siffatta declaratoria. (Corte di Cassazione sentenza 2013, n. 27885)

Pertanto, “nel caso in cui alla domanda della curatela di un fallimento per la riscossione di un credito sia contrapposta domanda riconvenzionale riguardante un controcredito, il giudice di merito, accertati gli stessi, è tenuto a dichiarare la compensazione, ove richiesta, dei reciproci debiti e fino alla loro concorrenza.” (Corte di Cassazione sentenza 27 ottobre 2015, n. 21784)

Sulla base di questi principi la Commissione Tributaria Regionale per la Liguria (sentenza 19 marzo 2018, n.314) ha accolto l’appello dell’Ufficio dichiarando legittimo il provvedimento dell’Ufficio che aveva rimborsato parzialmente un credito Iva acquistato da un fallimento in compensazione di pregressi debiti del fallito.

Parimenti, la Commissione Tributaria Provinciale di Varese, sentenza 14 febbraio 2018 n. 59, ha respinto il ricorso della curatela ritendo che il credito del fallimento originato dall’avvenuto versamento delle ritenute di acconto sul TFR negli anni 1997/1998 da parte della società poi fallita fosse compensabile con il controcredito erariale relativo a ruoli per gli anni 1999-200-2001.

Per i Giudici, a fronte della accertata anteriorità, rispetto alla declaratoria di fallimento, dei fatti da cui scaturiscono i contrapposti crediti fatti valere dal Fallimento, in surroga del fallito, e dall’Erario, a fini della invocata compensazione “non rileva il momento in cui l’effetto compensativo si è prodotto – nella specie rappresentato dalla insinuazione al passivo del Fondo di garanzia, in via di surrogazione, nel credito complessivo per TFR (comprensivo, quindi, delle ritenute fiscali gravanti sullo stesso) – atteso che siffatta insinuazione non costituisce sicuramente il fatto genetico…

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