Intimazione di pagamento, atto impugnabile

Il ricorso proposto avverso l’intimazione di pagamento è impugnabile dinanzi al giudice tributario in quanto contiene tutti i requisiti dell’atto impositivo. Il principio è contenuto in una recente sentenza della CTP di Rieti in cui si afferma che l’intimazione di pagamento, al pari dell’avviso di accertamento o di liquidazione di un tributo, è l’atto cui l’A.F. comunica al contribuente una definita pretesa tributaria

Il ricorso proposto avverso l’intimazione di pagamento è impugnabile dinanzi al giudice tributario in quanto contiene tutti i requisiti dell’atto impositivo.

Il principio è contenuto nella recente sent. n. 50/2018 della CTP di Rieti in cui si afferma che l’intimazione di pagamento, al pari dell’avviso di accertamento o di liquidazione di un tributo, è l’atto cui l’AF comunica al contribuente una definita pretesa tributaria.

Il legislatore con l’art. 50, comma 2, del Dpr n. 602/1973 stabilisce che “se l’espropriazione non è iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento, l’espropriazione stessa deve essere preceduta dalla notifica, da effettuarsi con le modalità previste dall’articolo 26, di un avviso che contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro cinque giorni”.

Circa la natura giuridica, l’intimazione di pagamento è un atto anticipatorio dell’azione dell’Agenzia delle Entrate- Riscossione di procedere al prelievo coatto degli importi iscritti a ruolo in caso di mancato pagamento entro sessanta giorni dalla notifica della cartella.

L’intimazione deve essere redatta sulla base del modello legale appositamente previsto e contenere il preciso riferimento alla cartella di pagamento in precedenza notificata, con l’indicazione specifica delle voci che determinano nel dettaglio l’ammontare delle somme richieste, comprensive degli interessi di mora e delle somme aggiuntive.

Si tratta, quindi, di un semplice sollecito, peraltro obbligatorio solo nel caso in cui, dopo la notifica della cartella, l’Amministrazione finanziaria non abbia posto in essere alcun atto di esecuzione forzata per almeno un anno intero.

L’art. 19 del D. Lgs n. 546/1992 elenca espressamente gli atti impugnabili tra cui non è annoverata l’intimazione di pagamento, disponendo al terzo comma che “..La mancata notificazione di atti autonomamente impugnabili, adottati precedentemente all’atto notificato, ne consente l’impugnazione unitamente a quest’ultimo”. Da ciò deriva che le cartelle di pagamento sottese alla intimazione di pagamento impugnata ed impugnate unitamente ad essa, possono essere oggetto di impugnazione solo ove si dimostri che queste non siano state mai notificate o che la notifica sia nulla in quanto eseguita in modo irrituale.

Nella fattispecie in esame il contribuente ha impugnato un’intimazione di pagamento per alcune cartelle di pagamento eccependo l’illegittimità della pretesa impositiva pe mancata notifica delle predette nonché la prescrizione quinquennale della richiesta erariale. L’Agenzia delle entrate ha ritenuto inammissibile il ricorso attesa la rituale notifica delle prodromiche cartelle di pagamento.

La Commissione ha ritenuto preliminarmente che l’intimazione di pagamento è un atto impugnabile, in quanto la stessa contiene tutti i requisiti dell’atto impositivo, ovvero la contestazione del mancato pagamento del tributo, la quantificazione dello stesso, l’indicazione della pena pecuniaria e degli interessi, l’indicazione delle somme dovute a titolo di imposta nonché l’avviso che, in difetto, si procederà ad esecuzione forzata.

Si qualificano come avvisi di accertamento o di liquidazione di un tributo tutti quegli atti con cui l’Amministrazione comunica al contribuente una pretesa tributaria ormai definita, ancorché tale comunicazione si concluda con un invito bonario anziché non con un formale intimazione al pagamento. Ciò a differenza da quanto può affermarsi per le comunicazioni ex art. 36-bis del Dpr n. 600/1973 e 54-bis del Dpr n. 633/1972 che manifestano una volontà impositiva in itinere

Nel caso in esame il contribuente ha impugnato l’intimazione di pagamento emessa dal concessionario di riscossione eccependo la nullità per omessa notificazione degli atti sottesi (avviso di accertamento e cartella di pagamento) nonché per carenza di motivazione in violazione degli articoli 6 e 7…

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