Le cessioni dei diritti alle prestazioni sportive degli atleti: limiti ed applicazione della decommercializzazione dei proventi

Nel corso del tavolo tecnico istituito presso l’Agenzia delle entrate con il CONI sono stati affrontati una serie di problemi riguardanti la disciplina fiscale delle associazioni e società sportive dilettantistiche. Una delle domande ha riguardato il trattamento tributario ai fini IRES della cessione, da parte di associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro, dei diritti alle prestazioni sportive degli atleti. L’Agenzia delle entrate si è espressa favorevolmente, in linea di principio, all’applicabilità dell’articolo 148 del TUIR il quale disciplina la decommercializzazione dei proventi commerciali

Nel corso del tavolo tecnico istituito presso l’Agenzia delle entrate con il CONI sono stati affrontati una serie di problemi riguardanti la disciplina fiscale delle associazioni e società sportive dilettantistiche.

Le risposte ai diversi quesiti sono state formalizzate nella Circ. n. 18/E del 1° agosto scorso.

Una delle domande ha riguardato il trattamento tributario ai fini IRES della cessione, da parte di associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro, dei diritti alle prestazioni sportive degli atleti.

L’Agenzia delle entrate si è espressa favorevolmente, in linea di principio, all’applicabilità dell’art. 148, comma 3 del TUIR il quale disciplina la decommercializzazione dei proventi commerciali.

La possibilità di beneficiare della disciplina agevolativa in rassegna è subordinata alla sussistenza di specifici presupposti previsti dalla legge.

In primis, l’operazione di cessione dei predetti diritti deve essere posta in essere verso corrispettivi specifici “in diretta attuazione degli scopi istituzionali”.

Inoltre le prestazioni devono essere poste in essere “nei confronti (…) di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale”.

Nel caso esaminato, cioè di cessione nei confronti di altra associazione sportiva, l’appartenenza ad un’unica organizzazione locale o nazionale si realizza mediante l’affiliazione alla medesima Federazione Sportiva sia dell’associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro che rende verso corrispettivo l’attività in diretta attuazione degli scopi istituzionali sia dell’associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro destinataria della cessione o della prestazione.

Tuttavia, affinché la cessione si consideri effettuata in diretta attuazione degli scopi istituzionali è necessario che “l’atleta abbia svolto nell’ambito dell’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa cedente un’effettiva attività volta ad apprendere e migliorare la pratica sportiva dilettantistica”.

A tal proposito l’Agenzia delle entrate ha escluso la possibilità di applicare la disciplina di cui all’art. 148, comma 3 del TUIR, alle operazioni speculative.

Tali operazioni si sostanziano nell’acquisto dei diritti alle prestazioni sportive dell’atleta e alla successiva rivendita senza che l’atleta abbia mai messo a disposizione della società prima acquirente dei diritti le proprie prestazioni sportive. In questo caso l’atleta non sarebbe mai stato coinvolto nell’attività formativa e di crescita nell’ambito della pratica sportiva dilettantistica.

Si realizzerà, in tale ipotesi, una plusvalenza ex art. 86 del TUIR, che concorrerà a formare il reddito imponibile secondo i criteri previsti dalla legge n. 398/1991.

Pertanto, qualora l’associazione sportiva dilettantistica avrà optato, a seguito del comportamento concludente, per il regime disciplinato dalla citata legge, la plusvalenza conseguente alla cessione dei diritti sportivi dell’atleta dovrà essere sommata al reddito determinato secondo i criteri forfetari all’uopo previsti, pari al 3 per cento dei proventi commerciali.

Sull’importo così determinato dovrà essere applicata l’aliquota IRES ordinaria pari al 24 per cento.

Resta fermo, comunque, che ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 398 del 1991 il premio di addestramento e formazione tecnica di cui all’articolo 6, della legge 23 marzo 1981, n. 91, percepito dalle associazioni e dalle società sportive dilettantistiche senza fini di lucro che hanno optato per il regime di cui alla citata legge n. 398 del 1991, non concorre alla determinazione del reddito di tali enti. 

Nicola Forte

20  agosto 2018

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it