Società in concordato preventivo: è legittima l'iscrizione a ruolo e relativa notifica della cartella di pagamento?

Società ammessa alla procedura di concordato preventivo

Il concordato preventivo è una procedura concorsuale a cui può ricorrere il debitore, che si trovi in uno stato di crisi o di insolvenza, per tentare il risanamento dell’impresa oppure per liquidare il proprio patrimonio, evitando così la gravosa procedura fallimentare.

E’ una procedura attraverso la quale l’imprenditore ricerca un accordo con i suoi creditori circa le modalità con le quali dovranno essere estinte tutte le obbligazioni. Secondo un preciso orientamento[1] deve ritenersi legittima l’iscrizione a ruolo e la notifica della relativa cartella di pagamento a società ammessa[2] alla procedura di concordato preventivo, in quanto, da un lato, l’apertura della procedura di concordato integra quel fondato pericolo per la riscossione[3] che, ai sensi dell’articolo 11 del D.P.R. 602 del 1973, legittima l’emissione del ruolo e, dall’altro lato, perché il ruolo assolve essenzialmente ad una funzione ricognitiva del credito fiscale, improduttiva di effetti ai fini dell’esecuzione esattoriale, e che soddisfa l’ulteriore esigenza di garantire l’accesso al giudice tributario, assicurando inoltre chiarezza e trasparenza nel rapporto con gli altri creditori.

Peraltro, la procedura di concordato preventivo è un atto di autonomia privata, imputabile direttamente alla volontà del debitore e non può portare ad elidere gli obblighi tributari. [4]Occorre riconosce la facoltà dell’Amministrazione finanziaria di emettere la cartella di pagamento nei confronti del contribuente che abbia già presentato una valida proposta di concordato preventivo, per due ordini di motivi:

  1. La cartella di pagamento è atto prodromico all’inizio dell’esecuzione coattiva[5], equiparato a tutti gli effetti all’istituto del precetto previsto dall’art. 480 c.p.c., sicché essa non costituisce un vero e proprio atto esecutivo da ricomprendersi nella previsione di cui alla norma dell’art. 168 L.F., che, invece, fa riferimento espressamente alle “azioni esecutive e cautelari”;
  2. negare la possibilità dell’emissione della suddetta cartella in sede di concordato preventivo, per un verso, limiterebbe senza alcuna valida ragione il potere dell’A.F. di promuovere tutte le azioni normativamente previste per far valere e tutelare il proprio credito nei confronti del contribuente inadempiente; per altro verso comporterebbe automaticamente una necessaria ed ingiustificata compromissione del diritto che il vigente ordinamento legislativo riconosce al contribuente di contestare davanti al giudice tributario, il quale sulla materia ha giurisdizione esclusiva, la legittimità formale e sostanziale della pretesa creditoria erariale promossa nei suoi confronti..

Diverso orientamento

Secondo diverso orientamento[6] è nulla la cartella di pagamento emessa nelle more del giudizio nei confronti di una società che, nel frattempo, è stata ammessa al concordato preventivo. E questo perché durante tale procedura i creditori anteriori non possono iniziare azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore.[7] Ai sensi dell’articolo 168 della legge fallimentare, nel caso di concordato preventivo i creditori anteriori non possono, pena la nullità, iniziare azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore.[8]

Occorre tener conto del principio della “par condicio creditorum”, fissato dall’art. 2741 del c.c..In forza di tale principio, che garantisce parità di trattamento a tutti i creditori, ciascuno di essi non può iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore, il quale, di converso, non può effettuare pagamenti per debiti pregressi all’inizio della procedura concorsuale (Cass. 9030/95 e 18078/2008).

Una volta intrapresa la strada della procedura concorsuale sotto il controllo del tribunale non possono ammettersi iniziative di singoli creditori che inevitabilmente alterano la parità di condizioni tra i creditori stessi così come…

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