Nuova deducibilità per i professionisti delle spese per alimenti e bevande e per la formazione: l’impatto sul modello Redditi 2018

Con la Legge n. 81 del 22.05.2017, rubricata “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”, il Legislatore ha operato delle modifiche normative in favore dei professionisti, inserendo delle variazioni in materia di deducibilità delle spese alberghiere e di somministrazione degli alimenti e bevande, e delle spese sostenute per l’aggiornamento e la formazione professionale.
Le spese alberghiere e la somministrazione di alimenti e bevande
Prima dell’intervento delle suddette modifiche, il Legislatore aveva previsto numerose limitazioni alla deducibilità dei predetti oneri, dato che – per la intrinseca natura di tali spese – riteneva sussistente, alla luce di un giudizio prognostico, il rischio che una parte di queste spese potesse essere riconducibile alla “sfera privata” del professionista.
Per la precisione l’art. 54, comma 5, del DPR n. 917/1986 prevedeva (e prevede tutt’ora) che “Le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazione di alimenti e bevande sono deducibili nella misura del 75 per cento e, in ogni caso, per un importo complessivamente non superiore al 2 per cento dell’ammontare dei compensi percepiti nel periodo d’imposta”.
Quindi nessuna possibilità di deduzione integrale ma un doppio sbarramento, costituito in primis da una percentuale sulle spese sostenute, il cui importo non può essere – comunque – superiore al perimetro quantitativo tracciato dalla seconda percentuale, applicata questa volta ai compensi percepiti nel periodo d’imposta, che rappresenta una sorta di “plafond” a disposizione del lavoratore autonomo.
Tale condizione è mutata in meglio con l’avvento della novella suddetta.
L’art. 8, comma 1 della L. n. 81/2017, sostituendo il secondo periodo dell’art. 54, comma 5 cit., ha ora disposto che: “I limiti di cui al periodo precedente non si applicano alle spese relative a prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande sostenute dall’esercente arte o professione per l’esecuzione di un incarico e addebitate analiticamente in capo al committente. Tutte le spese relative all’esecuzione di un incarico conferito e sostenute direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista”.
In conseguenza di tale modifica normativa, il professionista – a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2017[1] – ha la possibilità di dedurre integralmente le spese sostenute per l’espletamento dell’incarico conferito, non soggiacendo più al doppio sbarramento illustrato in precedenza. Ma per usufruire di tale possibilità deve aver addebitato in modo analitico al committente gli oneri anticipati mediante la loro esposizione distinta nella fattura emessa[2].
In questo modo il Legislatore – sfruttando il naturale conflitto di interessi tra committente e professionista – ha praticamente demandato al primo il controllo sull’inerenza e sulla conseguente deducibilità delle spese sostenute dal secondo: infatti, è facile ipotizzare che nel momento in cui
il committente – a seguito della “presentazione” della fattura – riscontri spese non attinenti all’incarico o afferenti la sfera privata del professionista, si rifiuti di pagarli, proprio perché “estranei” all’incarico conferito.
E per rendere concretamente operativa tale modifica normativa, il rigo RE15 del Modello Unico 2018 contempla ora due campi.
Nel campo 1 devono essere indicate le spese sostenute per la somministrazione degli alimenti e bevande e per le prestazioni alberghiere che non sono state addebitate analiticamente al committente: in questo caso, rimangono validi i limiti di deducibilità del 75%, per un importo complessivamente non superiore al 2% dell’ammontare dei compensi percepiti nel periodo d’imposta[3].
Nel campo 2, invece, viene data la possibilità di riportare le spese addebitate …

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