Incremento occupazionale netto, somministrazione e fruizione di benefici economici

L’incremento occupazionale netto, estremamente importante per la legittima fruizione di alcuni benefici contributivi, comporta la valutazione della forza lavoro occupata. Ma in caso di somministrazione di lavoro sorge il dubbio – chiarito con risposta a Interpello da parte del Ministero del Lavoro – se la condizione dell’incremento occupazionale netto della forza lavoro mediamente occupata (fermo restando gli altri requisiti di legge) debba essere riferita o meno all’impresa utilizzatrice in caso di assunzione di lavoratori in somministrazione.

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Incremento occupazionale netto

L’incremento occupazionale netto, ossia quel valore che permette di valutare l’aumento effettivo di forza lavoro, è un tema che crea costanti problemi in ordine alla verifica della spettanza di incentivi all’occupazione. Esso è stato chiarito diverse volte, fino alla risoluzione della questione da parte della Corte di Giustizia Europea che con la sentenza del 2 aprile 2009 ha definitivamente chiarito che “gli orientamenti in materia di aiuti a favore dell’occupazione devono essere interpretati, per quanto attiene alla verifica della sussistenza di un aumento del numero di posti di lavoro, nel senso che si deve porre a raffronto il numero medio di ULA dell’anno precedente all’assunzione con il numero medio di ULA dell’anno successivo all’assunzione“ (nota bene: per “ULA” si intendono le “unità di lavoro-anno”).

Ai sensi dell’art. 31, comma 1, lettera f) del Decreto Legislativo n. 150 del 14 settembre 2015, “il calcolo della forza lavoro mediamente occupata si effettua mensilmente, confrontando il numero di lavoratori dipendenti equivalente a tempo pieno del mese di riferimento con quello medio dei dodici mesi precedenti, avuto riguardo alla nozione di “impresa unica” di cui all’articolo 2, paragrafo 2, del Regolamento (UE) n. 1408/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013” (in questi termini si esprime la Circolare INPS n. 99/2016); tale calcolo dovrà comprendere – in relazione all’intera organizzazione e non alla singola unità produttiva – i lavoratori a tempo determinato e indeterminato, escluso il lavoro accessorio.

L’importanza di tale strumento per fruire delle agevolazioni oltre il “de minimis”

Si ricorda che la questione riguardante l’incremento occupazionale netto è estremamente importante quando si vuol fruire di sgravi e benefici, e a tal proposito si ricorda che esso è un importante criterio da tenere in considerazione per poter fruire del “Bonus occupazione mezzogiorno” e del “Bonus NEET”: infatti per poter legittimamente fruire di tali agevolazioni è necessario rispettare le soglie del “de minimis” di cui agli artt. 107 e 108 del TFUE (l’importo totale massimo degli aiuti di questo tipo ottenuti da un’impresa non può superare, nell’arco di tre anni, i 200.000 euro);  a questa condizione è possibile derogare però – fermi tutti gli altri requisiti, per i quali si rimanda agli opportuni approfondimenti – se l’assunzione (ovvero la trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto a termine) determini un incremento occupazionale netto rispetto alla media dei lavoratori occupati nei dodici mesi precedenti. Appare così chiaro come la valutazione dell’incremento occupazionale netto possa risultare fondamentale allo scopo di poter legittimamente fruire di alcuni sgravi e benefici.

Incremento occupazionale e somministrazione di lavoro

Esistono però circostanze nelle quali non è facile capire come applicare e come rilevare l’incremento occupazionale netto e una di tali casistiche è certamente quella vagliata dall’Istanza di interpello formulata dall’Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro, che ha chiesto al Ministero del Lavoro di fornire il proprio parere in ordine alla corretta interpretazione dell’articolo 31, comma 1, lettere e) ed f) del Decreto Legislativo n. 150 del 14 settembre 2015 (Interpello MLPS n….

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