Accertamento su conto corrente bancario valido senza contraddittorio

L’accertamento fondato su indagini bancarie non è subordinato al contraddittorio con il contribuente, non integrando quest’ultimo un’ipotesi di contraddittorio preventivo obbligatorio.

La legittimità della ricostruzione della base imponibile mediante utilizzo di movimentazioni bancarie non integra il contraddittorio, restando una mera facoltà e non un obbligo per l’Agenzia delle entrate da esercitarsi in piena discrezionalità (Cass. n. 8430/2018).

Poteri dell’ufficio

L’art. 32, co. 2, Dpr n. 600/1973, recante norme sui “Poteri degli uffici”, prevede che gli uffici finanziari possono invitare i contribuenti a fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento, recando la presunzione legale (relativa) della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei conti correnti bancari.

Se l’accertamento eseguito dell’Ufficio finanziario si basa su verifiche di conti correnti bancari, la prova è a carico del contribuente, il quale deve dimostrare, con una prova non generica, ma analitica per ogni versamento bancario; pertanto qualora il contribuente si limiti a deduzioni del tutto generiche sui versamenti effettuati senza fornirne giustificazioni concrete questi non potranno che essere recuperati a reddito dall’ufficio finanziario..

Il successivo comma 7 dell’art. 32 prevede, altresì, che l’amministrazione finanziaria può richiedere  –  previa autorizzazione del direttore dell’Agenzia delle entrate -, alle banche, alle società’, enti ed altro, dati, notizie e documenti relativi a qualsiasi rapporto intrattenuto od operazione effettuata, ivi compresi i servizi prestati, con i loro clienti, nonché alle garanzie prestate da terzi.

Il suddetto art. 32 Dpr n. 600/1973 stabilisce una presunzione legale in virtù della quale le operazioni su conti correnti bancari vanno imputate a ricavi e a fronte della quale il contribuente, in mancanza di espresso divieto normativo, può fornire la prova contraria anche mediante presunzioni semplici, da sottoporre comunque ad attenta verifica del giudice; quest’ultimo é tenuto ad individuare analiticamente i fatti noti dai quali dedurre quelli ignoti, correlando ogni indizio ai movimenti bancari contestati, il cui significato deve essere apprezzato nei tempi, nell’ammontare e nel contesto complessivo, senza ricorrere ad affermazioni apodittiche, generiche, sommarie o cumulative.

Nel caso in esame la società contribuente ha impugnato l’avviso di accertamento emesso per la ripresa a tassazione di Ires per l’anno 2006; il ricorso è stato accolto avendo la CTP annullato l’atto impositivo e tale decisione è stato poi confermata dalla Commissione tributaria regionale. Secondo la CTR l’atto era viziato in quanto non preceduto dal contraddittorio che l’ufficio finanziario avrebbe dovuto garantire in relazione allo svolgimento di indagini finanziarie sui conti correnti della società e dei soci alle quali  era stata collegata la pretesa fiscale.

La Corte, accogliendo il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, ha ritenuto preliminarmente che l’obbligo del contraddittorio preventivo non riguarda i c.d. accertamenti a tavolino, non conseguenti ad accessi, verifiche ed ispezioni all’interno dei locali del contribuente. Infatti le garanzie fissate nell’art. 12, co. 7, legge n. 212/2000 sono applicabili solo per accertamenti conseguenti ad accessi, verifiche ed ispezioni fiscali eseguite nei locali ove si svolge l’attività imprenditoriale o professionale del contribuente (c.d. accertamenti a tavolino).

In riferimento agli accertamenti fondati su indagini bancarie emerge che l’invito al contraddittorio di cui all’art. 32 D.P.R. n. 600/1973, commi 1 e 2, costituisce uno dei poteri esercitabili dall’ufficio finanziario in vai generale, anche al fini di richiedere spiegazioni circa i dati desumibili dalla documentazione bancaria acquisita ai sensi dell’art. 12, comma 7, del medesimo D.P.R..

L’invito al…

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