Il ravvedimento operoso di violazioni con valenza penale è possibile?

In sede di Telefisco incrocio la risposta concernente la possibilità di regolarizzare mediante ravvedimento operoso la violazione amministrativa avente anche valenza penale. Ad avviso dell’amministrazione tale tipologia di violazione non è ravvedibile perché non semplice frutto di errore o colpa ma del dolo, che non è contemplato dalle disposizioni in materia di ravvedimento.

Tale interpretazione implica estendere l’accertamento tributario amministrativo anche agli elementi soggettivi della violazione, accertamento prerogativa del procedimento penale e non certo di quello tributario.

La risposta, per altro, apre il dibattito su un altro tema: le sanzioni amministrative maggiorate in caso di “frode” si applicano in assenza dell’accertamento dell’elemento soggettivo? 

Il quesito

Se una volta consegnato il Pvc emergono violazioni relative all’utilizzo in dichiarazione di fatture per operazioni inesistenti, per poter accedere al patteggiamento e agli altri benefici di legge di cui al Dlgs 74/2000 (riduzione pena, non irrogazione pene accessorie eccetera) il contribuente interessato può procedere al ravvedimento operoso delle violazioni contestate penalmente rilevanti? 

La risposta dell’amministrazione

La circolare del ministero delle Finanze del 10 luglio 1998, n. 180/E, da ritenersi ancora attuale con riferimento al tema oggetto del quesito, esclude l’applicazione del ravvedimento operoso previsto dall’articolo 13 del Dlgs 18 dicembre 1997, n. 472, alle ipotesi di frode a mezzo di fatture per operazioni inesistenti e alle altre fattispecie fraudolente previste dalle disposizioni penal-tributarie in considerazione della loro intrinseca antigiuridicità. Infatti, in base al richiamato documento di prassi, l’istituto del ravvedimento operoso permette di regolarizzare soltanto gli errori e le omissioni che non derivano da un comportamento doloso.

Alcune valutazioni sul ravvedimento delle frodi IVA

Il tema è sicuramente molto interessante e la risposta fornita in sede di Telefisco 2018 apre a scenari che con ogni probabilità sono più ampi rispetto a quelli previsti dall’interlocutore che l’ha manifestata.

L’interpretazione fornita implica, infatti, una necessaria indagine e accertamento, che dovrà essere adeguatamente motivata negli atti di accertamento, avente ad oggetto l’elemento soggettivo della violazione accertata. Sì perché, a voler seguire l’interpretazione fornita, solo nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate sia in grado di dimostrare che la violazione sia riconducibile ad un comportamento doloso e non semplicemente omissivo o colposo, potrà escludere la validità del ravvedimento posto in essere dal contribuente.

Nel caso di utilizzo di fatture false, per esempio, è consolidato l’orientamento secondo il quale l’IVA di acquisto non è concessa in detrazione alla condizione che l’Agenzia delle Entrate, anche mediante indizi, dimostri la conoscenza o la semplice conoscibilità, dell’utilizzatore, circa le condizioni di operazione soggettivamente inesistente.

E’ palese che proprio tale quadro probatorio è al più idoneo a dimostrare che il contribuente utilizzatore è stato negligente e poco avveduto, escludendo la sua partecipazione attiva e volontaria al crime. NON c’è quindi dolo. Escluso il DOLO, la violazione è da ricondurre a colpa o errore risultando quindi applicabile il ravvedimento operoso.

E ciò porta con sé un’altra riflessione.

Come noto le sanzioni amministrative per infedele dichiarazione sono aumentate della metà nei casi di Frode. Se il ravvedimento è escluso nel caso di dolo ciò significa che le maggiori sanzioni non si applicano nel caso in cui l’AE non dimostri l’esistenza del DOLO?

Ve la pongo in maniera diversa: le sanzioni di cui al comma 4 bis dell’articolo 5 del D.Lgs. 471/1997 (aumento della sanzione della metà) trovano applicazione se l’Agenzia delle Entrate non dimostra la condotta simulatoria o fraudolenta del…

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