Giurisprudenza tributaria e assegno divorzile

di Antonino Russo

Pubblicato il 11 dicembre 2017

l'assegno divorzile costituisce reddito assimilato ai redditi di lavoro dipendente per chi lo percepisce, e onere deducibile dal reddito complessivo di chi lo versa (nella misura stabilita dall’autorità giudiziaria); il versamento dell'assegno di mantenimento in favore dei figli, invece, non è sottoposto a tassazione in capo a chi lo percepisce e, chi lo versa non lo può dedurre. Le regole del TUIR sembrano semplici, ma...

La normativa fiscale sul cosiddetto assegno divorzile, e specificamente l’ art. 10, comma 1, lett. c), D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (T.U.I.R.) prevede che la corresponsione periodica dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge - in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di divorzio o di annullamento del matrimonio - costituisce reddito assimilato ai redditi di lavoro dipendente per chi lo percepisce, e onere deducibile dal reddito complessivo di chi lo versa (e nella misura stabilita dall’autorità giudiziaria); il versamento del mantenimento in favore dei figli, invece, non è sottoposto a tassazione in capo a chi lo percepisce e, chi lo versa non lo può dedurre.

L’art. 50, comma 1, lett. i), T.U.I.R., costituisce invece la disposizione che - individuando i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente - menziona espressamente tra gli oneri deducibili gli assegni periodici indicati dal citato art. 10, lett. c).

L’art. 52, comma 1, lett. c), precisa poi che a tali assegni, per quanto assimilati a quelli da lavoro dipendente, non si applicano le regole sulla determi