La Cassazione fa venir meno le presunzioni fiscali nell’edilizia?

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 5 dicembre 2017

commento ad una recente sentenza della Cassazione che valuta in modo innovativo le presunzioni utilizzate dal Fisco per gli accertamenti immobiliari; gli indizi di anomalie storicamente analizzati sono: prezzi presenti nei preliminari più alti rispetto a quelli indicati in atti e mutuo erogato agli acquirenti superiore al prezzo indicato in atto
Con l’ordinanza n.26286 del 6 novembre 2017, la Corte di Cassazione sembra demolire alcune delle più rilevanti presunzioni operanti negli accertamenti che investono il mondo dell’edilizia.

Il fatto

La CTR della Toscana ha accolto l’appello proposto da una società di capitali avverso la sentenza di primo grado della CTP di Pisa, che aveva rigettato il ricorso della contribuente avverso l’avviso di accertamento per IRES, IVA ed IRAP, relativamente all’anno d’imposta 2005. Avverso la pronuncia della CTR l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi: 1) omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, laddove il giudice di merito ha ritenuto nella fattispecie in esame non fondato l’accertamento presuntivo analitico — induttivo nei confronti della società di costruzione. L’Amministrazione finanziaria, in particolare, si duole al riguardo dell’affermazione resa dalla sentenza impugnata secondo cui esiste l’astratta possibilità che il prezzo convenuto in preliminare sia difforme da quello poi indicato nel contratto definitivo a causa di fatti sopravvenuti; 2) nullità della sentenza impugnata per carenza di motivazione, laddove la CTR, denegando valore probatorio agli elementi presuntivi addotti dall’Ufficio, ha affermato che i mutui concessi dalla banche e le perizie effettuate per conto delle medesime al fine di stabilire il valore di un alloggio non avrebbero valore probatorio in quanto «le banche prima della crisi erano d