La cessione di azienda con riserva della proprietà

La cessione d’azienda può non riguardare la totalità dei beni e dei rapporti economico-giuridici organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa, purché il complesso di attività cedute sia tale da potersi configurare come cessione di complesso aziendale relativo a singoli rami di impresa.
L’operazione di cessione d’azienda si caratterizza per:

l’onerosità della transazione, ossia la pattuizione di un corrispettivo dovuto dal cessionario;

il trasferimento a titolo definitivo della proprietà dell’azienda.

L’ipotesi tipica di cessione a titolo oneroso è rappresentata dalla compravendita, ma in tale fattispecie rientrano anche le permute (nelle quali il corrispettivo di cessione è in tutto o in parte costituito da un altro bene o da un servizio) e i conferimenti (nelle quali il corrispettivo è costituito da partecipazioni al capitale della società conferitaria dell’azienda).
Una recente risoluzione dell’Agenzia delle Entrate, qui commentata, prende in considerazione la particolare casistica del contratto di cessione d’azienda con riserva di proprietà, che si risolve per inadempimento dell’acquirente.
In tale ipotesi, secondo l’Agenzia, è necessario attribuire all’azienda riconsegnata un valore pari al valore normale dei beni che la compongono e stornare il valore residuo del credito (derivante dalla cessione iniziale) per un importo pari al valore dell’azienda riconsegnata. Se il valore dell’azienda è inferiore al valore residuo del credito, la differenza costituisce una perdita su crediti deducibile ai fini. L’eventuale riduzione dell’indennità disposta dal giudice è invece assimilabile ad una rideterminazione del prezzo della cessione iniziale, che fiscalmente costituisce una sopravvenienza passiva deducibile.
Questioni fiscali
La cessione d’azienda a titolo oneroso rappresenta una fattispecie imponibile ai fini delle imposte sul reddito, dato che con essa i beni soggetti al regime del reddito di impresa fuoriescono dalla sfera giuridica del cedente, rendendo imponibili gli eventuali plusvalori latenti.
Con la cessione a titolo oneroso dell’azienda, il cedente realizza infatti un componente reddituale positivo (plusvalenza), o anche negativo (minusvalenza), fatta eccezione per i casi in cui venga ceduta l’unica azienda dell’imprenditore individuale, ovvero un’azienda pervenuta al cedente a titolo gratuito, mortis causa o per donazione da familiare, in assenza di esercizio di impresa da parte del cedente nel lasso di tempo intercorrente tra l’acquisizione a titolo gratuito e la cessione a titolo oneroso.
La cessione d’azienda può anche avvenire secondo la particolare formula della riserva di proprietà, che sotto il profilo civilistico, come si vedrà, prevede il trasferimento del bene in conseguenza dell’integrale pagamento del prezzo.
Il caso
Nell’ipotesi esaminata dall’Agenzia delle Entrate in sede di interpello ordinario, che è oggetto della risoluzione n. 91/E del 13.10.2016, è presa in considerazione una fattispecie relativa alla cessione di un’azienda (nel 2009) da parte della società istante a una società acquirente che successivamente (2013) aveva posto in essere una trasformazione regressiva da S.r.l. a S.a.s.

Tale trasformazione si era resa necessaria a seguito della riduzione del capitale della società al di sotto del minimo legale (art. 2482-ter c.c.).
 

In tale situazione, il ritardo nel pagamento di alcune delle rate alle scadenze previste avevano indotto la società istante a valutare lo scenario che si sarebbe potuto prospettare se il ritardo si fosse tradotto in un mancato pagamento di due rate – anche non consecutive – del prezzo pattuito.

Ciò avrebbe determinato la possibilità di far valere la clausola risolutiva espressa ex art. 1456 del codice civile, ovvero il provvedimento d’urgenza ex art. 700 del codice di procedura civile, come contratto di compravendita.

Al riguardo, …

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