Legittimo l’accertamento induttivo in caso di dichiarazione presentata oltre i 90 giorni dalla scadenza dei termini

Pubblicato il 2 maggio 2017

in caso di omessa presentazione della dichiarazione nel termine di 90 giorni il contribuente si espone al rischio di un accertamento induttivo, anche se presenta la dichiarazione dopo i 90 giorni

Processo_TributarioLa Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 4785 del 24 febbraio 2017, in armonia al vigente quadro normativo di cui al disposto combinato dell’art. 39 del D.P.R. n. 600/1973 e dell’art. 2 del D.P.R. n. 322/1998, nonché (per gli aspetti sanzionatori) dall’art. 5, c. 3, del D.Lgs. n. 74/2000 e dagli artt. 1 e 5 del D.Lgs. n. 472/1997, ha ribadito che, nel caso di omessa presentazione della dichiarazione ai fini I.V.A. e II.DD. ovvero nel caso di presentazione con ritardo superiore ai 90 giorni, l’Agenzia delle Entrate e del Territorio è legittimata a procedere alla riquantificazione e riqualificazione della capacità contributiva del soggetto mediante l’accertamento induttivo o extracontabile e, quindi, avvalendosi (se del caso) delle c.d. presunzioni “semplicissime”, prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.

Con riferimento alla particolare metodologia utilizzabile dall’Amministrazione Finanziaria, si evidenzia – come noto – che l’accertamento induttivo, ai sensi del citato art. 39 del D.P.R. n. 600/1973, può trovare applicazione solo quando si ha una rappresentazione contabile del tutto inutilizzabile, o per l’inesistenza dell’impianto contabile stesso, o per la sua oggettiva indisponibilità e complessiva inaffidabilità, o perché vi è stato l’inadempimento dell’obbligo di dichiarare il reddito d’impresa.

Attraverso l’accertamento extracontabile, quindi, si giunge alla determinazione del reddito complessivo sulla base dei dati e dalle notizie comunque raccolti o venuti a conoscenza degli organi ispettivi, restando lontani dall’ambito delle risultanze contabili qualora esistenti e senza procedere alla necessaria rettifica delle voci ivi erroneamente indicate. Gli uffici dell’Amministrazione Finanziaria, di conseguenza, hanno la possibilità di prescindere in tutto o in parte dalle risultanze documentali ove disponibili e possono avvalersi di prove meno rigorose come le presunzioni “semplicissime”, prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza di cui all’art. 2729 c.c.1.

Il comma 2 dell’articolo 39 delinea in modo tassativo i presupposti al verificarsi dei quali l’Amministrazione Finanziaria è legittimata a porre in essere tale metodologia di accertamento. Questa può aver luogo quando il reddito d’impresa non è stato indicato nella dichiarazione; quando dal verbale di ispezione redatto ai sensi dell’art. 33 risulta che il contribuente non ha tenuto o ha comunque sottratto all’ispezione una o più delle scritture contabili prescritte dall’art. 14 ovvero quando le scritture medesime non sono disponibili per cause di forza maggiore se prevedibili2; quando le omissioni e le false o inesatte indicazioni accertate ai sensi del primo comma dell’art. 39 ovvero le irregolarità formali delle scritture contabili ris