Opzioni e remissione in bonis in caso di errori: le novità 2017

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In modo sempre più diffuso in epoca recente, in attuazione di un principio di favore per il contribuente che intende adempiere a quanto prescritto dalle norme ma commette errori incolpevoli, o comunque non dipendenti da una sua libera intenzione, il fisco apre ai meccanismi di regolarizzazione spontanea (ravvedimento operoso) e consente anche di rettificare una situazione già formalmente manifestata all’amministrazione finanziaria (dichiarazioni integrative).

In talune circostanze, il problema per il contribuente è costituito dall’omissione o dalle irregolarità riguardanti comunicazioni o formalità necessarie, ad esempio per accedere a determinati regimi fiscali.

Per sanare queste fattispecie è stato introdotto l’istituto della remissione in bonis: in sostanza una particolare forma di ravvedimento operoso che consente di regolarizzare delle dimenticanze formali in tema di comunicazione di dati richiesti dal fisco.

Disposizioni di riferimento

La remissione in bonis è stata introdotta nell’ordinamento giuridico italiano in forza dell’art. 2, comma 1, del D.L. 2.3.2012, n. 16 (convertito con modificazioni dalla L. 17.12.2012, n. 221), e si attua assolvendo una sanzione di 250 euro.

Per poter essere validamente esercitata, essa richiede che la violazione non sia stata constatata o che non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore dell’inadempimento abbia avuto formale conoscenza.

La remissione in bonis non è impedita se esistono attività di accesso, ispezione, verifica o comunque di controllo riguardanti comparti impositivi diversi da quello cui si riferisce il beneficio fiscale, o che non interferiscono con il regime opzionale (circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 38/E/2012).

La comunicazione deve essere effettuata o l’adempimento richiesto deve essere eseguito entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile, con ciò intendendo la prima dichiarazione dei redditi o, se l’adempimento omesso rileva esclusivamente ai fini IVA, la prima dichiarazione IVA il cui termine di presentazione scade successivamente al termine previsto per effettuare la comunicazione oppure eseguire l’adempimento.

La remissione in bonis può essere effettuata entro e non oltre il termine normativamente previsto (prima dichiarazione utile), e non è ulteriormente ravvedibile (i 250 euro di sanzione previsti sono quindi “fissi” e non riducibili).

Estensione oggettiva

La procedura riguarda ipotesi diverse da quelle cui sono applicabili gli artt.1 e 2 del D.P.R. n. 442/1997 (comportamento concludente). Si tratta quindi di una procedura cui può esser fatto ricorso qualora si tratti di ipotesi:

  • di benefici, agevolazioni o regimi opzionali, diversi da quelli di determinazione dell’imposta o dai regimi contabili;

  • di regimi di determinazione dell’imposta o di regimi contabili per i quali la normativa di settore, derogando all’art. 2 D.P.R. n. 442/1997, preveda l’effettuazione di adempimenti di comunicazione o di altri adempimenti formali, a pena di decadenza.

In particolare, secondo quanto sottolineato dall’Agenzia delle Entrate (cfr. circolare n. 38/E, cit.), la remissione in bonis può avere a oggetto:

  • la regolarizzazione dell’omessa comunicazione relativa all’opzione per la trasparenza fiscale delle società di capitali, che doveva essere effettuata entro il primo dei tre periodi di imposta coperti dall’opzione stessa;

  • la regolarizzazione dell’omessa comunicazione relativa all’esercizio dell’opzione per il consolidato fiscale, che doveva essere inviata (per i soggetti con esercizio solare) entro il 16 giugno del primo anno coperto da tale opzione;

  • l’omesso invio del modello EAS, ossia della comunicazione dei dati fiscalmente rilevanti necessaria ai fini dell’applicazione del regime fiscale agevolato previsto per gli enti associativi;

  • l’omessa…

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