La variazione del domicilio processuale: attenzione alle notifiche

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16189 del 3.8.2016, ha chiarito quali sono i presupposti di legittimità della notifica di atti processuali in caso di variazione di domicilio, anche endoprocessuale, non comunicata alla controparte.
Il caso
Nel caso di specie, con atto notificato tramite il servizio postale all’Agenzia delle Entrate, la società contribuente proponeva ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Catania avverso una cartella di pagamento con la quale, a seguito del controllo automatizzato della dichiarazione, effettuato ai sensi dell’art. 36 bis del dpr. n. 600/73, veniva richiesto il pagamento della somma di £ 366.870,51, comprensiva di sanzioni e accessori a titolo di recupero del credito di imposta utilizzato nell’anno 2001, di cui all’art. 8 della L. n. 388/2000, in quanto la società non aveva prodotto la prescritta comunicazione entro la data dell’08 .07.2002.
La ricorrente eccepiva l’illegittimità della cartella impugnata, della quale chiedeva l’annullamento, atteso che, avendo utilizzato il credito prima dell’anzidetta data, non aveva l’obbligo di produrre il mod. CVS, avendo provveduto peraltro ad esporre nel quadro RU del modello unico/2002 il credito maturato.
L’Ufficio si costituiva in giudizio per eccepire preliminarmente l’inammissibilità del ricorso perché proposto tardivamente, ribadire nel merito la legittimità del proprio operato e chiedere il rigetto del gravame con la condanna alle spese.
La Commissione Tributaria Provinciale di Catania accoglieva il ricorso e disponeva la compensazione delle spese.
L’Agenzia delle Entrate, con atto spedito al difensore del contribuente, proponeva appello avverso l’anzidetta sentenza, reclamando l’omissione di declaratoria di inammissibilità del ricorso introduttivo perché presentato oltre il sessantesimo giorno dalla data di notifica della cartella e, nel merito, insistendo nelle difese svolte in primo grado.
La contribuente non si costituiva in giudizio e restava contumace.
La Commissione Tributaria regionale rilevava dall’esame preliminare del fascicolo processuale che l’Ufficio non aveva fornito la dimostrazione dell’avvenuta notifica dell’appello al contribuente.
Alla copia depositata nel fascicolo processuale risultava, infatti, allegata la fotocopia dell’avviso di ricevimento della raccomandata con la quale era stato inviato l’atto d’appello che non risultava consegnata per irreperibilità del destinatario.
Il giudice di secondo grado dichiarava quindi l’inammissibilità dell’appello.
Avverso la detta sentenza l’Agenzia delle Entrate ricorreva infine per cassazione, sostenendo che nel processo tributario, le variazioni del domicilio eletto, della residenza o della sede, a norma dell’art. 17, comma primo, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, sono efficaci, nei confronti della segreteria della Commissione e delle controparti costituite, solo a partire dal decimo giorno successivo a quello in cui sia stata loro notificata la denuncia di variazione.
Ne Conseguiva pertanto che, in difetto della notifica di tale denuncia, i successivi atti del processo continuano ad essere validamente notificati nel luogo originariamente dichiarato, anche se la variazione del domicilio sia di tipo endoprocessuale, atteso che l’univocità del testo dell’art. 17 citato non autorizza alcuna distinzione tra questa tipologia di variazioni e quelle che avvengono al di fuori del processo (cfr Sez. 5, Sentenza n. 19324 del 22/09/2011).
Correttamente quindi l’Agenzia aveva notificato l’appello, a norma dell’art. 17 del D.Lgs. n. 546/92, nel luogo ove la società aveva eletto domicilio risultante dal ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, presso lo studio del difensore.
Constatata la mancata notifica dell’atto di appello nel luogo innanzi indicato, perché il destinatario risultava trasferito, il giudice d’appello avrebbe quindi semmai dovuto disporre il rinnovo della notificazione dell’atto di appello, invece che …

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