La transazione fiscale: novità recenti

La transazione fiscale rappresenta una possibilità offerta ai contribuenti per risolvere i problemi con il fisco nell’ambito di situazioni di insolvenza. La procedura è stata introdotta mediante l’inserimento nella legge fallimentare dell’art. 182-bis, a opera del D.L. 14.03.2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla legge 14.05.2005, n. 80. L’istituto è stato in seguito interessato da modificazioni, apportate dal D.Lgs. 12.09.2007, n. 169, e successivamente dall’art. 32, c. 5, del D.L. 29.11.2008, n. 185, convertito con modificazioni dalla L. 28.01.2009, n. 2.
Da ultima, la legge di bilancio 2017 (art. 1, comma 81, legge 11.12.2016, n. 232) ha sostituito l’art. 182-ter della legge fallimentare (R.D. 16.3.1942, n. 267). In particolare, è ora stabilito che con il piano di concordato preventivo il debitore possa proporre il pagamento parziale, o anche dilazionato, dei tributi e dei relativi accessori amministrati dalle agenzie fiscali, nonché dei contributi gestiti dagli enti previdenziali e dei relativi accessori.
Diverse pronunce di prassi dell’Agenzia delle Entrate hanno esaminato i profili tributari della disciplina in rassegna (cfr. circolare n. 40/E del 18.04.2008, risoluzione n. 3/E del 5.1.2009 e circolare n. 14/E del 10.04.2009).
Caratteristiche
La proposta di transazione deve prevedere la soddisfazione dei creditori in misura non inferiore a quella realizzabile sul ricavato in caso di liquidazione, con riguardo al valore di mercato dei beni o dei diritti sui quali insiste la causa di prelazione, indicato nella relazione di un professionista attestatore.
La transazione può aver luogo nel concordato preventivo, venendo a costituire una parte integrante del piano di risanamento di cui all’art. 160 della L.F. e della domanda per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo, nonché delle trattative che precedono la stipula degli accordi di ristrutturazione dei debiti già previsti dal richiamato art. 182-bis.
Prima delle recenti modifiche, la normativa in esame si articolava come segue:

mediante il piano di risanamento, il debitore poteva proporre il pagamento, parziale o anche dilazionato, dei tributi amministrati dalle agenzie fiscali e dei relativi accessori, nonché dei contributi amministrati dagli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie e dei relativi accessori, per la quota di debito avente natura chirografaria e anche se non iscritti a ruolo, ad eccezione dei tributi costituenti risorse proprie dell’UE (questo limite è ora superato grazie alla legge di bilancio, e la proposta può quindi avere a oggetto anche debiti di natura non chirografaria);

con riguardo all’IVA, la proposta poteva prevedere solamente la dilazione del pagamento (mentre potevano formare oggetto di transazione gli accessori relativi all’IVA, vale a dire gli interessi e le sanzioni): con la legge di bilancio i vincoli scompaiono, come si vedrà più avanti;

se il credito tributario o contributivo è assistito da privilegio, la percentuale, i tempi di pagamento e le eventuali garanzie non possono essere inferiori a quelli offerti ai creditori che hanno un grado di privilegio inferiore o a quelli che hanno una posizione giuridica e interessi economici omogenei a quelli delle agenzie e degli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie;

se il credito tributario o contributivo ha natura chirografaria, il trattamento non può essere differenziato rispetto a quello degli altri creditori chirografari ovvero, nel caso di suddivisione in classi, dei creditori rispetto ai quali è previsto un trattamento più favorevole.

Come è stato posto osservato, la transazione fiscale rappresenta una deroga al principio di indisponibilità del credito tributario, e pertanto la normativa di riferimento deve essere interpretata restrittivamente e non è suscettibile di interpretazione analogica o estensiva (cfr. Circ. n. 40/E/2008).
Quali imposte?
La …

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