Il ruolo straordinario non sopravvive alla sentenza favorevole al contribuente

L’iscrizione a ruolo straordinario trova ostacolo nella sentenza che accerta l’insussistenza del credito qualora essa sia emessa nei confronti di un soggetto fallito; come viene precisato in sentenza, l’ufficio (in questo caso) deve sgravare il ruolo o, sempre in conformità al decisum, o annullare la cartella emessa : a nulla vale opporre la circostanza che la misura adottata dall’ufficio ex art. 15-bis D.P.R. n. 602/73 abbia il solo fine di consentire all’agente della riscossione l’ammissione dell’intero credito al passivo del fallimento.
Questa è la conclusione delle Sezioni Unite Civili espressa nella sentenza n. 758 del 13 gennaio 2017, ove si è sottolineato che la tesi difensiva dell’ A.F. , basata su quest’ultima osservazione, incontrava formale rigetto poiché ad avviso del collegio di piazza Cavour:
– da un lato, la legittimazione del concessionario a far valere il credito tributario nell’ambito della procedura fallimentare non esclude la legittimazione dell’Amministrazione finanziaria (quale titolare del credito azionato e legittimata ad agire per farlo valere in sede di ammissione al passivo);
– dall’altro, la domanda di ammissione al passivo di un fallimento (avente ad oggetto un credito di natura tributaria) non presuppone necessariamente, ai fini del buon esito della stessa, la precedente iscrizione a ruolo del credito azionato, la notifica della cartella di pagamento e l’allegazione all’istanza di documentazione comprovante l’avvenuto espletamento delle dette incombenze, potendo viceversa essere basata anche su titoli di diverso tenore (quali, ad esempio, titoli erariali, fogli prenotati a ruolo, sentenze tributarie di rigetto dei ricorsi del contribuente – cfr Cass. civ. SS.UU n. 4216/2012).
La materia, in tutta evidenza, tratta del conflitto tra il regime speciale scritto in favore del creditore Erario (nel quale svolge, a favore di questi un ruolo centrale l’interesse fiscale ovvero un interesse superprimario) e le garanzie poste a presidio del diritto soggettivo all’integrità patrimoniale, nonché la necessità di un bilanciamento di interessi, del diritto di difesa del debitore, a protezione, per l’appunto, del suo diritto di proprietà ; intorno questo rapporto si intrecciano poi regole di diritto comune, relative alla garanzia del diritto di credito speso in executivis e norme che disciplinano la riscossione, in pendenza di giudizio, delle somme vantate dall’impositore .
Va preliminarmente rammentato che il presupposto da cui muovere per procedere con l’iscrizione a ruolo ex art. 15-bis del D.P.R. n. 602/73 si incentra sul “fondato pericolo per la riscossione”, più genericamente rappresentabile come il timore, da parte dell’Erario, di perdere la garanzia del proprio credito.
La differenza fondamentale, rispetto al ruolo ordinario, sta nella circostanza che nel ruolo straordinario possono essere iscritte le somme per intero (cioè non frazionate), tanto per imposte quanto per interessi e sanzioni (art. 15-bis del D.P.R. n. 602/73); inoltre, in conformità alla disciplina della medesima disposizione, la riscossione che ne nasce è integrale e non rateale, tanto dell’imposta quanto degli interessi e delle sanzioni.
Va ricordato che la Corte di Cassazione, con orientamento consolidato fin da epoca risalente, ha affermato la legittimità dell’iscrizione a ruolo straordinario in ambito concorsuale, individuando il periculum (che giustifica la misura, cioè il “fondato pericolo per la riscossione”), non, come d’ordinario, nella concreta possibilità che il debitore disperda la garanzia patrimoniale, ma nel rischio che correrebbe l’Amministrazione (se così non operasse) di non riuscire a far valere il proprio credito, per il suo completo importo, nei termini imposti dalla procedura concorsuale, e con i privilegi che le spettano per legge. Più precisamente, secondo l’insegnamento reso: “la Corte ha già ripetutamente enunciato il principio secondo cui ‘la dichiarazione di…

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