Cessione d’azienda mascherata da cessione di beni? Un caso di riqualificazione dell’operazione

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 14 febbraio 2017

la cessione di singoli beni e diritti può essere riqualificata dal Fisco in cessione d'azienda (ai fini tributari) quando appare evidente che la denominazione formale data al contratto è sostanzialmente diversa dalla sostanza (cioè dagli effetti) che ne derivano
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La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13963 dell'8.7.2016, ha espresso interessanti considerazioni in tema di riqualificazione di un’operazione di cessione di azienda come trasferimento di singoli beni e diritti.

Nel caso di specie l'Agenzia delle entrate, facendo proprie le risultanze di un processo verbale di constatazione redatto dalla G.d.F., notificava ad una società un avviso di accertamento, con cui operava la rettifica della dichiarazione IVA relativa all'anno di imposta 2000, recuperando a tassazione l'intero corrispettivo risultante dalla scrittura privata di "cessione di ramo d'azienda commerciale", che la società aveva sottoposto a registrazione, scontando l'imposta di registro proporzionale sul corrispettivo dichiarato, ma che la G.d.F., prima, e l'Agenzia delle entrate, dopo, avevano riqualificato come atto di trasferimento di beni e diritti, da assoggettarsi invece ad IVA.

Avverso tale avviso di accertamento, la società presentava ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale, che annullava l'atto impositivo per decadenza dei termini di rettifica dell'atto.

La Commissione Tributaria Regionale, dinanzi alla quale proponeva appello l'Agenzia delle Entrate, confermava poi la sentenza di primo grado, ritenendo che, in virtù del principio del consolidamento del criterio impositivo, non potesse essere operata alcuna modificazione dei titoli una volta decorso, come nel caso di specie, il termine di decadenza di tre anni dal giorno di pagamento della tassa di registrazion