Con un piano rateale si riduce il debito ed il sequestro preventivo

L’art. 5 del D.Lgs. 74/2000 relativo al reato di omessa dichiarazione è stato oggetto dell’esame della Corte di Cassazione che con la sentenza 52857 depositata il 14 dicembre 2016 ha affrontato tematiche ad esso collegate come le soglie di punibilità e l’applicabilità dell’art. 12-bis del DLgs. 74/2000, confisca per equivalente nell’ambito dei reati tributari.
La Corte di cassazione, III sezione penale, con la sentenza sopra richiamata, inserendosi nell’orientamento consolidato ha, dunque, affermato che l’accordo tra il Fisco ed il contribuente ha effetti anche nella sfera penale toccando il quantum della somma sequestrata poiché, nel caso di specie, l’esistenza di un piano rateale di versamento determina sia la riduzione del debito sia la riduzione del sequestro.
Infatti con la definizione di un piano rateale di versamento, la coesistenza del sequestro preventivo per la confisca sul valore iniziale creerebbe duplicazione sanzionatoria, di fatto inammissibile per il principio che l’espropriazione definitiva di un bene non deve essere superiore al profitto derivato: l’effetto solutorio parziale nel caso di versamento non integrale di quanto dovuto con il piano di rateizzazione deve determinare una corrispondente proporzionale riduzione del debito ed una riduzione del sequestro per l’importo sino a quel momento versato, così come Corte di Cassazione, 3 Sez. pen., sentenza n. 3260/2012 e n. 20877/2015.
Il caso di specie si basa sul ricorso proposto dal legale rappresentante di una Snc contro il sequestro diretto nei confronti della società in ordine al reato ex articolo 5 del decreto legislativo n. 74 del 2000, per il corrispettivo pari alle imposte non versate per le annualità 2009, 2010 e 2011.
Gli Ermellini considerano il ricorso fondato e annullano la misura cautelare in quanto:

relativamente all’anno 2009, il contribuente ha presentato al Fisco istanza di accertamento con adesione con la conseguente rateizzazione del debito, parzialmente estinto nelle more del procedimento penale.

Dunque, secondo la Corte Suprema, il Tribunale avrebbe dovuto ridurre il sequestro in maniera proporzionale all’importo pagato con la rateizzazione;

relativamente all’anno 2010, si rileva l’erronea applicazione dell’art. 5 del D.lgs. n. 74 del 2000: la somma contestata era inferiore alla soglia di punibilità per fatti antecedenti l’entrata in vigore del D.L. 138 del 2011 (si ricorda che la soglia di punibilità è stata abbassata a euro 30 mila per i fatti commessi dopo il 17 settembre 2011);

relativamente all’anno 2011, considerato non esatto quanto rilevato dal Tribunale, si è ribadito che il reato ex art. 5 del D.Lgs. n. 74 del 2000 è da valutarsi consumato alla scadenza dei 90 giorni successivi al termine stabilito dalla legge e non alla data di scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione fiscale, così come Corte di Cassazione, pen. Sez. 3, n. 17120/2015 e n. 33026/2015. Infatti: non si considera omessa la dichiarazione presentata entro novanta giorni dalla scadenza del termine o non sottoscritta o non redatta su uno stampato conforme al modello prescritto.

Con la sentenza del 14 dicembre, la Corte di Cassazione si è anche soffermata sul nuovo art. 12-bis del D.lgs. 74/200, Decreto sulla riforma del sistema sanzionatorio – d.lgs. 158/2015.
L’art. 12 dispone che, nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti, ex art. 444 c.p.p., per uno dei delitti previsti dal presente decreto, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo. La confisca non opera se i beni appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto e non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all’erario anche in presenza di sequestro.
In merito a ciò, la …

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