Accordi di ristrutturazione dei debiti: l’efficacia per i non aderenti

di Maria Benedetto

Pubblicato il 17 gennaio 2017

gli accordi di ristrutturazione dei debiti sono contratti stipulati dal debitore con una maggioranza qualificata di creditori, mediante i quali le parti si accordano per "ristrutturare" i debiti allo scopo di risanare l’azienda o evitare il fallimento; in questo articolo puntiamo il mouse anche sul trattamento dei creditori che non aderiscono all'accordo

spesometroGli accordi di ristrutturazione ex art. 182–bis L.F. sono dei contratti stipulati dal debitore con una maggioranza qualificata di creditori, mediante i quali le parti si accordano per ristrutturare i debiti allo scopo di risanare l’azienda o evitare il fallimento.

Sono soggetti a omologazione giudiziaria e a pubblicità presso il registro delle imprese gli accordi con cui un imprenditore ristruttura i propri debiti con i creditori rappresentanti almeno il 60% del proprio debito complessivo, idonei ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori. L’accordo di ristrutturazione, quindi, è un istituto concorsuale del tutto autonomo, con propri presupposti, a carattere essenzialmente negoziale: una sorta di contratto atipico plurilaterale a formazione progressiva.

I presupposti dell’accordo di ristrutturazione sono la natura di imprenditore, commerciale o agricolo, del debitore (presupposto soggettivo) e lo stato di crisi (presupposto oggettivo).

Rif. Normativi:

D.Lgs. n. 5/2006

Art. 182 – bis Legge Fall.

D. Lgs 12 settembre 2007 n. 169 (c.d. decreto correttivo)

Premessa

L’accordo di ristrutturazione dei debiti è uno strumento di soluzione della crisi di impresa mediante il quale l’azienda in difficoltà cerca di ridurre la propria esposizione debitoria, proponendo un accordo che, per essere efficace, deve essere approvato dai creditori che rappresentano almeno il 60% dei debiti complessivi dell’imprenditore in crisi, mentre per i rimanenti, ossia i creditori non aderenti all’accordo (in genere i più piccoli), deve essere assicurato l’integrale pagamento, ancorché con una moratoria 120 giorni dalla data di omologazione dell’accordo, o dalla data di scadenza del credito, se questa è successiva alla data di omologazione.

Come funziona l’accordo di ristrutturazione

Si definisce accordo di ristrutturazione dei debiti, infatti, quello tra l’imprenditore in stato di crisi e i creditori che rappresentino almeno il 60% dei crediti e avente un contenuto tale da garantire che il debitore sia poi in grado di pagare i creditori estranei nei modi e nel rispetto dei tempi stabiliti dalla legge.

L’istituto degli accordi di ristrutturazione è stato introdotto nella Legge Fallimentare con la riforma del 2005; è depurato al superamento della crisi di natura finanziaria dell’impresa, attraverso la stipula di uno o più accordi di natura privatistica tra l’imprenditore in stato di crisi e i suoi creditori.

Dunque, in conformità al principio di relatività di cui è espressione l’art. 1372 c.c. l’accordo produce effetti solo tra le parti, sebbene, a ben vedere, la legge ne faccia derivare effetti, non sul quantum, ma sui termini di rimborso, anche extra partes. Al primo comma, infatti, l’art. 182 bis L.F. stabilisce che l’integrale pagamento dei creditori estranei avvenga: entro centoventi giorni dall’omologazione, in caso di crediti già scaduti a quella data ed entro centoventi giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti a quella data, imponendo quindi una sorta di moratoria legale di quattro mesi d