Il nuovo regime fiscale e contabile per cassa dei soggetti in semplificata

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Premessa

Il prossimo 1 gennaio del 2017 decreterà per la modalità di determinazione del reddito per le imprese in contabilità semplificata, la fine di un’era: quella del principio di competenza, al cui posto, come vedremo di seguito, viene previsto un principio di cassa.

Viene dunque modificato l’articolo 66 del Tuir, e tale principio risulterà valido anche per la determinazione della base imponibile Irap, a seguito della introduzione del nuovo comma 1-bis nell’articolo 5 del D.Lgs. 446/1997.

La svolta epocale viene ancora più rimarcata dal fatto che il nuovo regime di cassa costituisce l’unico possibile; pertanto, la sola alternativa ai soggetti che oggi utilizzano tale regime semplificato, sarà quello di passare al regime della contabilità ordinaria al fine di poter continuare a determinare il reddito con il criterio di competenza. Tale scelta avrà durata vincolante triennale.

Si sottolinea, anche a costo di sembrare banali, come la nuova norma riguarda solo le imposte dirette; nulla è cambiato in tema di Iva.

Determinazione del reddito per cassa

In base dunque alla nuova formulazione normativa, il reddito sarà il frutto della seguente somma algebrica: ricavi e proventi percepiti – spese sostenute + valore normale dei beni destinati al consumo personale o familiare dell’imprenditore (art. 57 Tuir), + proventi derivanti dagli immobili “patrimonio” (art. 90 co 1 Tuir), + plusvalenze realizzate (art. 86 Tuir) e sopravvenienze (art. 88 Tuir) – minusvalenze (art. 101 Tuir)- sopravvenienze passive (art. 101 Tuir) – ammortamenti – accantonamenti – perdite di beni e crediti.

Come si vede, dunque, si tratta di un criterio di cassa “sporco”, in quanto alla mera somma algebrica tra ricavi e costi, occorre aggiungere altri componenti di reddito “non monetari”, quali gli ammortamenti, il tfr, e gli accantonamenti deducibili. Infatti, considerata la conferma di quanto previsto dai commi 2, 4 e 5 del vigente articolo 66, sarà possibile dedurre: 1) le quote di ammortamento dei beni materiali e immateriali, 2) le perdite di beni strumentali e su crediti, 3) l’accantonamento TFR. Sono altresì riconosciute le deduzioni forfetarie per gli intermediari e rappresentanti di commercio, gli esercenti attività di ristorazione e attività alberghiera nonché per gli autotrasportatori.

Andranno invece dedotte, se ed in quanto pagate, spese quali: i costi di acquisto delle materie prime e/o merci, le spese riguardanti il costo per il personale dipendente e assimilato; le spese per prestazioni di lavoro autonomo, i canoni di leasing, affitto e noleggio, le spese riguardanti le utenze.

Il “problema” delle rimanenze

Per i soggetti in semplificata nel 2017, che possedevano rimanenze finali 2016, uno degli aspetti che deve essere valutato sin da subito riguarda la disposizione secondo cui il reddito del primo periodo d’imposta in cui si applica il nuovo regime di cassa è diminuito dell’importo delle rimanenze finali che hanno concorso alla formazione del reddito dell’esercizio precedente secondo il principio della competenza. Come si ricorderà, tale meccanismo si applica già anche nel transito dal regime ordinario a quello dei forfettari o in quello (precedente) dei minimi, poiché anche in tale ipotesi l’impresa passa da un regime di competenza ad un regime di cassa.

E’ evidente che l’impatto delle rimanenze iniziali quale componente negativo per il periodo d’imposta 2017 potrà essere significativo; addirittura potrebbe portare a una perdita nel primo periodo 2017, che come noto può essere utilizzata solo in diminuzione di altri redditi conseguiti nello stesso periodo d’imposta, sicchè in assenza di altri redditi essa sarebbe definitivamente persa.

Si ritiene verosimile, sul punto, una integrazione normativa che contribuisca a rendere meno “problematica” la situazione dei soggetti che hanno un importante volume di rimanenze.

Diritto transitorio

Molto opportunamente…

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