Gli effetti della perdita della contabilità

In tema di IVA, la deducibilità dell’imposta pagata dal contribuente per l’acquisizione di beni o servizi inerenti all’esercizio dell’impresa è subordinata, in caso di contestazione da parte dell’Ufficio, alla relativa prova, che dev’essere fornita dallo stesso contribuente mediante la produzione delle fatture e del registro in cui vanno annotate; nel caso in cui il contribuente dimostri di trovarsi nell’incolpevole impossibilità di produrre tali documenti (nella specie, a causa di furto) e di non essere neppure in grado di acquisire copia delle fatture presso i fornitori dei beni o dei servizi, trova applicazione la regola generale prevista dall’art. 2724 c.c., n. 3, secondo cui la perdita incolpevole del documento occorrente alla parte per attestare una circostanza a lei favorevole non costituisce motivo di esenzione dall’onere della prova, né trasferisce lo stesso a carico dell’Ufficio, ma autorizza soltanto il ricorso alla prova per testimoni o per presunzioni, in deroga ai limiti per essa stabiliti. In ipotesi di perdita incolpevole della documentazione contabile da utilizzare a prova contraria, il contribuente può ricorrere ai più ampi poteri istruttori consentiti dall’art. 2724,c. 1 n. 3, c.c..
Tale assunto è stato precisato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 19543 del 30 settembre 2016.
Vicenda
Il giudice del gravame ha rigettato l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza del giudice di prima istanza che aveva accolto il ricorso proposto dal contribuente, esercente attività edile, avverso un avviso di accertamento con il quale il fisco, sulla scorta delle risultanze di indagini bancarie compendiate in un p.v.c. redatto dalla Guardia di Finanza, aveva recuperato a tassazione costi ritenuti non deducibili ed aveva accertato un maggior volume di affari ai fini IVA relativamente all’anno di imposta 1996. Secondo tale giudice “il mancato reperimento della documentazione contabile del contribuente, posta sotto sequestro contabile invalida interamente l’accertamento in discussione in punto di verifica probatoria”.
Pronuncia
Gli Ermellini, con la pronuncia citata, hanno ribadito le seguenti argomentazioni.
Compete al contribuente dimostrare che gli elementi desunti dalle movimentazioni bancarie non siano riferibili ad operazioni imponibili, anche quando si sia verificata, come nel caso di specie, la perdita incolpevole dei documenti occorrenti alla parte per attestare una circostanza a lei favorevole, atteso che ciò autorizza soltanto il ricorso alla prova testimoniale, in deroga ai limiti per essa stabiliti.
Il contribuente, per effetto dello smarrimento incolpevole della documentazione contabile, non può considerarsi esonerato dall’onere di prova che gli incombe a mente del D.P.R. n. 600 del 1972, art. 32, senza in alcun modo giustificare le ragioni per le quali detto smarrimento può effettivamente ritenersi incolpevole. Dagli atti di causa non è possibile intendere se come e quando la documentazione di cui trattasi sia stata smarrita, mentre trovavasi nella materiale detenzione del contribuente medesimo o della Guardia di Finanza che l’aveva sottoposta a sequestro.
Il contribuente non ha in alcun modo giustificare le ragioni per le quali il difetto oggettivo della documentazione in questione avrebbe dovuto considerarsi motivo di impedimento per la dimostrazione della natura delle movimentazioni bancarie considerate, anche in considerazioni dei riscontri che di dette movimentazioni non possono non essere stati indicati nel PVC della Guardia di Finanza acquisito al processo.
Conclusioni
Nell’ipotesi della perdita incolpevole1 della disponibilità della documentazione contabile il contribuente può ricorrere alla prova presuntiva2 e testimoniale per provare il suo diritto a portare in detrazione l’IVA versata sugli acquisti di beni e di sevizi solamente dopo aver dimostrato di non essere in grado di acquisire copia delle fatture presso i fornitori. …

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