I nuovi termini per presentare l'integrativa a favore

L’art. 5, del D.L. n. 193 del 22 ottobre 2016, in vigore dal 24 ottobre 2016, titolato “Dichiarazione integrativa a favore”, ha sostituito nell’art. 2, del D.P.R. n. 322/98, i commi 8 e 8-bis.
La novella normativa prevede che, salva l’applicazione delle sanzioni e ferma restando l’applicazione dell’art.13 del D.Lgs.n.472/97, le dichiarazioni dei redditi, dell’Irap e dei sostituti d’imposta possono essere integrate per correggere errori od omissioni, compresi quelli che abbiano determinato l’indicazione di un maggiore o di un minore reddito o, comunque, di un maggiore o di un minore debito d’imposta ovvero di un maggiore o di un minore credito, mediante successiva dichiarazione da presentare non oltre i termini stabiliti dall’art.43 del D.P.R. n.600/73.
L’eventuale credito derivante dal minor debito o dal maggiore credito risultante dalle dichiarazioni integrative può essere utilizzato in compensazione ai sensi dell’art.17 del D.Lgs. n. 241/97.
Nel caso in cui la dichiarazione oggetto di integrazione a favore sia presentata oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo di imposta successivo, il credito può essere utilizzato in compensazione per il pagamento di debiti maturati a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione integrativa.
Nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui è presentata la dichiarazione integrativa è indicato il credito derivante dal minor debito o dal maggiore credito risultante dalla dichiarazione integrativa nonchè l’ammontare eventualmente già utilizzato in compensazione.
Ai fini Iva, il nuovo comma 6-bis dell’articolo 8 introduce la possibilità di integrare la dichiarazione, anche in senso favorevole al contribuente, entro i termini previsti per l’accertamento. In sede di prima stesura, a differenza delle regole previste ai fini reddituali, la norma prevedeva che solo l’eventuale credito derivante da un minor debito o da un maggior credito, emergente dalla dichiarazione integrativa presentata entro il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo di imposta successivo, poteva essere portato in detrazione in sede di liquidazione periodica o nella dichiarazione annuale, oppure poteva essere utilizzato in compensazione o poteva essere chiesto a rimborso se ricorrono i presupposti di cui all’art.30 del D.P.R. n. 633 del 1972 (comma 6-ter), mentre il credito derivante da una correzione ritardata (entro i termini ordinari per l’accertamento) soggiaceva alle regole ordinarie, uscendo dal confine della dichiarazione.
Con la modifica approvata alla Camera, la dichiarazione integrativa Iva potrà prevedere la richiesta di rimborso del credito anche se è presentata oltre il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo. Tale credito potrà essere utilizzato in compensazione orizzontale per il pagamento dei debiti maturati successivamente.
In ogni caso il contribuente, sia ai fini reddituali che Iva, ha la possibilità di far valere, anche in sede di accertamento o di giudizio, eventuali errori, di fatto o di diritto, che abbiano inciso sull’obbligazione tributaria, determinando l’indicazione di un maggiore imponibile, di un maggiore debito d’imposta o, comunque, di un minore credito o di una minore eccedenza detraibile.
Lo slittamento dei termini di decadenza per le dichiarazioni integrative
L’art. 5, del D.L. n. 193/2016, precisa che lo slittamento dei termini di decadenza per le dichiarazioni integrative investe i “soli elementi” oggetto di modifica.
La norma interviene sull’art. 1, c. 640, della L. n. 190 del 23 dicembre 2014, al fine di meglio precisare che la riapertura dei termini di accertamento (decorrente dalla data di presentazione della dichiarazione integrativa) opera limitatamente ai “soli” elementi oggetto dell’integrazione, dovendosi per tali ultimi …

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