Depositi e magazzini in stato di abbandono: è possibile sfuggire alla TARI - tassa rifiuti?

Prosegue, senza sosta, l’offensiva degli uffici tributi comunali nella richiesta della T.A.R.I. su depositi e magazzini commerciali ed industriali benché inutilizzabili, ovvero in stato di abbandono.
Con pervicacia, disattendendo il contenuto delle linee guida fornite dal Ministero dell’economia e delle finanze ai Comuni nel 2013 sulla corretta applicazione della TARES (tassa rifiuti e servizi) nonché le istruzioni impartite dalla Direzione Centrate Fiscalità Locale Servizio III, (R.M. 19.03.1999, n. 45/E), le Amministrazioni richiedono il versamento della tassa indipendentemente dall’idoneità lei locali commerciali ed industriali alla produzione di rifiuti.
AMBITO NORMATIVO
Come noto, la TA.RI. (Tassa Rifiuti) ha sostituito, a decorrere dall’1 gennaio 2014, i preesistenti tributi dovuti al Comune da cittadini, enti ed aziende quale pagamento del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, noti con l’acronimo di TARSU, e successivamente di TIA e di TARES.
La nuova tassa ha mantenuto, tuttavia, taluni presupposti e modalità di determinazione della tassa soppressa, alla quale la legge rimanda per la determinazione del nuovo tributo (riferimenti Normativi: Legge 27/12/2006, n. 296, D.Lgs. 15/11/1993, n. 507, D.Lgs. 05/02/1997, n. 22, D.L. 06/12/2011, n. 201, D.L. 31/08/2013, n. 102).
Secondo quanto disposto dal comma 641, articolo 1, 27/12/2013, n. 137, il presupposto della TA.RI. è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani.
Recita il successivo comma 642, articolo 1, legge di Stabilità per l’anno 2014, che la TARI è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani.
Il Legislatore, quindi, riconduce l’applicazione del tributo alla mera idoneità dei locali e delle aree a produrre rifiuti, prescindendo dall’effettiva produzione degli stessi. A tal proposito, la stessa Relazione governativa a commento dell’art. 14, del D.L. 6.12.2011, cd. Decreto Salva Italia riprende specifici passaggi della sentenza di Corte di Cassazione n. 8313 dell’8 aprile 2010 secondo la quale il fatto generatore dell’obbligo di pagamento è legato non all’effettiva produzione di rifiuti da parte del soggetto obbligato e alla effettiva fruizione del servizio di smaltimento, ma esclusivamente all’utilizzazione di superficie idonee a produrre rifiuti ed alla potenziale fruibilità del servizio (cfr. anche punto 7.2.3.1. Cass. Sent. n. 238/2009).
Rimangono, tuttavia, esclusi dalla TA.RI. per esplicita previsione normativa, contenuta sempre art. 1, c. 641, L. n. 137/2013, locali e aree non suscettibili di produrre rifiuti:

per natura (luoghi impraticabili, in abbandono, stabilmente muniti di attrezzature tali da escludere la produzione di rifiuti);

per l’uso a cui sono destinati (locali non presidiati, locali con sporadica presenza dell’uomo, locali con produzione a ciclo chiuso, depositi di materiali alla rinfusa o in disuso, ecc.);

per le obiettive condizioni di non utilizzabilita’ (locali privi di arredo, privi di allacci alle utenze, ecc.)

aree scoperte, non operative, pertinenziali o accessorie a locali tassati

aree comuni condominiali di cui all’art. 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva (tetti, scale, portici, cortili, alloggio del portiere se non occupato, lavanderia, riscaldamento centrale, ecc.)

 

LE ISTRUZIONI DEL MINISTERO DELLE FINANZE AI COMUNI
IPOTESI DI ESCLUSIONE DALLA TASSA
Abbiamo osservato come, chiaramente, il legislatore subordini l’esimente dal tributo dall’oggettiva impossibilità dei locali o aree di produrre rifiuti per la loro natura (luoghi impraticabili o abbandonati, ovvero il cui accesso sia impedito stabilmente), ovvero risultino in condizioni di inutilizzabilità nel corso dell’anno.

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