Gli effetti processuali dell'estinzione della società nel corso del contenzioso tributario

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4789 dell’11.3.2016, ha chiarito gli effetti processuali dell’estinzione della società in corso di giudizio.
Nel caso di specie la Commissione Tributaria Regionale rigettava l’appello proposto dal contribuente, una Srl in liquidazione, e confermava la decisione di prime cure che aveva dichiarato legittima la cartella di pagamento, avente ad oggetto la liquidazione delle somme dovute a titolo IVA per gli anni dal 1993 al 1995.
I Giudici di appello rilevavano che la messa in liquidazione della società di capitali non determinava alcun effetto estintivo, essendo stato, pertanto, correttamente istituito il contraddittorio con la persona giuridica.
La notifica della cartella, secondo i giudici di merito, era stata quindi validamente eseguita presso il domicilio del liquidatore, attesa la relata negativa della notifica precedentemente eseguita presso la sede legale della società, e rimanendo sanati in ogni caso eventuali vizi di irregolarità dalla tempestiva proposizione del ricorso in primo grado della contribuente.
La sentenza d’appello veniva impugnata per cassazione dalla società cancellata dal registro delle imprese.
Il Collegio, ritenuto necessario verificare pregiudizialmente la corretta instaurazione del contraddittorio, assegnava termine alle parti per deposito di note a chiarimento, e disponeva l’acquisizione della visura camerale presso la CCIAA di Venezia, città in cui risultava aver sede legale la società, dalla quale si evinceva che, a far data dal 10 gennaio 2006, la società di capitali era stata cancellata dal registro delle imprese, essendosi pertanto estinta la persona giuridica anche anteriormente alla udienza di trattazione in primo grado.
I giudici di legittimità rilevavano allora che, come emergeva dall’intestazione del ricorso principale, nonchè dalla procura speciale apposta a margine dell’atto e dalla visura ordinaria della CCIAA di Venezia, la società di capitali, soggetto giuridico debitore, era già estinta alla data di proposizione del ricorso per cassazione, a seguito dell’avvenuta cancellazione dal registro delle imprese.
Visto quindi il disposto dell’art. 2495, c. 2, c.c., che ricollega l’effetto “estintivo” delle società dotate di personalità giuridica alla pubblicità costitutiva della iscrizione della cancellazione dal registro delle imprese, la Corte evidenzia che, una volta estinta la società, i diritti vantati dai creditori della società, rimasti insoddisfatti, possono essere fatti valere esclusivamente nei confronti dei soci e soltanto fino a concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, ovvero anche nei confronti del liquidatore, ma soltanto nel caso in cui questo avesse versato in colpa.
Al riguardo, rileva ancora la Corte, a seguito della cancellazione, si determina il sopravvenuto difetto di legittimazione processuale del liquidatore, in quanto il fenomeno successorio che si verifica con l’estinzione della società di capitali (che viene privata della capacità di stare in giudizio: Corte cass. SU 12.3.2013 n. 6070), determina il trasferimento, ex art. 110 c.p.c., delle obbligazioni della società direttamente ai singoli soci, che, come detto, ne rispondono solo in quanto risultino attributari di diritti e beni in base al bilancio finale di liquidazione e soltanto nei limiti di quanto riscosso.
Pertanto, in pendenza di lite, anche la legittimazione sostanziale e processuale viene acquistata dai soci, i quali soltanto e nei cui confronti soltanto possono rispettivamente proporre e debbono essere proposte le eventuali impugnazioni (cfr. Corte cass., III sez., 10.11.2010 n. 22830; V sez., 16.5.2012, n. 7676; V sez., 6.6.2012, n. 9110, che ha ritenuto ammissibile il ricorso per cassazione proposto nei confronti del socio, nel giudizio in cui era stata originariamente parte la società poi cancellata), rimanendo esclusa una concorrente legittimazione processuale dell’ex …

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