Le reiterate condotte penali tributarie legittimano l’accertamento anticipato

Con l’ordinanza n.15527 del 27 luglio 2016, la Corte di Cassazione ha legittimato l’avviso di accertamento anticipato, giustificato dal pericolo derivante da reiterate condotte penali tributarie, confermando quanto già espresso nella sentenza n. 2587/2014.
La sentenza
“Il pericolo derivante da reiterate condotte penali tributarie è, in astratto, un’indubitabile e valida ragione d’urgenza atta a giustificare l’anticipazione della notifica dell’atto impositivo in deroga al termine imposto dalla L. n.212 del 2000, art.12, comma 7 – cfr. Cass. n. 2587/2014 -. In tale occasione la Corte ha ritenuto che il giudice d’appello avrebbe dovuto verificare se tale ragione d’urgenza potesse, come si esprimono le Sezioni Unite (Cass. S.U. n. 18184 del 2013), essere specificamente riferita al contribuente e al rapporto tributario in questione. Ma di tanto non v’è traccia nel ragionamento che ha portato alla decisione oggetto di impugnazione in questa sede di legittimità. Orbene, nel caso di specie la CTR non ha nemmeno ponderato il valore della pericolosità penale delle condotte ascritte al contribuente, limitandosi ad escluderne ogni valenza perché di pertinenza esclusiva del giudice penale. La CTR, inoltre, ha parimenti male applicato l’art.12 ult.cit., escludendo di considerare la pericolosità tributaria correlata alla reiterazione di plurime violazioni di natura tributaria ai fini della ricorrenza dei motivi d’urgenza. Ed infatti, come chiarito da questa Corte, l’urgenza dell’atto impositivo bel può profilarsi ‘ … allo scopo di infrenare per tal verso una condotta, che appariva di patente e grave violazione continuata degli obblighi fiscali’ – cfr. Cass. n. 14287/2014-”.
Breve nota
Se sull’accertamento anticipato1 urgente la Corte di Cassazione è più volte intervenuta, è indubbio che la sentenza che si annota appare meritevole di attenzione poiché confermativa di un orientamento che impone al giudice di merito di valutare le effettive ragioni d’urgenza, che nel caso di specie attengono alla pericolosità penale.
In particolare, viene richiamata la precedente sentenza della Cassazione (n. 2587/2014) ove i massimi giudici avevano già rilevato che “ il pericolo derivante da reiterate condotte penali tributarie è, in astratto, una indubitabile e valida ragione d’urgenza atta a giustificare l’anticipazione della notifica dell’atto impositivo in deroga al termine imposto dal comma 7 dell’art. 12 della legge n. 212 del 2000, tanto più nel quadro della situazione, emersa dal verbale di verifica, della supposta partecipazione della società contribuente ad una organizzata frode ai danni dell’Erario che è accuratamente descritta nella narrativa della stessa sentenza impugnata: il giudice d’appello avrebbe dovuto, piuttosto, verificare se tale ragione d’urgenza potesse, come si esprimono le Sezioni Unite, essere, come probabilmente era alla luce della ricordata narrativa, «specificamente riferita al contribuente e al rapporto tributario in questione»”.
Annotiamo, quindi, le pronunce più interessanti della Corte di Cassazione sull’urgenza, che possono costituire un punto di riferimento sulla questione.

Sentenza n. 20769/2013: “la notifica dell’avviso di accertamento … prima dello spirare del termine di sessanta giorni dalla chiusura della verifica, … era stata giustificata dall’Ufficio con l’esigenza di evitare la decadenza dal potere di accertare eventuali violazioni da parte del contribuente… E non può revocarsi in dubbio che siffatta ratio di evitare la decadenza dal potere impositivo in parola – in quanto si iscrive nell’esigenza di carattere pubblicistico, connessa all’efficiente esercizio della potestà amministrativa nel fondamentale settore delle entrate tributarie (art. 97 Cost.), positivamente e congruamente vagliata, nella specie, dalla CTR – ben può giustificare la notifica dell’avviso di accertamento prima del decorso del predetto …

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