Diario quotidiano dell’8 agosto 2016: anche i consulenti possono essere coinvolti nella bancarotta documentale

Pubblicato il 8 agosto 2016



1) Navette degli hotel: deduzione Iva e costi subiscono la deduzione limitata
2) L’accertamento fiscale sulla base del redditometro è illegittimo e quindi nullo
3) Gli ammortamenti andati in prescrizione non si toccano
4) C.F.C.: a ridosso delle ferie arrivati i chiarimenti dalle Entrate
5) Le somme corrisposte dalle aziende per sponsorizzazione agli enti sportivi dilettantistici sono interamente deducibili nell’esercizio
6) Amministratori e loro consulenti coinvolti nella bancarotta documentale
7) L’impresa di soccorso stradale non può dedurre i costi del carburante con la fattura
8) Trasferimento della residenza nel territorio dello Stato: operazione di fusione per incorporazione
9) Entrate tributarie: 203,5 miliardi nel periodo gennaio-giugno 2016 (+4,3%)
10) SIA: rettifica INPS
11) Modello 770/2016 semplificato: le modalità di trasmissione nel parere dei CDL
12) Equity crowdfunding, documento Commercialisti – Consob
13) Il Diario Fiscale quotidiano va in ferie
diario-quotidiano-articoli-8Indice: 1) Navette degli hotel: deduzione Iva e costi subiscono la deduzione limitata 2) L’accertamento fiscale sulla base del redditometro è illegittimo e quindi nullo 3) Gli ammortamenti andati in prescrizione non si toccano 4) Controlled Foreign Companies: a ridosso delle ferie arrivati i chiarimenti dalle Entrate 5) Le somme corrisposte dalle aziende per sponsorizzazione agli enti sportivi dilettantistici sono interamente deducibili nell’esercizio 6) Amministratori e loro consulenti coinvolti nella bancarotta documentale 7) L’impresa di soccorso stradale non può dedurre i costi del carburante con la fattura 8) Trasferimento della residenza nel territorio dello Stato: operazione di fusione per incorporazione 9) Entrate tributarie: 203,5 miliardi nel periodo gennaio-giugno 2016 (+4,3%) 10) SIA: rettifica INPS 11) Modello 770/2016 semplificato: le modalità di trasmissione nel parere dei CDL 12) Equity crowdfunding, documento Commercialisti – Consob   ****   1) Navette degli hotel: deduzione Iva e costi subiscono la deduzione limitata Niente deduzione integrale per le navette utilizzate dagli alberghi. Per loro resta confermata la detrazione Iva del 40% e la deduzione dei costi in misura del 20%. E’ questa la risposta all’interrogazione parlamentare n. 5-09338 del 3 agosto 2016, in Commissione Finanze alla Camera, del Viceministro Casero. Secondo cui il beneficio non è totale poiché i veicoli in questione non possono essere considerati beni strumentali. Resta fermo in capo al soggetto passivo l’onere di provare l’uso esclusivo del veicolo nell’esercizio della propria attività. Sulla base delle precedenti interpretazioni, il Viceministro si è limitato a precisare che resta fermo, in capo al soggetto passivo interessato, l’onere di provare l’uso esclusivo del veicolo nell’esercizio della propria attività, per cui, in relazione al suddetto caso, gli albergatori potranno detrarre integralmente l’imposta a condizione che forniscano prova dell’esclusiva utilizzazione degli automezzi nell’attività d’impresa. A questo punto, decisamente, cosa non facile.   ******   2) L’accertamento fiscale sulla base del redditometro è illegittimo e quindi nullo L’accertamento fiscale sulla base del redditometro è illegittimo e quindi nullo. Lo afferma la Commissione Tributaria Provinciale di Catania, con la sentenza 473/13/16, che fa a pezzi sotto molteplici aspetti la procedura standardizzata. Secondo tale interpretazione, il fisco non potrebbe notificare l’accertamento in quanto i decreti ministeriali di attuazione e disciplina del redditometro sarebbero illegittimi e nulli, non solo ma il redditometro violerebbe pure la privacy e sarebbe discriminatorio. A questo punto sarà interessante sentire la decisione in appello e poi soprattutto quanto deciderà la Cassazione. Oppure attendere altre decisioni del giudice di merito. Ritornando al caso di specie: I decreti ministeriali di attuazione e disciplina del redditometro sono illegittimi e nulli, poiché emanati in carenza di potere e difetto assoluto di attribuzione; essi si pongono al di fuori dei limiti individuati dalla normativa primaria (art. 38 del dpr 600/73) e dei suoi presupposti, nonché al di fuori della legalità costituzionale e comunitaria. La Ctp di Catania nella sentenza n. 473/13/16 critica il redditometro sotto molteplici aspetti, evidenziando la possibilità per il giudice tributario di disapplicare i decreti che regolano tale strumento, con conseguente nullità dell’atto impositivo basato sugli stessi. In particolare, la Ctp non è concorde col fatto che un’indagine fiscale così strutturata vada a sindacare delle tipologie di spese che attengono ad aspetti «delicatissimi» della vita privata, sfociando in un’azione troppo invasiva per la sfera privata dei cittadini: in siffatto modo, «l’Autorità esecutiva si autoattribuisce un potere di raccogliere e immagazzinare ogni singolo dettaglio, dal più insignificante al più sensibile della vita di ciascun componente di un nucleo familiare, conferendo all’Agenzia delle entrate un potere che va manifestamente oltre quello della ispezione fiscale astrattamente consentito dall’art. 14, comma 3, della Costituzione (…) potere di cui non gode persino l’autorità giudiziaria penale». Il collegio censura, poi, il riferimento alle spese effettuate dal «nucleo familiare», atteso che la norma (articolo 38 citato) parla di contribuenti e non di famiglie. Molto critico, poi, il giudizio sull’utilizzo dei dati Istat, per accertare le spese medie: risulta quasi impossibile fornire una prova contraria alle presunzioni utilizzate («risulta impossibile fornire la prova di aver speso di meno di quanto risultante dalle medie Istat, e infatti non si vede come si possa provare ciò che non si è fatto, ciò che non si è comprato»). Infine, come anticipato lo strumento appare discriminatorio, poiché non contempla una adeguata differenza territoriale tra cittadini che abitano in luoghi profondamente differenti in quanto a capacità di spesa (una cosa è la grande metropoli, altra cosa il piccolo centro di provincia).   ******   3) Gli ammortamenti andati in prescrizione non si toccano Sono salvi Gli ammortamenti andati in prescrizione. Difatti, secondo la Commissione tributaria regionale di Milano, sentenza n. 4058/2016, il fisco non può rettificare le quote di ammortamento relative ad un costo che è stato riportato in bilancio in un anno che non è più accertabile poiché decaduto. Nel caso di specie, l’avviso di accertamento impugnato dalla società scaturiva da un processo verbale di constatazione redatto dai funzionari dell’Ufficio grandi contribuenti dell’Agenzia delle entrate di Milano. Con l’atto notificato i verificatori, tra gli altri rilievi, accertavano una indebita deduzione di quote di ammortamento per oltre 930 mila euro. L’Amministrazione finanziaria era del parere che la quota di ammortamento, sia pure riferita ad un anno per cui era precluso il potere di accertamento per decadenza, poteva essere, comunque, rettificata in considerazione degli intenti elusivi di cui all’art. 37 bis del dpr n. 600/73. La Commissione provinciale di Milano a cui si era rivolta ricorrendo la ricorrente, aveva accolto il ricorso ritenendo ormai decaduto il potere di accertare il costo relativo all'ammortamento. I giudici regionali lombardi hanno confermato la decisione dei colleghi della provinciale ritenendo così, non corretta la possibilità di rettificare i costi relativi agli ammortamenti per dei costi sostenuti in periodi non più accertabili giacchè decaduti.   ******   4) Controlled Foreign Companies: a ridosso delle ferie arrivati i chiarimenti dalle Entrate Disciplina delle società controllate estere (Controlled Foreign Companies). Tutti i chiarimenti sulle CFC in una circolare delle Entrate. A ridosso delle ferie di agosto sono arrivati i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sulla disciplina delle Controlled Foreign Companies (CFC). Con la circolare n. 35/E del 5 agosto 2106, vengono esaminate le modifiche ai criteri di individuazione dei Paesi a fiscalità privilegiata, il trattamento degli utili provenienti da questi Paesi e la disciplina del credito d’imposta estero. Le ultime novità normative, infatti, hanno comportato importanti implicazioni, sia ai fini del regime di tassazione per trasparenza dei redditi prodotti dalle società controllate, sia ai fini della tassazione degli utili provenienti dai cosiddetti paradisi fiscali. Individuazione dei regimi fiscali privilegiati: La circolare fornisce chiarimenti in merito ai criteri di individuazione dei regimi fiscali privilegiati a partire dal primo gennaio 2016, ora basati esclusivamente sul livello nominale di tassazione inferiore al 50 per cento di quello applicabile in Italia e non più sul sistema formale di inclusione di un Paese nella black list, illustrando anche i criteri valevoli fino al periodo d’imposta 2014 e per il periodo d’imposta 2015. Al riguardo, l’esclusione degli Stati membri dell’Unione Europea o dello Spazio Economico europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni dalla nozione di regimi fiscali privilegiati, prevista dalla legge di Stabilità 2016, è stata estesa in via interpretativa anche all’esercizio 2015. Inoltre, vengono illustrati gli effetti dell’abrogazione dell’articolo 168-bis del TUIR. Le novità in materia di CFC: A seguito dell’introduzione di nuovi criteri di individuazione dei regimi fiscali privilegiati, la circolare adegua, in via interpretativa, la dimostrazione dell’esimente di cui al comma 5, lettera b), dell’articolo 167 del TUIR. A tal fine, la mancanza di intenti o effetti elusivi, alla base dell’investimento all’estero, si considera dimostrata qualora il contribuente provi che il carico fiscale estero è almeno pari al 50% della tassazione nominale italiana o della tassazione effettiva che la controllata avrebbe scontato laddove fosse stata residente in Italia. Vengono pertanto superati i chiarimenti resi nella circolare n. 51/E del 2010. Il documento di prassi, inoltre, fornisce chiarimenti in merito alle disposizioni speciali extra TUIR applicabili ai fini della determinazione del reddito estero da imputare al socio e illustra l’abrogazione dell’articolo 168 del TUIR, che estendeva il regime CFC anche alle società collegate, nonché il regime transitorio tra la vecchia e la nuova disciplina. Disciplina degli utili provenienti da regimi fiscali privilegiati: La circolare fornisce chiarimenti anche sulla nozione di utili “provenienti” e precisa il trattamento di dividendi e plusvalenze che sono espressione di utili pregressi, dando rilevanza al criterio vigente al momento della loro percezione, che deve essere soddisfatto anche rispetto all’esercizio di maturazione dell’utile. Vengono forniti, inoltre, dettagli sui presupposti e sulle modalità applicative del credito d’imposta indiretto concesso al socio residente che abbia ottenuto la disapplicazione della CFC rule in base alla prima esimente. Obblighi dichiarativi: Venuto meno l’obbligo di presentare istanza di interpello ai fini della disapplicazione della CFC rule, è istituito un nuovo obbligo a carico del socio controllante di segnalare nel quadro FC del Modello Unico le proprie partecipazioni CFC nei casi in cui non abbia richiesto la disapplicazione della disciplina in esame o, anche avendolo fatto, abbia ricevuto parere negativo dall’Amministrazione fiscale. Sul punto, la circolare specifica che il dichiarante sarà tenuto ad indicare solo l’utile o la perdita del periodo di esercizio della controllata estera, senza doverne rideterminare il reddito. Analogo obbligo di segnalazione in dichiarazione dei redditi è imposto nel caso di percezione di utili e plusvalenze prodotti in Paesi a regime fiscale privilegiato. Credito d’imposta estero: La circolare illustra, infine, come il decreto internazionalizzazione abbia facilitato la fruizione del credito d’imposta estero per tutti i contribuenti, a prescindere dalla tipologia di reddito/investimento effettuato all’estero.   ******   5) Le somme corrisposte dalle aziende per sponsorizzazione agli enti sportivi dilettantistici sono interamente deducibili nell’esercizio Le somme corrisposte dalle aziende per spese di pubblicità agli enti sportivi dilettantistici sono interamente deducibili nell’esercizio. La Corte di Cassazione, con la sentenza 5720/2016 ha contestato quando deciso in secondo grado a favore dell’agenzia delle Entrate che aveva appunto disconosciuto la deduzione di costi di sponsorizzazione a un ente sportivo dilettantistico affinché esponesse il marchio dell’impresa sulle proprie divise e in occasione di eventi. Per i giudici di appello, infatti, tali costi non avevano portato rilevanti e significativi incrementi nelle vendite dell’azienda. Per la Cassazione, al contrario, l’art. 90 della legge 289/2002, ha stabilito che il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni che svolgono attività nei settori giovanili riconosciute dalle federazioni sportive o da enti di promozione sportiva, costituisce per il soggetto erogante una spesa di pubblicità, nel limite annuo di 200mila euro. Ai fini della deducibilità l’art. 108 del Tuir precisa che sono “spese di rappresentanza”, e quindi deducibili con la ripartizione in quote annuali entro i limiti previsti, gli oneri sostenuti per iniziative volte ad accrescere il prestigio e l’immagine dell’impresa e a potenziarne le possibilità di sviluppo, mentre sono “spese pubblicitarie”, e quindi deducibili interamente nell’esercizio, le somme corrisposte per la realizzazione di iniziative tendenti, prevalentemente anche se non esclusivamente, alla pubblicizzazione di prodotti, marchi e servizi o comunque dell’attività svolta. Se è vero che senza un nesso tra l’attività sponsorizzata e quella svolta dallo sponsor non si hanno vere spese di pubblicità (e pertanto non possono dedursi interamente), secondo la Suprema Corte, è anche vero che l’art. 90 ha fissato una “esimente”, poiché specifica che le somme erogate a enti sportivi dilettantistici debbano considerarsi spese di pubblicità. Deduzione delle spese delle sponsorizzazioni sportive: Le recenti decisioni dei giudici di merito Sul caso si registrano tre recenti sentenze di commissioni tributarie regionali che fanno ritornare di stretta attualità il problema molto sentito. Invero, la citata decisione della Suprema Corte dovrebbe avere chiuso “il cerchio” sulla deducibilità. Comunque si riporta di seguito le nuove interpretazione dei giudici di merito come espresse in Dottrina: La questione è legata al comma 8 dell’articolo 90 della L. 289/2002 laddove viene previsto che: “Il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni costituite da istituzioni scolastiche, nonché di associazioni sportive scolastiche che svolgono attività nei settori giovanili … costituisce per il soggetto erogante fino ad un importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro spesa di pubblicità volta alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante, mediante una specifica attività del beneficiario …”.   ******   6) Amministratori e loro consulenti coinvolti nella bancarotta documentale La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34423 del 4 agosto 2016, in relazione all’omissione sistematica di contributi, ha confermato la condanna di consulenti ed amministratori di una Srl per bancarotta fraudolenta documentale, questo anche se la contabilità risultava solo confusa. La Suprema Corte ha, così, respinto il ricorso del rappresentante di tale società che aveva sistematicamente omesso di versare contributi allo Stato, così aggravando, mediante la crescente esposizione debitoria con l’Erario, lo stato di dissesto della società. Come é noto, il reato di bancarotta fraudolenta documentale sussiste non solo quando la ricostruzione del patrimonio si renda impossibile per il modo in cui le scritture contabili sono state tenute, ma anche quando gli accertamenti, da parte degli organi fallimentari, siano stati ostacolati da difficoltà superabili solo con particolare diligenza. Riguardo il profilo soggettivo, invece, viene richiesto il dolo generico, per la cui sussistenza non è necessario che l’agente abbia consapevolezza dello stato di insolvenza dell’impresa, né che abbia agito allo scopo di recare pregiudizio ai creditori. Bancarotta fraudolenta documentale per amministratori e consulenti Sul punto, infatti, gli ermellini hanno chiarito che sussiste reato di bancarotta fraudolenta documentale, non solo quando la ricostruzione del patrimonio si renda impossibile per il modo in cui le scritture contabili siano state tenute, ma anche quando gli accertamenti da parte degli organi fallimentari siano stati ostacolati da difficoltà superabili solo con particolare diligenza. Ora nel caso di specie, osserva la Suprema Corte, le consistenti e ripetute lacune documentali non possono che integrare il delitto in questione, anche sotto il profilo del dolo, che per costante giurisprudenza è qui individuato nel dolo generico. Si richiede, in particolare, la consapevolezza che la confusa tenuta della contabilità possa rendere impossibile la ricostruzione delle vicende del patrimonio societario. In particolare, in tema di bancarotta fraudolenta sussiste il dolo richiesto, qualora gli amministratori cagionino il dissesto mediante abusi ed infedeltà nella carica ricoperta, ovvero con atti intrinsecamente pericolosi per la salute economico – finanziaria dell’impresa, che possono consistere anche in una condotta omissiva produttiva di un depauperamento non giustificabile. L’elemento soggettivo richiesto, non è dunque la volontà diretta a provocare lo stato di insolvenza, essendo sufficiente la coscienza e volontà del comportamento sopra indicato. Nel caso di specie, conclude la Corte, risulta certo che il sistematico omesso versamento di contribuiti, importando addebito di interessi moratori e sanzioni pecuniarie, si sia tradotta in una condotta omissiva dannosa per lo stato di salute della società, per averne aggravato lo stato di dissesto e, pur non avendo portato al fallimento, ha comunque inciso come concausa sul suo verificarsi.   ******   7) L’impresa di soccorso stradale non può dedurre i costi del carburante con la fattura L’impresa di soccorso stradale, non essendo assimilabile a quella di trasporto, non può dedurre i costi del carburante con la fattura. Rigida interpretazione della normativa fiscale da parte della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, con la sentenza n. 4174/2016, secondo cui al contribuente per dedurre i costi non basta fatturarli e imputarli al conto economico. Servono elementi certi e precisi. In tale ipotesi, gli acquisti di carburante devono risultare dalle apposite schede carburanti. La CTR ha respinto il ricorso di un contribuente, operatore di soccorso stradale che riceveva dal fisco una sanzione amministrativa per dichiarazione infedele per aver indicato un reddito inferiore a quello accertato. L’impresa, secondo quanto risultato al fisco, aveva portato in detrazione alcuni costi di carburante illegittimi, posto che l’attività che svolgeva il contribuente era il soccorso stradale e non di trasporto. Secondo la CTR, l’attività di trasportatore cui il contribuente vorrebbe assimilarsi, è “nettamente” diversa da quella effettivamente svolta. Nella fattispecie si tratta dell’attività di traino e soccorso stradale cui si applica la normativa prevista dal Dpr 444/97 che prevede, appunto, “che gli acquisti di carburante per i mezzi di autotrasporto devono risultare da apposite schede in cui, a differenza della fattura, vengono registrate giornalmente gli acquisti del carburante ed in essa devono essere riportate tutte le indicazioni, quali la ditta, la denominazione, l’annotazione dei chilometri, la targa dell’automezzo e il domicilio”. Spese per carburanti: senza la prescritta documentazione il costo è recuperabile a tassazione. Nella prassi delle imprese di trasporto, le spese per carburanti sono di solito documentate in parte con schede carburante e in parte con fatture di “netting”, relative a contratti stipulati con società petrolifere. Per quanto riguarda la disciplina delle schede carburante, il Dpr 444/1997 prevede che gli acquisiti effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione debbano risultare da apposite annotazioni in una scheda (articolo 1, comma 1) da istituirsi per ciascun veicolo utilizzato nell’esercizio dell’impresa. Tale scheda deve contenere, oltre agli estremi di individuazione del veicolo, la ditta, la denominazione o ragione sociale, ovvero il cognome e il nome, il domicilio fiscale e il numero di partita Iva del soggetto d’imposta che acquista il carburante. In occasione di ogni rifornimento l’addetto alla distribuzione, con firma di convalida, deve certificare la data del rifornimento, l’ammontare del corrispettivo (al lordo dell’Iva), nonché, anche a mezzo di apposito timbro, la denominazione o la ragione sociale dell’esercente l’impianto di distribuzione, ovvero il cognome e il nome se persona fisica, e l’ubicazione dell’impianto stesso. Inoltre, prima della registrazione nell’apposito registro Iva acquisiti, deve essere annotato sulla scheda il numero dei chilometri, rilevabile, alla fine del mese o trimestre, dall’apposito dispositivo esistente nel veicolo. Tali disposizioni, dirette a facilitare l’accertamento del consumo del veicolo in rapporto ai chilometri percorsi, sono ispirate come sottolineato anche dalla circolare 205/1998, da motivi di cautela fiscale. La circolare, al punto 4, riepiloga peraltro la prassi amministrativa applicabile in materia, citando in particolare le risoluzioni del 1989 n. 571647 e n. 570767, come integrate dalla risoluzione 106/1996, laddove è prevista la possibilità di sostituire la scheda carburante con una particolare procedura di fatturazione posta in essere con l’utilizzo di un’apposita carta di credito e sulla base di appositi contratti di somministrazione. Si parla in questi casi di contratti di “netting”, contratti cioè di somministrazione fra il gestore e la compagnia petrolifera, relativamente ai rifornimenti effettuati direttamente dall’utente, che per il pagamento utilizza apposite “card aziendali”. Tali rifornimenti sono fatturati all’utente del veicolo, mentre il gestore provvede a “rifatturare” alla compagnia petrolifera l’operazione effettuata nei confronti del cliente. Gli utilizzatori dei veicoli della società devono dunque compilare, mensilmente, un documento, numerato e datato, nel quale devono essere indicati anche i chilometri percorsi. Anche tale disciplina serve a facilitare l’accertamento del consumo del veicolo in rapporto ai chilometri percorsi. Laddove, perciò, le fatture riepilogative dei rifornimenti eseguiti con l’utilizzo di carte magnetiche non riportino il chilometraggio del mezzo rifornito, oppure, comunque, l’indicazione dei chilometri fornisca un quadro inattendibile, l’ufficio ne potrà disconoscere il relativo costo. La necessità di una particolare cautela è del resto anche dovuta al fatto che, generalmente, con la carta intestata al singolo mezzo è possibile effettuare rifornimento anche per altri mezzi, rendendo il controllo ancora più complicato. Non esiste, infatti, di solito, un blocco automatico all’utilizzo della card, se non un codice pin di cui ogni autista è a conoscenza per poter effettuare il rifornimento. L’ufficio a conferma dell’attendibilità dei dati indicati, potrà inoltre controllare e confrontare i chilometri percorsi dai vari mezzi e valutare se, pur tenendo conto dell’anzianità, dell’usura e del diverso utilizzo dei singoli mezzi, le differenze di consumo tra un mezzo e l’altro siano credibili. Per tali motivi, la circolare 205/1998, in relazione a tali tipi di contratti, ha stabilito per l’utilizzatore finale anche l’obbligo di compilare un documento mensile numerato e datato, indicante il numero di targa del veicolo e i chilometri percorsi. L’ufficio, quindi, laddove la documentazione non sia correttamente tenuta, potrà contestare l’inerenza del costo dedotto (il cui onere della prova è, come noto, a carico del contribuente). Visto, infatti, che il diritto tributario soggiace a regole formali (che tuttavia assumono valore sostanziale) ben precise, in mancanza di documentazione di un costo (anche se, da un punto di vista prettamente economico, plausibilmente sostenuto), lo stesso, difettando il requisito di certezza (almeno nel quantum), non può essere dedotto. Tale regola vale sia nei confronti del piccolo commerciante sia verso la grande società.   ******   8) Trasferimento della residenza nel territorio dello Stato: operazione di fusione per incorporazione L’attività svolta da BETA (società residente in Lussemburgo incorporata dalla società italiana ALFA) non costituisce un ostacolo per applicazione dell’articolo 166-bis del TUIR. E’ questo il primo chiarimento contenuto nella risoluzione n. 69/E del 5 agosto 2016, con la quale l’Agenzia delle entrate risponde all’interpello sul trasferimento della residenza nel territorio italiano della società BETA (residente in Lussemburgo) a seguito dell’operazione di fusione per incorporazione nella società ALFA (residente in Italia). In particolare, con detto interpello, concernente l’interpretazione dell’articolo 166-bis del DPR n. 917 del 1986, è stato esposto il seguente problema: ALFA S.p.A. è una società italiana che, con atto di fusione del 2015 avente efficacia dal 2016, ha incorporato BETA S.A., società residente in Lussemburgo. L’operazione di fusione è stata realizzata in continuità giuridica ai sensi del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 108 (che ha recepito nell’ordinamento civilistico italiano i principi della direttiva 2005/56/CE). Come effetto dell’operazione, le attività e passività di BETA sono confluite nel patrimonio dell’istante. In particolare, l’attivo della società lussemburghese è costituito da una stabile organizzazione sita in Lituania, rappresentata da un immobile concesso in locazione e da partecipazioni in diverse società europee ed extraeuropee proprietarie di cespiti immobiliari. Secondo l’Agenzia delle entrate, la fusione descritta nell’istanza comporta la perdita della residenza fiscale in Lussemburgo di BETA, inoltre tutti gli asset della medesima società confluiscono nel patrimonio dell’istante. In altri termini, l’operazione si sostanzia in un trasferimento in Italia della società lussemburghese, con le stesse conseguenze che avrebbe un trasferimento di sede della medesima società nel nostro Paese. Per tali motivi, l’Agenzia ritiene che le disposizioni contenute nell’articolo 166-bis del TUIR (quindi, la valorizzazione di cui all’articolo 166-bis del TUIR assume piena rilevanza anche per quelle attività e passività che, ad esito della fusione, non risultino iscritte in bilancio perché, ad esempio, sono state totalmente ammortizzate, ovvero che sono iscritte al costo per un importo inferiore rispetto al valore normale) si possano applicare nel caso prospettato dall’istante, in cui il trasferimento nel territorio dello Stato si verifica a seguito e per effetto dell’operazione di fusione con una società italiana. In relazione all’ultimo quesito di ALFA, la scrivente è dell’avviso che il valore normale, determinato ai sensi dell’articolo 9 del TUIR, possa essere riconosciuto anche ai beni della società incorporata che non sono più presenti in bilancio in quanto completamente ammortizzati o il cui valore contabile sia inferiore al fair value. Il conseguente riconoscimento di una maggiore quota di ammortamento fiscale, rispetto a quella risultante in contabilità, sarà possibile ai sensi dell’articolo 109, comma 4, lettera b) del TUIR che prevede la deduzione dei componenti negativi che “pur non essendo imputati al conto economico, sono deducibili per disposizioni di legge”. Nel caso di specie, la “disposizione di legge” cui fa riferimento il citato articolo 109 del TUIR è rinvenibile nello stesso articolo 12 del decreto legislativo n. 147 del 2015 che, riconoscendo un valore fiscale di ingresso in Italia in misura pari al valore normale, ne ammette implicitamente la deducibilità in via extracontabile nell’ipotesi in cui i valori di bilancio dovessero attenersi a valori più bassi rispetto a quelli fiscali. Va da sé che, qualora i valori di bilancio dovessero essere più elevati del valore normale, ai fini fiscali rileverà, comunque, quest’ultimo valore. Viene poi evidenziato che la disciplina in esame non può prescindere dal rispetto dei principi generali sulla determinazione del reddito d’impresa, tra cui l’inerenza e l’effettivo sostenimento dei costi. Pertanto, potrà essere riconosciuto esclusivamente il valore normale, e la deducibilità delle relative quote di ammortamento, dei singoli beni che l’impresa ha acquisito sopportando un onere effettivo nel Paese di provenienza (anche qualora tale valore normale risultasse superiore al costo dei medesimi asset).   ******   9) Entrate tributarie: 203,5 miliardi nel periodo gennaio-giugno 2016 (+4,3%) In aumento il gettito Irpef, Ires e Iva. Nel primo semestre del 2016 le entrate tributarie erariali, accertate in base al criterio della competenza giuridica, ammontano a 203.477 milioni di euro, in aumento del 4,3% (+ 8.374 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2015. L’andamento riflette anche gli effetti della diversa modalità di scomputo dell’imposta di bollo, il cui gettito mostra nel periodo gennaio-giugno una diminuzione del 29,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a seguito delle modifiche del profilo mensile dei pagamenti dell’imposta. Per l’anno corrente, i minori versamenti in acconto nel mese di aprile (- 1.834 milioni di euro) saranno recuperati nel corso dell’anno(1). Va inoltre ricordato che, con la previgente normativa, il canone televisivo veniva versato all’erario nei primi mesi dell’anno. A seguito delle nuove modalità di riscossione, introdotte dalla Legge di stabilità 2016, i primi versamenti si avranno successivamente al mese di luglio. Neutralizzando gli effetti sul gettito dei versamenti dell’imposta di bollo e di quelli del canone televisivo, la crescita delle entrate tributarie nel periodo in esame risulta pari a + 6,1%. IMPOSTE DIRETTE Registrano un gettito complessivamente pari a 111.708 milioni di euro, in aumento del 4,6% (+ 4.894 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2015. Le entrate IRPEF ammontano a 86.395 milioni di euro (+ 5,1% pari a 4.229 milioni di euro) per effetto principalmente dell’andamento positivo delle ritenute da lavoro dipendente del settore privato (+ 6,7% pari a 2.499 milioni di euro). L’andamento risente sia degli effetti delle disposizioni del D. Lgs. 175/2014 relative al modello di versamento delle imposte che prevedono l’indicazione dell’Irpef al lordo delle compensazioni effettuate(2), sia dell’incremento delle ritenute a titolo di acconto (+ 199 milioni di euro pari a + 28,2%) applicato ai pagamenti delle spese e degli interventi di ristrutturazione edilizia. Il gettito IRES registra un incremento di 1.466 milioni di euro (+ 15,9%) rispetto allo stesso periodo del 2015. Le entrate relative alle imposte sostitutive sui redditi da capitale e sulle plusvalenze hanno registrato una diminuzione del 50,5%, mentre l’imposta sostitutiva sul valore relativo dei fondi pensione fa rilevare una riduzione del gettito pari a 430 milioni di euro (- 38,9%) per l’effetto della notevole riduzione, nel 2016, dei rendimenti dei prodotti finanziari oggetto di investimento delle quote dei fondi pensione.(3) IMPOSTE INDIRETTE Il gettito ammonta a 91.769 milioni di euro, in aumento del 3,9% (+ 3.480 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2015. Prosegue il trend di crescita delle entrate dell’IVA che ammontano a 53.707 milioni di euro (+ 4.202 milioni di euro pari a +8,5%). Nell’ambito delle imposte sulle transazioni segna un incremento del 14,1% l’imposta di registro. Mostra invece, come già segnalato, una diminuzione rispetto all’analogo periodo del 2015 l’imposta di bollo (- 1.487 milioni di euro). Le entrate dell’accisa sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi (oli minerali) si attestano a 11.326 milioni di euro (+ 0,7%); in aumento anche il gettito dell’accisa sul gas naturale per combustione (gas metano) che ha generato entrate per 1.729 milioni di euro (+ 40,1%). ENTRATE DA GIOCHI Le entrate relative ai giochi presentano, nel complesso, una crescita del 18,6% (+ 1.112 milioni di euro). ENTRATE DA ACCERTAMENTO E CONTROLLO Il gettito derivante dall’attività di accertamento e controllo si è attestato a 4.289 milioni di euro ( + 3,5%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, determinato dai maggiori incassi derivanti dai ruoli relativi alle imposte indirette (+ 22,1%). Sul sito del Dipartimento delle Finanze è disponibile il Bollettino delle entrate tributarie del periodo gennaio – giugno 2016, corredato dalle appendici statistiche e dalla guida normativa, che fornisce l’analisi puntuale dell’andamento delle entrate tributarie, e la relativa Nota tecnica che illustra in sintesi i principali contenuti del documento. E’ disponibile anche il report “Entrate Erariali F 24 luglio 2016” che analizza l’andamento delle entrate tributarie versate con il modello F 24 relativo al periodo gennaio-luglio 2016, fornendo una prima anticipazione dell’andamento delle stesse.   ******   10) SIA: rettifica INPS Sostegno all’inclusione attiva (SIA) - Rettifica messaggio n. 3275 del 2 agosto 2016 – Istruzioni operative. E’ questo l’oggetto del nuovo messaggio INPS n. 3322 del 5 agosto 2016. Con riferimento al messaggio n.3275 del 2 agosto scorso, avente ad oggetto “Sostegno all’inclusione attiva (SIA). Modulo di domanda e flusso informatico” , con il quale sono stati resi disponibili il modulo di domanda ed il tracciato informatico per l’invio delle domande SIA da parte dei Comuni, si informa che l’Istituto, di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha provveduto ad apportare alcune integrazioni al modulo citato. In particolare, il Quadro H (“Condizioni necessarie per godere del beneficio”) è stato integrato con la presa d’atto, da parte del richiedente il beneficio, della necessità di: presentare nuova dichiarazione ISEE, entro il termine di due mesi, in caso di nascita o decesso di un componente - da parte del richiedente medesimo; inviare il reddito annuo previsto, entro il termine di trenta giorni, in caso di variazione della situazione lavorativa - da parte del componente il nucleo familiare di cui sia variata la condizione lavorativa. Il modulo di domanda, con le integrazioni apportate, viene allegato al presente messaggio e sostituisce quello precedentemente inviato. Come già indicato nel citato messaggio n. 3275, il modulo di domanda potrà essere ritirato dagli interessati presso il Comune di residenza e sarà altresì scaricabile dal portale dell’Istituto e dal sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Si fa seguito , inoltre, alla circolare n. 133 del 19/07/2016, con la quale sono stati resi noti i principali aspetti normativi legati all’attivazione del nuovo strumento di contrasto alla povertà denominato Sostegno all’inclusione attiva, per illustrare il flusso di lavoro relativo alla gestione del nuovo servizio disciplinato dal Decreto 26 maggio 2016 del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze (pubblicato sulla G.U. n. 166 del 18 luglio 2016). La gestione operativa delle domande ed il relativo accoglimento/diniego è assegnata ai Comuni, mentre l’Istituto è chiamato ad effettuare i controlli delle posizioni dei soggetti richiedenti per verificare il possesso dei requisiti richiesti, trasmettendo i relativi flussi informativi sia al Comune sia al Gestore del Servizio per la gestione integrata delle carte. I cittadini interessati, infatti, presentano la domanda direttamente al proprio Comune di appartenenza che, successivamente, provvederà ad inoltrarla all’INPS, ai fini della verifica automatica delle condizioni previste dal decreto (ISEE, presenza di eventuali altre prestazioni di natura assistenziale, situazione lavorativa) necessarie per la disposizione dei benefici economici, ove spettanti, che saranno erogati dal Gestore del servizio attraverso una carta precaricata. Come indicato nell’Allegato A – Flusso SIA Primo rilascio – si evidenzia che tutta la fase di verifica del possesso dei requisiti per accedere ai benefici previsti dal decreto, sarà eseguita, centralmente, dalle procedure informatiche in modalità automatica, sulla base delle informazioni in quel momento presenti nei database. E’ stato, inoltre, predisposto un flusso di lavoro in grado di gestire i possibili ritorni da parte dell’utenza e le richieste di chiarimento da parte di cittadini e Comuni, con particolare riferimento ai soggetti ai quali verrà comunicata la reiezione della domanda. La gestione delle richieste di chiarimenti da parte dei cittadini e Comuni, in merito alle verifiche già effettuate, è a carico delle Strutture territoriali INPS così come indicato nell’Allegato A - Flusso SIA rigetto domanda, dal momento che il SIA viene esteso a tutti i Comuni d’Italia. Tale fase di lavorazione sarà gestita a livello di Direzione provinciale e Filiale di coordinamento, fatta salva la possibilità da parte dei Direttori regionali di disporre una ulteriore articolazione (Agenzia complessa/Agenzia territoriale) in base alle specificità del territorio di rispettiva competenza, tenendo conto, in modo particolare, dell’esigenza di garantire un presidio di maggiore prossimità all’utenza. Si rappresenta, a tale proposito, che sarà cura delle Direzioni regionali, previa contestuale informazione a tutti i comuni di relativa competenza, comunicare e aggiornare l’elenco delle altre Strutture individuate per la gestione del SIA alle Direzioni centrali Assistenza e Invalidità civile, Sistemi informativi e tecnologici e Organizzazione, entro 15 giorni dalla pubblicazione del presente messaggio, utilizzando le seguenti caselle istituzionali di posta elettronica: - DC.AssistenzaInvaliditaCivile@inps.it; - AgendaAppuntamenti@inps.it; - DCOrg@inps.it. L’utente che riceverà una reiezione della domanda per mancato possesso dei requisiti richiesti, potrà recarsi direttamente presso il proprio Comune (quello a cui ha presentato la domanda e dal quale ha ricevuto la comunicazione di rigetto/accoglimento) per chiedere informazioni e presentare, eventualmente, una richiesta di riesame. Il Comune interpellato nel caso in cui sia in grado di esaminare autonomamente le richieste di riesame pervenute, potrà variare l’esito presente in procedura e automaticamente le domande rientreranno nel flusso delle accolte. Nel caso in cui, al contrario, non sia in grado di fornire una risposta al cittadino, potrà inviare una richiesta di ulteriore approfondimento alla Direzione provinciale o alle Strutture INPS individuate e competenti territorialmente, utilizzando obbligatoriamente la posta elettronica certificata (canale PEC). Le Strutture dovranno assicurare un tempestivo riscontro ed inoltrare la relativa risposta al Comune interessato, utilizzando lo stesso canale (PEC) al fine di garantire il conseguente e continuo aggiornamento della posizione del richiedente. Nel caso in cui l’utente decida, invece, di rivolgersi direttamente all’INPS, potrà rivolgersi al Contact Center Multicanale (CCM) o, in alternativa, potrà utilizzare il servizio Web “Inps Risponde” disponibile sul sito www.inps.it. A tal fine, gli operatori del CCM riceveranno le necessarie informazioni e abilitazioni procedurali per poter garantire una risposta al cittadino in ordine al possesso dei requisiti richiesti dalla legge e agli eventuali motivi di esclusione dal beneficio. Qualora non fosse possibile soddisfare la richiesta dell’utente attraverso i canali indicati (Contact Center Multicanale/Inps Risponde) l’operatore del CCM, verificati i motivi della reiezione, aprirà una Linea Inps utilizzando la seguente tripletta di nuova istituzione: SERVIZI COLLEGATI A REQUISITI SOCIO SANITARI >> ASSISTENZA >> SIA - SOSTEGNO INCLUSIONE ATTIVA La domanda sarà, pertanto, presa in carico dal funzionario competente che dovrà fornire una risposta esaustiva entro 48 ore dalla ricezione della Linea Inps, come da disposizioni vigenti. Nelle fattispecie di particolare complessità, l’operatore di CCM potrà fissare, per l’utente, un appuntamento, tramite la procedura Agenda Appuntamenti, presso la Direzione provinciale/Filiale di coordinamento o altra Struttura competente individuata per l’erogazione del servizio. In entrambi i casi (Linea INPS – Agenda Appuntamenti), laddove in esito all’istruttoria si riscontri l’avvenuto perfezionamento dei requisiti in precedenza mancanti, la Struttura INPS procederà ad effettuare le necessarie attività (es. ricostituzione di pensione, cessazione dal lavoro, ecc.), al fine di consentire al sistema informatico di rielaborare le informazioni, ridefinire la posizione del soggetto e, quindi, il definitivo accoglimento della domanda di accesso ai benefici del SIA. Diversamente, qualora i motivi dell’esclusione trovino conferma in esito ai controlli effettuati, il processo si intenderà concluso. Tutto ciò premesso si rappresenta che i referenti regionali dell’invalidità civile e i referenti regionali del GAI sono chiamati ad assicurare il necessario supporto per la realizzazione delle attività di competenza dell’Istituto. Inoltre, agli stessi spetterà il compito di monitorare le esigenze e le eventuali criticità emerse sul territorio, al fine di valutare l’opportunità di eventuali richieste di modifiche del flusso di processo e/o alla gestione delle attività. Eventuali criticità di natura amministrativa o informatica potranno essere segnalate dalle sedi territoriali ai referenti regionali, rispettivamente, dell’invalidità civile e dei Gruppi di Assistenza Informatica (GAI). Qualora i referenti regionali non siano in grado di fornire una risposta, potranno segnalare la problematica alla casella di posta elettronica Sia.DirezioneGenerale@inps.it, presidiata dalle Direzioni centrali Assistenza e Invalidità civile, Organizzazione e Sistemi informativi e tecnologici. L’impatto di tutte le attività sopra descritte sulla rilevazione della produzione sarà interamente assorbito per mezzo dei codici modello già presenti in Catalogo prodotti (Linea INPS, Agenda appuntamenti e Gestione PEC). Resta peraltro inteso che in Verifica Web saranno valorizzate tutte le lavorazioni di prodotti originate in sede di gestione dell’attività SIA. Con l’obiettivo di presentare le caratteristiche e le finalità del nuovo servizio ( aspetti salienti sia normativi che procedurali) nonché illustrare le principali fasi del flusso di lavoro, con particolare riferimento agli adempimenti a carico delle sedi, è previsto lo svolgimento di una formazione nazionale nel corso del mese di settembre, di cui verrà data comunicazione con apposito messaggio. L’iniziativa seguirà i due eventi realizzati in modalità videoconferenza nei giorni 20 e 22 luglio con cui, rispettivamente, sono stati presentati il nuovo strumento di contrasto alla povertà e fornite le prime indicazioni di carattere operativo.   ******   11) Modello 770/2016 semplificato: le modalità di trasmissione nel parere dei CDL Il consiglio nazionale dei consulenti del lavoro con il parere n. 8 del 5 agosto 2016 precisano le le modalità di trasmissione del Modello 770/2016 semplificato. Grazie alla proroga, giunta proprio a ridosso dell’ordinaria scadenza, dei termini di presentazione del modello 770/2016 Semplificato, fissati ora al 15 settembre 2016, si ampliano i tempi che consentiranno ad intermediari e sostituti di imposta di adempiere con maggiore tranquillità agli obblighi dichiarativi previsti. La disciplina normativa, introdotta con la Legge di Stabilità per il 2016, prevede che i soggetti che hanno operato ritenute fiscali nel corso del 2015 debbano trasmettere le certificazioni uniche (cosiddette CU) ai sostituiti di imposta e il modello 770 Semplificato all’Agenzia delle Entrate, riepilogando quanto trattenuto e versato nell’anno. Questo ultimo adempimento può essere suddiviso, sulla base delle ritenute da una parte quelle operate sui lavoratori dipendenti e dall’altra quelle su professionisti ed agenti di commercio, in due distinti modelli trasmettibili separatamente. Tale operazione è possibile in presenza di soli due requisiti: non debbono essere state effettuate compensazioni “interne” tra i versamenti attinenti ai redditi di lavoro dipendenti e quelli di lavoro autonomo, né tra tali versamenti e quelli riguardanti i redditi di capitali. La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro chiarisce, rispondendo ad un quesito con il parere n. 8/2016, che non può essere considerata causa ostativa alla separazione della dichiarazione l’aver inviato le CU2016 dei lavoratori autonomi in data successiva al 7 marzo 2016 come invece le premesse delle istruzioni del modello 770/2016 Semplificato lasciavano intendere.   ******   12) Equity crowdfunding, documento Commercialisti – Consob E’ il primo position paper di un gruppo di lavoro congiunto sulla finanza innovativa. La nota apparsa ieri sul sito del Consiglio nazionale dei commercialisti afferma: Favorire, attraverso un linguaggio semplice e chiaro, la comprensione e la consapevolezza delle caratteristiche e delle peculiarità di un’operazione di equity crowdfunding e il suo utilizzo da parte dei diversi attori della filiera produttiva, quali imprenditori, investitori istituzionali e retail, sistema bancario e la rete dei professionisti, tra cui i commercialisti. E’ l’obiettivo del primo Position paper messo a punto dal Gruppo di lavoro sulla finanza innovativa creato da Consiglio nazionale dei commercialisti e Consob con l’obiettivo di avviare attività di studio e di education su temi quali equity-crowdfunding, minibond, cambiali finanziarie, ecc.. La sua redazione è stata portata a termine nel primo bimestre 2016 in ragione della rilevanza di policy del tema, legata al processo di revisione – avvenuto con Delibera n. 19520 del 24 febbraio 2016 - del Regolamento Consob n. 18592/2013 sulla raccolta di capitali di rischio tramite portali on-line" (c.d. equity crowdfunding). A livello mondiale l’economia collaborativa (sharing economy) si sta facendo sempre più spazio, mettendo in discussione modelli consolidati di produzione e consumo. Una delle forme in cui lo spirito collaborativo e partecipativo si sta affermando anche in Italia con maggiore intensità, è rappresentata dal crowdfunding: una nuova forma di finanziamento di progetti ed idee basato sulla grande potenzialità della rete di interconnettere gli individui. In questo ambito di particolare interesse è l’equity-crowdfunding. Con il termine crowdfunding si indica il processo con cui più persone (“folla” o crowd) conferiscono somme di denaro (funding), anche di modesta entità, per finanziare un progetto imprenditoriale o iniziative di diverso genere utilizzando siti internet (“piattaforme” o “portali”) e ricevendo talvolta in cambio una ricompensa. Rispetto alla forma donation (dove un progetto civico o artistico raccoglie denaro sotto forma di liberalità) o reward (nelle quali i proponenti dell’iniziativa offrono un premio o una specifica ricompensa non in denaro in funzione dell’apporto che riceveranno dai sostenitori), l’equity-crowdfunding prevede che il finanziatore ottenga, come contropartita del denaro erogato alla società proponente, una partecipazione al capitale. In sintesi, il crowdfunding è definito “equity-based” quando tramite l’investimento on-line si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società: in tal caso in cambio del finanziamento si riceve un complesso di diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell’impresa. Nel lavoro è stato, dapprima illustrata la normativa di riferimento, successivamente tracciato il processo sottostante un’operazione di equity-crowdfunding ed, infine, sono stati trattati gli aspetti più rilevanti sia lato emittente sia lato potenziale investitore, vale a dire: le principali peculiarità di un Business Plan per rappresentare efficacemente l’iniziativa imprenditoriale ai potenziali terzi finanziatori; le regole di corporate governance di cui lo statuto di un emittente deve tener conto per gestire adeguatamente gli effetti di un azionariato a maggior base partecipativa; le agevolazioni fiscali dirette ad incentivare l’investimento in start-up e PMI innovative; le valutazioni di opportunità e convenienza di un ipotetico investitore.   Vincenzo D’Andò