Consulente infedele: le nuove modalità di riscossione delle sanzioni

di Antonino Russo

Pubblicato il 27 luglio 2016

il consulente tributario può essere esposto (oltre all’azione di risarcimento dei danni patrimoniali per violazione dell’obbligo di diligenza) anche all’applicazione diretta delle sanzioni amministrative tributarie: vediamo in quali casistiche può scattare questa grave penalizzazione

bandiera-pirata_21053085 Il professionista che svolga anche attività di consulenza tributaria può essere esposto (oltre all’azione di risarcimento dei danni patrimoniali per violazione dell’obbligo di diligenza) anche all’applicazione diretta delle sanzioni amministrative tributarie.

Il quadro normativo (previsto dal nostro ordinamento e di seguito descritto) ha mutuato, nell’ambito della materia delle sanzioni tributarie, molti principi ispiratori del diritto penale e, tra questi, l’elemento cardine della “personalità” che impone l’individuazione dell’autore materiale dell’illecito e quindi del soggetto al quale è legittimamente irrogabile la pena pecuniaria.

Intorno questo aspetto, con la sent. n. 12620 del 17 giugno 2016, emessa in tema di effetti pregiudizievoli provocati sul contribuente da un consulente negligente o infedele, la Suprema Corte ha cassato una sentenza della Ctr Liguria rievocando dapprima la circostanza che persino "l'infedeltà dell'intermediario che, incaricato del pagamento dell'imposta e della trasmissione della dichiarazione dei redditi, ometta di provvedervi, quand'anche accertata in sede penale, non esonera il contribuente dal pagamento dell'imposta stessa, rimanendo non dovuti soltanto gli interessi e le sanzioni, in base al principio di cui al D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, comma 3 (cfr . Cass. Civ 8630/2012)”.

Successivamente, lo stesso collegio ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui era incorsa in un vizio di omessa pronuncia su uno specifico motivo di appello sollevato in relazione alla non applicabilità delle sanzioni; in effetti, in ricorso il contribuente (appellante) aveva lamentato la mancata applicazione della disposizione più favorevole di cui al D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, c. 3 (cfr. Cass. 27056/2007; Cass. 26848/2007; Cass. 26850/2007; Cass. 25136/2009).

Invero, la C.T.P. aveva ritenuto necessaria, ai fini della esclusione delle sanzioni, la ricorrenza delle tre condizioni previste ratione temporis dal L. n.