Accertamento anticipato: vale la data di emanazione e non quella della successiva notifica

di Roberto Pasquini

Pubblicato il 4 maggio 2016

in caso di accertamento anticipato, per valutare se sono decorsi i 60 giorni da quella del PVC, bisogna verificare la data di emanazione dell'accertamento non quella di notifica al contribuente

Con la sentenza n. 5361 del 17 marzo 2016, la Corte di Cassazione ha confermato che ai fini del rispetto dei 60 giorni previsto dall’art. 12, comma 7, della L. n. 212/2000, vale la data di emanazione dell’atto e non quella della successiva notifica. In caso diverso l’atto è nullo.

Il fatto

L’Agenzia delle entrate, dopo aver chiuso, in data 26.10.2011, un PVC concernente talune violazioni fiscali, provvedeva all’emissione, in data 21.12.2011, dell’avviso di accertamento per l’anno d’imposta 2006, notificando il relativo atto in data 28.12.2011.

Il contribuente impugnava l’atto di accertamento sostenendone l’illegittimità per il mancato rispetto del termine dilatorio di 60 giorni dall’emissione del pvc.

Il giudice di primo grado accoglieva il ricorso con sentenza confermata in appello dalla CTR della Liguria.

L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, lamentando la violazione e falsa applicazione dell’art. 12, c. 7, della L. n. 212/2000. “Deduce che ai fini del rispetto del termine dilatorio indicato dalla disposizione anzidetta occorre fare riferimento alla data in cui l’atto di accertamento viene portato a conoscenza del contribuente, a nulla rilevando l’epoca di emissione dello stesso, peraltro non risultando che il contribuente avesse fatto pervenire all’ufficio alcuna memoria difensiva tra la data di emissione e quella di notifica dell’avviso”.

La sentenza della Suprema Corte

Per la Corte la censura è manifestamente infondata. “Ed invero, questa sottosezione, con sentenza n. 11088/2015 ha di recente chiarito che la violazione del contraddittorio endoprocedimentale garantito dall’art. 12 c.7 I. n. 212/2000 sussiste quando l’avviso di accertamento risulta