I documenti informatici acquisiti sono elementi probatori dell'esistenza di documentazione extracontabile e di contabilità parallela

finanza_immagine4Premessa

I verificatori, adempiute le formalità di rito (esibizione delle tessere di riconoscimento e autorizzazione del soggetto che ha autorizzato la verifica), procedono, fra l’altro, a: reperire, oltre che tutti i documenti contabili obbligatori, anche la documentazione extracontabile presente (brogliacci, agende, appunti…); acquisire i supporti magnetici rinvenuti e in presenza di mezzi informatici a visionare il programma di gestione e ad analizzare i dati registrati nell’hard disk del personal computer. Il comma 9 dell’articolo 52 del dpr n.633/72 prevede, in deroga alle disposizioni contenute nel precedente comma 7, che gli impiegati dell’Amministrazione finanziaria addetti alle operazioni di verifica che procedono all’accesso presso i locali del contribuente , nel caso in cui si accertino che tale soggetto si avvale di sistemi meccanografici, elettronici e simili, possono provvedere con mezzi propri all’elaborazione dei supporti informatici all’interno dei quali possono essere archiviate le scritture contabili e altri documenti e dati, al di fuori dei locali stessi nell’ipotesi in cui il contribuente non consenta l’utilizzo dei propri impianti e del proprio personale.

Contabilità parallela aziendale

Ciò premesso va, quindi, sancita l’utilizzabilità ai fini dell’accertamento di una contabilità parallela aziendale1 rinvenuta su alcuni supporti informatici acquisiti durante l’accesso. I supporti informatici presso i quali tale documentazione potrebbe essere contenuta sono ovviamente sia i personal computer utilizzati dal contribuente siano essi anche destinati all’attività di elaborazione delle scritture contabili o meno, nonché tutti gli altri tipi di supporto utili alla conservazione e archiviazione di dati e documenti (floppy-disk2, compact disk, chiavette Usb…).

Per il caso della contabilità «in nero», che potrebbe essere tenuta su un brogliaccio3, su agende calendario, block notes, matrici di assegni, estratti di conti correnti bancari, ma anche su supporti informatici, quali ad esempio un floppy disk, un cd, pen drive siamo in presenza di un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza prescritti dall’art. 39, D.P.R. n. 600/1973, dovendo ricomprendersi tra le scritture contabili disciplinate dagli artt. 2709 e ss. c.c. tutti i documenti che registrino, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti d’impresa ovvero rappresentativi della situazione patrimoniale dell’imprenditore ed il risultato economico dell’attività svolta, ed incombendo al contribuente l’onere della prova contraria.

È legittimo l’accertamento induttivo basato sulla contabilità «in nero» contenuta in floppy disk, in quanto valido elemento indiziario dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti dalla legge. In particolare, il ritrovamento di una «contabilità parallela», risultante da indicazioni contenute in floppy disk, determina la validità dell’accertamento induttivo basato su tali risultanze, senza che siano necessari ulteriori riscontri. In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la “contabilità in nero“, costituita da appunti personali ed informazioni dell’imprenditore, rappresenta un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza prescritti dall’art. 39 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, dovendo ricomprendersi tra le scritture contabili disciplinate dagli artt. 2709 e ss. c.c. tutti i documenti che registrino, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti d’impresa, ovvero rappresentino la situazione patrimoniale dell’imprenditore ed il risultato economico dell’attività svolta. Ne consegue che detta “contabilità in nero“, per il suo valore probatorio, legittima di per sé, ed a prescindere dalla sussistenza di qualsivoglia altro elemento, il ricorso all’accertamento induttivo di cui al citato art. 39, incombendo al contribuente l’onere di fornire la prova…

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