Accertamento della plusvalenza da cessione d’azienda: dalle pronunce della Cassazione alle modifiche normative

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 22 marzo 2016

analisi del problema del contenzioso sulle plusvalenze da cessione d'azienda: il valore accertato ai fini dell'imposta di registro vale anche per le imposte sui redditi? Le recenti sentenze di Cassazione sul tema e le novità normative

contraddittorio_immagineCon l’ordinanza n. 20204 dell'8 ottobre 2015 (ud. 23 luglio 2015) la Corte di Cassazione ha confermato che, ai fini IRPEF, la dichiarazione di un valore inferiore a quello già accertato in via definitiva ai fini dell’imposta di registro legittima l'amministrazione finanziaria a procedere all'accertamento della plusvalenza.

Il processo

La controversia promossa contro l'Agenzia delle Entrate ha ad oggetto l'impugnativa dell'avviso di accertamento Irpef, per la plusvalenza derivante da cessione di azienda.

La CTR ha rigettato l'appello proposto dalla Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTP, che aveva accolto il ricorso della contribuente, ritenendo insufficiente per la quantificazione della plusvalenza il solo valore definito per l'imposta di registro.

La sentenza della Corte

La Corte ritiene corretta la censura volta a contestare la violazione e falsa applicazione degli artt. 81 e 82 del D.P.R. n. 917 del 1986, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3, laddove la CTR ha escluso rilevanza, ai fini di causa, del valore accertato ai fini dell'imposta di registro.

Infatti, secondo principi consolidati (sentenza n. 23115 del 11/10/2013), “in tema di plusvalenze patrimoniali realizzate a seguito di cessione di azienda, la dichiarazione del contribuente, ai fini IRPEF, di un valore inferiore a quello già accertato in via definitiva per il medesimo bene in sede di imposta di registro legittima l'amministrazione finanziaria a procedere all'accertamento induttivo della plusvalenza, integrando o correggendo la relativa imposizione con possibilità di utilizzare una seconda volta, ricorrendo anche a presunzioni, gli stessi elementi probatori già posti a fondamento del precedente accertamento, mentre spetta al contribuente, che deduca l'inesattezza della correzione o dell'integrazione, superare la presunzione dimostrando di aver venduto al minor prezzo indicato