Accertamento della plusvalenza da cessione d’azienda: dalle pronunce della Cassazione alle modifiche normative

analisi del problema del contenzioso sulle plusvalenze da cessione d’azienda: il valore accertato ai fini dell’imposta di registro vale anche per le imposte sui redditi? Le recenti sentenze di Cassazione sul tema e le novità normative

contraddittorio_immagineCon l’ordinanza n. 20204 dell’8 ottobre 2015 (ud. 23 luglio 2015) la Corte di Cassazione ha confermato che, ai fini IRPEF, la dichiarazione di un valore inferiore a quello già accertato in via definitiva ai fini dell’imposta di registro legittima l’amministrazione finanziaria a procedere all’accertamento della plusvalenza.

Il processo

La controversia promossa contro l’Agenzia delle Entrate ha ad oggetto l’impugnativa dell’avviso di accertamento Irpef, per la plusvalenza derivante da cessione di azienda.

La CTR ha rigettato l’appello proposto dalla Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTP, che aveva accolto il ricorso della contribuente, ritenendo insufficiente per la quantificazione della plusvalenza il solo valore definito per l’imposta di registro.

La sentenza della Corte

La Corte ritiene corretta la censura volta a contestare la violazione e falsa applicazione degli artt. 81 e 82 del D.P.R. n. 917 del 1986, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, laddove la CTR ha escluso rilevanza, ai fini di causa, del valore accertato ai fini dell’imposta di registro.

Infatti, secondo principi consolidati (sentenza n. 23115 del 11/10/2013), “in tema di plusvalenze patrimoniali realizzate a seguito di cessione di azienda, la dichiarazione del contribuente, ai fini IRPEF, di un valore inferiore a quello già accertato in via definitiva per il medesimo bene in sede di imposta di registro legittima l’amministrazione finanziaria a procedere all’accertamento induttivo della plusvalenza, integrando o correggendo la relativa imposizione con possibilità di utilizzare una seconda volta, ricorrendo anche a presunzioni, gli stessi elementi probatori già posti a fondamento del precedente accertamento, mentre spetta al contribuente, che deduca l’inesattezza della correzione o dell’integrazione, superare la presunzione dimostrando di aver venduto al minor prezzo indicato in bilancio”.

Brevi note

L’art. 5, c. 3, del D.Lgs. n. 147 del 14 settembre 2015, in G.U. n. 220 del 22 settembre 2015, in vigore dal 7 ottobre 2015, è intervenuto sulla prassi degli uffici di rettificare, ai fini reddituali, la plusvalenza dichiarata a seguito di cessione d’azienda (art. 86, del T.U. n. 917/86) ovvero a seguito di cessione di un bene immobili (art. 67, del T.U. n. 917/86) sulla base del valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro di cui al D.P.R. n. 131/86.

Il nuovo dettato normativo prevede che “Gli articoli 58, 68, 85 e 86 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e gli articoli 5, 5-bis, 6 e 7 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, si interpretano nel senso che per le cessioni di immobili e di aziende nonchè per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, ovvero delle imposte ipotecaria e catastale di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347”.

Come abbiamo visto la norma di interpretazione introdotta investe anche le rettifiche delle cessioni d’azienda (la rilevanza ai fini delle imposte sui redditi del maggior valore definito ai fini dell’imposta di registro, con onere della prova contraria a carico del contribuente): automatica efficacia ai fini delle imposte sui redditi, pur nella diversità della disciplina dell’imposta di registro rispetto a quella del reddito d’impresa, poiché la medesima situazione di fatto è rivelatrice della stessa capacità contributiva1.

Anche tale tecnica accertativa è stata costantemente avallata dalla Corte di Cassazione: si veda, fra le altre, la sentenza n.20013 del 30 agosto 2013, la quale, dopo aver premesso che “i principi relativi alla determinazione del valore di un bene che viene…

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